Maestra, cantante, attrice e… “Queen dea sagra” a Rotterdam. Il caso social di Bibi Milanese

In Olanda per la musica, poi la “Pianura padana girl” è diventata virale. Beatrice Milanese, Bibi sui social, capace di un milione di views in poche ore, si racconta: «È successo per caso, pensavo di far ridere solo i miei quattro cugini»

Federico Cipolla
Beatrice Milanese in una delle sue stories su Instagram
Beatrice Milanese in una delle sue stories su Instagram

Cantante per vocazione, comica e creator per caso, insegnante per lavoro. Ora pure attrice. Beatrice Milanese (Bibi sui social), 30 anni, con un post ha visto cambiare la sua vita. A Rotterdam per inseguire il suo sogno di fare la cantante - è diplomata al conservatorio - è diventata un caso sui social. È bastato un primo video a mo’ di Veneta in Olanda per fare centinaia di migliaia di visualizzazioni. Da lì una nuova strada parallela, che il 23 maggio la porterà e debuttare con un suo spettacolo al New Age.

Beatrice, ti senti una cantante, un’attrice comica, una creator?

«In effetti sto facendo tutte queste cose. Ma mi identifico sempre come una musicista, che si è ritrovata per il caso a realizzare contenuti comici».

Ma partiamo dall’inizio: come sei finita in Olanda?

«Studiavo canto jazz al conservatorio di Vicenza, e mi è sempre piaciuto viaggiare. Volevo fare un’esperienza all’estero. Ho mandato la richiesta in quattro scuole e non mi hanno preso in nessuna. Allora non ho mollato e l’ho mandata a otto scuole. E finalmente una mi ha preso, a Rotterdam. Avrebbe dovuto essere solo per un anno...».

Invece sei ancora in Olanda...

«Intanto l’impatto iniziale è stato fantastico. Ero circondata da persone di tutto il mondo, che studiavano musica o danza. Sono tornata in Italia per un anno per fare la tesi; ma l’obiettivo era sempre di tornare in Olanda. Mi hanno consigliato di farlo con un master, e mi sono iscritta al master della CodArts di Rotterdam, la stessa scuola che mi aveva preso. Poi ho cominciato a insegnare musica, e nel giro di un anno ero indipendente. Devo dire che è stato abbastanza facile. Ho trovato presto lavoro in una scuola, Le condizioni sono molto buone. Insegno tre giorni e mezzo, e ho messo su un coro a cui mi dedico la sera. Condenso tutto in quei giorni, gli altri li passo facendo musica e contenuti. Non potrei solo insegnare».

In Italia potresti fare la stessa vita?

«Impossibile, qui in tre giorni di lavoro mi garantisco l’autonomia. In Italia dovrei lavorare 7 giorni su 7».

Beatrice Milanese è diplomata al conservatorio di Vicenza in canto jazz
Beatrice Milanese è diplomata al conservatorio di Vicenza in canto jazz

Poi, poco più di un anno fa, pubblichi un video su Instragram, con la “Pianura Padana girl” in cui fai la Veneta in Olanda, e arrivano migliaia di visualizzazioni. È stato casuale o era un contenuto studiato?

«In realtà stavo provavo a diventare virale con la musica. Le sto provando tutte per fare della musica la mia vita... Ma quei video non se li filava nessuno. Ho preso il telefono e ho pensato di fare la Veneta in Olanda. Pensavo di far ridere i miei quattro cugini. Nel giro di poche ore il video è diventato virale. Stava succedendo».

Con quali numeri?

«Il primissimo video su Tik Tok ha fatto 20 mila visualizzazioni, il secondo su Instagram 140 mila; un altro ne ha fatto un milione in un giorno».

Il boom di follower ti ha spaventato o ti ha fatto subito piacere?

«Entrambe le cose. Me la sono anche fatta sotto, perché migliaia di persone stavano vedendo un parte di me che è un personaggio che non mi rappresenta, e non ha niente a che fare con la musica. Per due settimane non ho dormito e mangiato. Certo, insieme a questo stato d’animo, c’era l’adrenalina. E la cosa mi gasava, perché la visibilità mi piace. Ma avevo anche paura che le persone che mi conoscono pensassero: “Ma cosa cavolo sta combinando?”».

Cosa ti ha convinto a continuare su quella strada?

«Ho indagato quali fossero le cause, cosa mi avesse portato a tirare fuori quel personaggio. E ho capito che era la nostalgia per qualcosa che aveva rinnegato e che invece stava uscendo con orgoglio. Quella macchietta che facevo solo con la mia migliore amica, è diventata pubblica».

La tua famiglia cosa ne pensa?

«Sono entusiasti, sono i miei fan numero uno».

Quanto tempo ci impieghi a realizzare i video?

«Per alcuni ci impiego 30 secondi, e di solito sono quelli che funzionano meglio. Per altri ci passo le giornate. L’Asmr in veneto per esempio è uno di questi, ci ho impiegato una giornata. Il video del pane al mais 30 secondi, ed è andato meglio».

Riesci già a guadagnarci?

«Ma no, figuriamoci. Diciamo che sono nella fase dell’investimento. La mia hit (ride ndr) “Queen dea sagra”, che ha 20 mila ascolti, ha fruttato 30 euro da Spotify. Ma considerato il costo della produzione siamo ampiamente in perdita. Poi io ho scelto di non fare adv, perché se c’è qualcosa che voglio di pubblicizzare è la mia musica».

E adesso è arrivato il primo spettacolo, al New Age. È stata una tua idea o ti hanno chiamato?

«Stavo un po’ aspettando di capire quale sarebbe stato il mio prossimo passo. Mi metto a scrivere reggaeton in Veneto e faccio il tour delle sagre o cosa? Che poi è ancora una possibilità eh... Mi ha chiamato un’agenzia, la For Laughs’ Sake, e mi hanno chiesto se avevo già uno spettacolo comico. Io gli ho detto assolutamente non ho idea di come si faccia. Ma sicuramente posso trovare qualcuno che m aiuta».

Chi è?

«Giorgia Mazzucato, un’autrice padovana di teatro e di comedy molto esperta, con la quale ho lavorato a quattro mani».

Ti spaventa il palco?

«Totalmente, anche perché sarò sempre da sola. Ed è una cosa che non ho mai fatto, anche se mi piace molto e la direzione teatrale la stavo prendendo da anni. E un po’ di storytelling nei miei spettacoli c’è già. Il teatro è una mia grandissima passione ma mai aveva preso una direzione comica».

Il futuro?

«Adesso mi piace l’idea di tenere un piede in Olanda per la stabilità, e uno in Italia per lo spettacolo. Una volta fatto il debuttato, vorrei tornare a dedicarmi anche alla musica che sto trascurando».

Hai mai pensato ai talent?

«Ogni tanto, ma mi spaventano, sono una scorciatoia e un macchina gigantesca. Ho paura di non avere il controllo sulla mia immagine, di non poter decidere per me. E mi spaventa anche la possibilità di iniziare a vivere un sogno e l’attimo dopo vederlo crollare».

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