Giovanna Cordova: «L’esempio di Steve Jobs: il coraggio di scegliere per costruire il futuro»

La regista e autrice teatrale trevigiana: «Dai giovani può nascere una nuova cultura. Non chiedere, ma fare: questa è la sfida. È il cuore che dice dove andare»

Domenico Basso
Giovanna Cordova con Domenico Basso
Giovanna Cordova con Domenico Basso

Giovanna Cordova si siede sulla panchina come si entra in scena: con passo misurato, ma con un’idea precisa in testa. È abituata ai palcoscenici, ai laboratori, ai ragazzi che cercano la propria voce tra timidezze e improvvise esplosioni di energia. Da più di vent’anni, con l’Associazione Tema Cultura, lavora con loro, li osserva crescere, sbagliare, riprovare. Sa che ogni giovane ha dentro una storia che aspetta solo di essere messa in luce. La panchina, oggi, è un piccolo teatro all’aperto, senza quinte né sipari. Giovanna guarda avanti. E accanto a sé immagina una presenza inattesa: Steve Jobs.

Scelte, non slogan

Una scelta che sorprende solo in apparenza. «Jobs è riuscito a dire cose che tante volte non si dicono – spiega – Ha detto: fate quello che avete davvero intenzione di fare. Fate quello in cui credete». Non slogan, ma scelte concrete. Come quella, racconta, di seguire un corso di calligrafia all’università senza sapere a cosa sarebbe servito.

«Quella scelta gli è servita. Lo dico spesso ai ragazzi: non abbiate paura di scegliere una strada in cui credete. È il cuore che vi dice dove dovete andare». È questo il nodo del suo lavoro quotidiano: aiutare i giovani a trovare una direzione propria. «Non vivete la vita degli altri. Non inseguite modelli che non vi appartengono. Siate voi stessi, con coraggio».

Tema Cultura

Il teatro, per lei, è lo strumento più potente per arrivarci. Non evasione, ma allenamento alla verità. Ogni settimana più di duecentocinquanta ragazzi passano da via Pescatori a Treviso per i laboratori di Tema Cultura. Non sono numeri, ma presenze vive.

«Non sono quelli che distruggono. Sono ragazzi che scelgono di stare in un teatro per costruire». E qui emerge la sua idea forte: la cultura funziona davvero quando diventa esperienza condivisa. «Se in scena ci sono dei ragazzi, in sala ci sono dei ragazzi». È una dinamica orizzontale, tra pari. I giovani diventano protagonisti, non destinatari.

«Quando vedono i loro coetanei sul palco, che si divertono e dicono cose intelligenti, scatta qualcosa. È un volano». Per questo insiste su un punto preciso: «Mettiamo i ragazzi sul palco. Diamo loro la possibilità di raccontare, di esprimersi, di essere parte attiva». Ma serve anche accompagnarli. «Non basta coinvolgerli una volta. Vanno preparati, seguiti. Se li rendi partecipi, rispondono. E anche con grande profondità».

La regista Cordova: "Ragazzi, continuate a credere nei vostri sogni"

La trasformazione

«Quello che vedo ogni giorno – racconta – è una trasformazione. Ragazzi che arrivano magari chiusi, timidi, che fanno fatica anche solo a parlare davanti agli altri. E poi, piano piano, attraverso il lavoro, la condivisione, trovano la loro voce». Non è un percorso immediato. Richiede tempo, costanza, fiducia. «Il teatro ti obbliga a metterti in gioco. Non puoi nasconderti. Ma proprio per questo ti aiuta a capire chi sei».

Per Giovanna Cordova il valore più grande non è lo spettacolo finale, ma ciò che accade prima. «Il risultato non è la recita. Il risultato è il percorso. È vedere un ragazzo che cresce, che prende sicurezza, che impara ad ascoltare gli altri».

