Erika Moret, da Sanremo al cinema per trucco e parrucco
L’hairstylist di Conegliano è diventata la parrucchiera dei vip, tra le esperienze il Pavarotti 90, il Lido per la Mostra del Cinema e con Baglioni: «Ho girato l’Italia: ho conosciuto cantanti e personaggi senza filtri. Achille Lauro? Un vero signore»

Le amiche e clienti l'hanno ribattezzata la “parrucchiera dei vip”, da quando è andata a lavorare alla Mostra del cinema di Venezia, al Festival di Sanremo, al “Pavarotti 90”, e sarà al prossimo Sanremo e all'inizio del tour di Baglioni a piazza San Marco.
I selfie con Brad Pitt e George Clooney sono quelli tra i più invidiati dalle amiche. Ma lei, Erika Moret non si sente certo una vip, sempre rimasta legata alla sua Conegliano, anche se ora gira l’Italia. La sua soddisfazione è vedere sorridenti le sue clienti, a cui magari dare un consiglio per la vita quotidiana. Erika, con il marito Gregorio, ha coronato il suo sogno di diventare mamma di tre figli. Ha poi creato la sua catena di prodotti e parallelamente alla sua attività è diventata coordinatrice di colleghi in manifestazioni, per Perini Group.

Come è nata la sua passione?
«In terza elementare la maestra ci aveva dato come tema “Come vi vedete tra 20 anni?”. Avevo scritto che facevo la parrucchiera, avevo il mio bel negozio e mamma di tre figli. Da bambina quando andavo a tagliarmi i capelli mi ridevano in faccia quando dicevo che avrei fatto quel lavoro, perchè diceva che “tutte le bambine dicono così”. Oggi quando qui arrivano delle bimbe, dico loro di coltivare i loro sogni: magari così poi vengono a lavorare con me».
Chi è stato il suo maestro?
«Gino Zanette, una persona che pretendeva il massimo. Ricordo ancora, quando dopo due anni mi ha permesso di entrare nella stanza dove preparava il colore. La gavetta fatta da Gino è stata una sicurezza. Poi sono finita da un barbiere, perchè lui faceva solo per signore, imparando a fare barbe. All'epoca qualche uomo diceva “La me mete su ea le man”, così ho imparato non solo il taglio maschile, ma anche come interagire e la domenica ho iniziato a guardare le partite, perchè poi quando arrivavano uomini parlavano solo di calcio».
A vent'anni ha messo in piedi la sua attività. Come è partita?
«Il primo negozio era piccolissimo, per donne e uomini. Non era così scontato all'epoca. Iniziavo alle 7 e finivo alle 22, ero sola. Dopo un paio d'anni ho trovato l'opportunità di un locale, per caso accanto a dove i miei avevano gestito una pizzeria. Ho assunto la prima collaboratrice, poi è arrivata Lorena che è sempre stata il mio braccio destro ed è da 18 anni con me. E c’è Jessica, è qui da 10».
Com’è, sul lavoro?
«Basta uno sguardo che mi capiscono. Sono “cattiva in senso buono” perchè pretendo tutto sia perfetto, dal boccolo a una riga giusta al millimetro. So che stare con me a volte non è semplice, per fortuna ho collaboratrici valide. La cosa bella è anche che tante e tanti clienti mi seguono da quando ho iniziato. Come dico alle mie ragazze, chi viene qui non è una cliente, va creato un buon rapporto, essere di supporto, ascoltate, dare consigli, mantenendo la riservatezza. Noi abbiamo un colore rapido che sta in posa solo 15 minuti, perchè spesso le donne hanno molti impegni e sono di fretta. Poi rimangono qualche minuto a fare qualche chiacchiera, è sempre piacevole. Facciamo due lavori in uno, siamo un po' psicologhe. Siamo parte integrante della loro vita».
Aveva avuto l'opportunità della vita: cosa ha scelto?
«Avevo 21 anni, dopo un corso mi era stato proposto un contratto da un gruppo che seguiva sfilate, da Valentino a D&G. Ho fatto trucco e parrucco per alcune sfilate, ma il mio sogno era altro. Mi ero da poco sposata, si faceva fatica ad arrivare a fine mese, il mio obiettivo era fare famiglia e avere una mia attività, così ho lasciato. Anche lì qualcuno mi ha riso in faccia perchè lasciato “un'opportunità d'oro”. É arrivata Nicole, che ha 15 anni e vuole fare la l'assistenza sociale, Alexia 8 anni sogna di essere commercialista, Aaron 4 anni invece già pensa di fare il meccanico. Nessuno prenderà la mia attività, ma non si sa mai che con gli anni possano cambiare. Mio marito per crescere i figli per un periodo non ha lavorato, mi ha dato la sicurezza che avevano le coccole di un papà. Dietro ha un grande progetto c'è tanto lavoro, ma soprattutto persone che ti aiutano».
Poi come è tornata l'occasione di ritornare al jet set?
«Ero rimasta in amicizia con un paparazzo. Lui stava lavorava alla Mostra del Cinema di Venezia, mi ha chiesto se potevo andare lì, per sostituire due parrucchieri che avevano preso il Covid. Ho conosciuto il titolare Massimo Perini, professionale e molto pignolo, mi è subito piaciuto. Avevano anche avuto un problema con un parrucchiere che si credeva una diva di Hollywood e c'era da sistemare un'acconciatura ad una attrice straniera. Io avrei dovuto iniziare il giorno dopo, mi sono fatta prestare una valigetta da una collega, sono andata a pettinarla nella stanza d'albergo a Venezia. Lei mi ha fatto i complimenti. Il giorno successivo il signor Perini mi ha affidato l'incarico di coordinare i colleghi del trucco e parrucco. Io ho sgranato gli occhi».
Dal red carpet ai grandi concerti...
«Personaggi come Brad Pitt e George Clooney hanno il loro staff che li segue. É stato un “regalo” il red carpet, poi ho coordinato il trucco e parrucco per Casa Sanremo, conosciuto cantanti e personaggi senza filtri. Quello che più mi è piaciuto è stato Achille Lauro, un vero signore. Al concerto Pavarotti 90 pettinare sentendo Carreras e Domigo cantare “Nessun dorma” è stata un'emozione. Ma ho fatto anche gaffe: lì non ho riconosciuto Luca Carboni. Quando ero ragazza mi dicevano “Vai a fare la parrucchiera perchè non hai voglia di studiare”. Purtroppo nel nostro mondo di hairstylist c'è chi arrivato invece a certi livelli si monta la testa. Ai miei figli insegno che 'impegno, sacrifici e passione sono tutto. Le soddisfazioni arrivano, piccole o grandi».
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