Basilica, bellezza ritrovata: il piano per il sito archeologico di Oderzo
È pronto il progetto che consentirà la valorizzazione scoperta storica. La progettista Wally Tomè: «Lavoreremo in simbiosi con l’amministrazione comunale e la soprintendenza»

È già pronto il progetto di valorizzazione dei reperti archeologici scoperti nell’area dell’ex pescheria di Oderzo. La città avrà una nuova area archeologica che andrà ad aggiungersi a quelle già presenti, permettendo a cittadini e visitatori di ammirare i mosaici e parte della basilica paleocristiana rinvenuta durante gli scavi.
La progettista Wally Tomè ci ha anticipato che il progetto è già stato impostato. «Ci mancano le autorizzazioni e gli ultimi passaggi burocratici», ha spiegato «lavoreremo in simbiosi con l’amministrazione comunale e la soprintendenza».
L’intervento sarà simile a quello realizzato nell’area del Foro e prevede l’installazione di percorsi rialzati e passerelle che consentiranno di osservare i reperti.
Il progetto comprende una struttura in parte sopraelevata, sostenuta da travi in acciaio, che permetterà di creare uno spazio luminoso dal quale i visitatori potranno ammirare i resti archeologici senza comprometterne la conservazione.
Cosa valorizzare
«Sarà valorizzata la basilica paleocristiana scoperta nell’area, databile tra il IV e il V secolo d. C. La prima chiesa del paese è destinata a diventare un nuovo punto di riferimento per il patrimonio storico e culturale cittadino. Non tutta l’area di scavo, tuttavia, diventerà un’area archeologica, ma solo il settore dell’edificio che ha restituito le evidenze più significative, tra cui la navata laterale meridionale e quella centrale», ha aggiunto Tomè.
Nel frattempo proseguirà anche il progetto di riqualificazione dell’area, che prevede la costruzione di un nuovo palazzo.
L’edificazione
«L’edificio verrà certamente ricostruito e comprenderà una parte che garantirà l’accessibilità alla zona archeologica, secondo quanto definito con la Soprintendenza».
Per quanto riguarda le tempistiche non è ancora noto quando sarà completato il tutto. «Non abbiamo ancora molte certezze per quando riguarda i tempi. Speriamo i lavori partano presto, ma di mezzo c’è sia la burocrazia che i tempi tecnici per la realizzazione. Noi ci stiamo già lavorando in modo molto approfondito», ha concluso l’architetto.
«C’è ancora tanto su cui lavorare, ma i reperti saranno valorizzati e il sito sarà reso fruibile alla cittadinanza», aveva dichiarato la sindaca Maria Scardellato.
Anche l’archeologa Maria Cristina Vallicelli ha confermato l’importanza del progetto spiegando che, rendere visibili i reperti, rappresenterà il primo passo per comprendere la raffinatezza dei pavimenti musivi e la possente struttura muraria che delimita gli spazi, nonostante le murature oggi siano conservate soltanto a livello di fondazione.
L’estensione
Non è ancora chiara l’effettiva estensione dell’edificio che potrà essere definita solo attraverso studi successivi. Al momento gli archeologi ipotizzano una lunghezza complessiva di circa 23 metri.
La recente scoperta ha suscitato un grande entusiasmo in città. Sui social molti cittadini hanno espresso ammirazione per il ritrovamento in attesa di poterlo ammirare.
La nota di Stefani
Anche il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha commentato la notizia sui propri profili: «Una scoperta straordinaria. Era lì da sedici secoli, sotto i piedi di tutti. Lo scavo è ancora in corso e chissà cos’altro potrebbe celare».
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