Il futuro passa dai Burci, quasi 10mila firme per salvarli: Sile laboratorio di idee
Il cimitero dei Burci sul Sile diventa protagonista del progetto “Treviso città d’acque”: la Fondazione Benetton lo studia come paesaggio tra memoria, natura e archeologia industriale

L’acqua di Treviso non si racconta soltanto nei canali del centro storico o nelle sue fontane. Cambia continuamente volto: diventa risorgiva, fiume, paesaggio e memoria. È proprio appena oltre le mura prende forma una delle espressioni più autentiche dell’identità d’acqua del territorio, il cimitero dei Burci.
Quasi 10.000 firme chiedono di salvare questo pezzo di storia. Una mobilitazione nata per evitare che il tempo cancelli definitivamente uno dei luoghi più suggestivi e simbolici del Sile, dove i relitti delle antiche imbarcazioni commerciali raccontano ancora oggi una pagina importante della storia economica e sociale del territorio.
Il workshop
Una richiesta che, dopo essere stata indirizzata all’allora presidente della Regione Luca Zaia, attende ora una risposta dal nuovo presidente Alberto Stefani.
Ma il cimitero dei Burci è diventato anche uno dei luoghi scelti dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche per un workshop internazionali di progettazione del paesaggio. Un segnale che conferma come questo tratto del Sile venga considerato molto più di un insieme di vecchi barconi destinati a deteriorarsi. Il workshop dedicato ai Burci ha scelto di osservare questo territorio con uno sguardo diverso.
Non soltanto un sito da recuperare o uno spazio per il tempo libero, ma un paesaggio in continua evoluzione dove archeologia industriale, natura e memoria convivono. I grandi edifici ormai in rovina, le antiche imbarcazioni semiaffondate e la vegetazione spontanea che negli anni ha riconquistato questi spazi raccontano una “natura dell’abbandono” che non è soltanto il segno del tempo che passa, ma anche un laboratorio vivente capace di suggerire nuovi modi di leggere e progettare il territorio.
Le trasformazioni
Il fascino di questo luogo emerge anche da un dato curioso. Quando la Fondazione Benetton ha pubblicato il bando del workshop dedicato ai Burci ha registrato il numero massimo di iscrizioni. «È bastata un’immagine – racconta il direttore Luigi Latini – Quelle carcasse semiaffondate esercitano un richiamo fortissimo nell’immaginario dei giovani. C’è il tema dell’archeologia, ma soprattutto quello di un’acqua che continua a trasformare il paesaggio».
E aggiunge: «Ogni volta che invitiamo studiosi e docenti da altre città rimangono colpiti dalla ricchezza di questi luoghi. Perfino le contraddizioni del paesaggio passano in secondo piano di fronte alla straordinaria qualità dell’acqua e degli ecosistemi che riesce a generare» aggiunge il direttore di Fondazione Benetton. È una sensazione che si coglie anche passeggiando lungo le passerelle del cimitero dei Burci. Attorno convivono vecchi edifici industriali, una centrale elettrica, campi coltivati e le tracce di un territorio trasformato nel corso del Novecento.
Eppure, osserva Latini, la forza del Sile riesce a prevalere su tutto il resto. La qualità delle sue acque, la vegetazione che accompagna il fiume e la ricchezza degli ecosistemi finiscono per catturare lo sguardo fino a far dimenticare ciò che resta sullo sfondo. È la bellezza dell’acqua, sottolinea, a creare attenzione e consapevolezza, spesso più di qualsiasi intervento di restauro.
Ricco, ma frammentato
Il direttore della Fondazione ricorda anche un episodio: «Alcuni anni fa un gruppo di studenti tedeschi arrivò a Treviso con l’idea di visitare il Parco del Sile – ricorda – Si aspettavano un grande parco unitario, facilmente riconoscibile. Trovarono invece un territorio straordinariamente ricco ma frammentato, dove convivono scorci di grande bellezza e situazioni molto diverse tra loro.
Nelle pieghe di questo paesaggio esiste una ricchezza straordinaria e non lascerei questo patrimonio soltanto alle gite scolastiche o alle iniziative dell’ambientalismo locale. È la controparte della dimensione più conosciuta dell’acqua dentro le mura. E le due realtà sono entrambe indispensabili per comprendere davvero Treviso».
Forse è proprio questa la sfida che accompagna oggi il progetto Treviso città d’acque. Non limitarsi a valorizzare i canali del centro storico, ma imparare a raccontare come un unico patrimonio anche quei paesaggi che si trovano appena oltre le mura. Intanto le quasi 10.000 firme raccolte per salvare il cimitero dei Burci attendono ancora una risposta concreta dalla Regione.
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