E in questo processo nasce qualcosa che va oltre il teatro. «Imparano a lavorare insieme, a rispettarsi, a costruire qualcosa in gruppo. È una palestra di vita». È qui che si misura davvero l’impatto culturale di un’esperienza. «Quando un ragazzo scopre che può esprimersi, che ha qualcosa da dire e qualcuno disposto ad ascoltarlo, cambia completamente il suo modo di stare al mondo».

La visione

Per questo insiste tanto sulla necessità di creare occasioni. «Dobbiamo continuare a offrire spazi, possibilità, occasioni. I ragazzi ci sono. Hanno energia, hanno idee. Hanno solo bisogno di luoghi in cui poterle far crescere». Da qui nasce una visione che non è critica, ma progettuale. «Noi avremo degli spettatori che domani riempiranno teatri e musei solo se oggi insegniamo loro la bellezza di fare cultura».

Quando parla di Treviso, il tono resta coerente. Non polemico, ma consapevole. «Lo sforzo che è stato fatto dall’amministrazione va riconosciuto. C’è stato un grande lavoro di riconnessione con il territorio e con le associazioni. Questa è un’attenzione importante. Un passo imprescindibile e bisogna continuare su questa strada. Dare continuità, costruire una visione condivisa con l’amministrazione. Siamo sulla strada giusta ma bisogna che tutti facciano la loro parte: è necessario un netto cambiamento di rotta e mentalità proprio da parte delle associazioni che fanno cultura in città».

E poi aggiunge: «Entrare in “squadra” vuol dire mettersi a disposizione magari facendo un passo indietro abbandonando i personalismi e soprattutto la logica “dell’assistenzialismo” nei confronti dell’amministrazione che non può essere solo un soggetto a cui chiedere contributi per sostenere i progetti è questa una posizione superata dai fatti e non più percorribile. Sono assolutamente convinta che nella gestione di un’associazione valga lo stesso principio che vale per una qualsiasi società di capitale: creare profitto, non certo per fare dividendi, ma per essere in grado di sostenere attività e progetti culturali che sono il core business di quell’associazione. Anche per questo amo Steve Jobs, imprenditore illuminato che ha avuto il coraggio di fare quello in cui credeva creando un prodotto che ha cambiato il mondo».

Pensare in grande

Non è una questione di imitazione, ma di metodo ed è questa, secondo Cordova l’unica via possibile. «E poi bisogna pensare in grande creando dei progetti che riescano a mettere in relazione gli operatori culturali con i referenti delle attività produttive del territorio e dare a quest’ultimi, la possibilità di entrare nel progetto come protagonisti attivi e non come semplici sponsor – evidenzia – Quando si progetta bisogna sempre partire mettendosi nella pelle degli altri per creare un “prodotto culturale” vendibile, è lo stesso procedimento che usa l’imprenditore nel momento in cui deve lanciare un nuovo prodotto sul mercato, e se le cose non funzionano, non è perché il “mondo è cattivo” ma perché qualche cosa non ha funzionato e allora bisogna capire dove si è sbagliato e ricominciare».

Il cambio di rotta

Dunque un cambio di rotta e di mentalità: «A mio modo di vedere, l’unica via per operare un vero cambiamento, non chiedere, ma fare, poi le cose arrivano, perché, come diceva Steve Jobs, arriva sempre il momento in cui “si uniscono i puntini”. Non è un cammino facile e richiede molto coraggio, un cambiamento di prospettiva per arrivare ad una progettualità che, partendo dai giovani, sia motore, punto di riferimento attrattivo per tutto il territorio veneto. Una visione che tiene insieme tutto: giovani, cultura, attività produttive e identità. un sogno? forse sì, ma io continuo a crederci e a lavorare per questo».

Giovanna Cordova si alza con la naturalezza di chi ha appena finito una prova, non uno spettacolo. Perché il lavoro, in fondo, continua sempre. E il suo pensiero resta sospeso nell’aria, come una battuta che non ha bisogno di essere spiegata: «Forse, come diceva Jobs, dobbiamo solo trovare il coraggio di seguire davvero la nostra strada». —

 

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