Il sindaco Conte: «Treviso città d’acqua, giovani e futuro»

Il sindaco Mario Conte chiude il viaggio delle trenta panchine sul Cagnan: «Mi porto a casa una voglia ancora più forte di lavorare per la città». Giovani, alleanze e qualità della vita al centro della visione per il futuro

Domenico Basso
Il sindaco Mario Conte con Domenico Basso
Il sindaco Mario Conte con Domenico Basso

Per otto mesi la panchina sulla riva Cagnan “Giovanni Comisso” è stata il luogo dell’ascolto. Affacciata sull’acqua, ha accolto voci, idee e punti di vista diversi. Questa volta, invece, sembra trasformarsi nel luogo delle risposte. Dopo trenta incontri e altrettanti sguardi sulla città, a sedersi è il sindaco Mario Conte.

E il dialogo che ne nasce è un confronto sulle tante idee emerse lungo il cammino: dall’identità d’acqua di Treviso alla necessità di costruire nuove alleanze, fino alla sfida di una città capace di attrarre giovani, cultura e nuove energie.

Il carattere dei trevigiani

«Le ho lette tutte con grande interesse», racconta. «Anche le osservazioni più critiche. La cosa bella di Treviso è proprio la pluralità del pensiero. È quell’elemento che continua a far crescere la città».

Il sindaco Conte: "Vorrei essere seduto sulla panchina con Gentilini"

Dalle trenta panchine emerge un tratto che considera parte del carattere più autentico dei trevigiani: «Mai accontentarsi, continuare a porsi nuovi obiettivi, guardare sempre al futuro». E dalla lettura di quei trenta incontri, assicura, non è arrivata soltanto qualche riflessione. «Mi è venuta la voglia di impegnarmi ancora di più. Amo questa città, amo i suoi cittadini e amo anche la sua capacità di essere critica. Da queste trenta panchine mi porto a casa una motivazione ulteriore a continuare a lavorare per Treviso».

Il brand

Tra le molte proposte raccolte in questi mesi ce n’è una che sembra aver trovato particolare sintonia. È quella di un brand capace di raccontare l’identità della città. Un’idea emersa più volte nelle conversazioni e che oggi Conte considera matura. «Credo che i tempi siano maturi per costruire il brand Treviso città d’acqua».

Un concetto che va oltre la semplice immagine turistica. «Treviso ha un rapporto viscerale ed esistenziale con l’acqua. Tutti guardano alle mura, ma il vero sistema di difesa della città era quello idraulico». E proprio l’acqua, secondo il sindaco, può diventare il filo conduttore di nuove iniziative culturali, turistiche e di valorizzazione urbana.

«E Il Festival Daqua è sicuramente un buon punto da cui partire» afferma il sindaco. Tra i temi più ricorrenti emersi lungo il viaggio c’è anche quello delle alleanze. In molti hanno sottolineato la necessità di una maggiore collaborazione tra associazioni, istituzioni e realtà del territorio. Conte riconosce il valore della proposta.

«Treviso ha una straordinaria ricchezza di associazioni e volontariato. Dobbiamo continuare a creare occasioni di dialogo e di confronto. Le energie ci sono e quando riescono a fare squadra i risultati arrivano».

Altrettanto centrale è il tema dei giovani. Una città che vuole guardare al futuro, osserva, deve prima di tutto creare spazi e occasioni per le nuove generazioni. «Non a caso abbiamo scelto di affidare la Loggia dei Cavalieri ai giovani. Volevamo che diventasse un luogo vissuto, frequentato, capace di generare idee e relazioni». Un segnale che va nella direzione indicata da molti dei protagonisti delle panchine.

Città da osservare

A un certo punto della conversazione emerge anche una riflessione più sottile. In questi mesi molti hanno osservato Treviso da prospettive diverse, evidenziandone punti di forza e criticità. Forse, suggerisco, il messaggio che il sindaco potrebbe rivolgere a chi ha raccontato la città da questa panchina è semplicemente quello di fermarsi a guardarla meglio. Conte sorride.

«A volte manca il tempo. Viviamo tutti correndo. Eppure Treviso è una città che va osservata. Solo fermandosi si colgono tante cose che normalmente sfuggono».

Guardando avanti, il sindaco immagina una città che continui il percorso avviato in questi anni. Cita il completamento delle opere finanziate con il Pnrr, la riqualificazione degli spazi urbani, gli interventi lungo viale della Repubblica e il nuovo sistema delle rotatorie pensato per migliorare la mobilità e la sicurezza. Ma quando si parla della Treviso del futuro, il suo sguardo si sposta altrove.

«Vorrei che fosse la città che mi indicano i bambini quando li incontro nelle scuole. Una città più verde, meno inquinata, più attenta all’ambiente e alla qualità della vita». Una visione che richiama molte delle riflessioni emerse nelle panchine dedicate ai giovani e al benessere urbano. Accanto ai bambini ci sono gli anziani. «L’invecchiamento della popolazione è una delle grandi sfide dei prossimi anni».

L’omaggio a Gentilini

Per questo guarda con interesse ai modelli di co-housing e alle esperienze di socialità che proprio a Treviso hanno trovato alcune delle prime sperimentazioni significative. «Dovremo costruire una città sempre più inclusiva e capace di prendersi cura delle persone».

Poi arriva il momento della panchina immaginaria. Se dovesse scegliere una figura del passato con cui condividere qualche ora di conversazione, Conte non ha dubbi: Giancarlo Gentilini. «È stato un personaggio importante, che ha scritto una pagina di storia della città. Aveva una visione che magari potevi anche non condividere, ma che apriva sempre riflessioni». Il pensiero corre ai messaggi, alle lettere, ai consigli che l’ex sindaco continuava a inviargli fino agli ultimi tempi.

«Vorrei averlo qui anche per chiedergli: come mi hai visto in questi anni?». L’altra presenza arriva invece dal presente e richiama una delle panchine più dense di riflessioni sul futuro della comunità: quella con il vescovo Michele Tomasi. «Credo che oggi una delle crisi che caratterizzano la nostra società sia una crisi valoriale». Per questo il dialogo immaginato con il vescovo riguarda temi che vanno oltre l’amministrazione quotidiana: il senso di comunità, i punti di riferimento, la capacità di ritrovare legami e valori condivisi.

La politica

Infine uno sguardo al proprio futuro politico. Conte si dice riconoscente alla Lega per il percorso compiuto insieme e non nasconde che, se il terzo mandato fosse consentito, prenderebbe in considerazione una nuova candidatura. Ma aggiunge di non avere alcuna intenzione di condurre battaglie personali su questo tema. E mentre il partito attraversa una fase delicata, invita a guardare al momento attuale come a un passaggio decisivo: un bivio da affrontare con chiarezza e responsabilità. Prima di alzarsi, Conte richiama una scritta che conosce bene.

È incisa sul Leone di San Marco di via Tasso e, racconta, è unica al mondo: “Urbem tibi dicatam conserva”, prenditi cura della città a te consacrata. «L’ho tatuata in mente» sorride allontanandosi. Forse è anche il messaggio che resta alla fine di questo viaggio. Un invito che vale per chi amministra Treviso, ma anche per chi ogni giorno la vive, la racconta e continua a immaginarne il futuro.

 

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