Tribunale Bassano in versione ridotta: scontro nella maggioranza
Il disegno di legge Nordio sulla riforma delle circoscrizioni giudiziarie riapre il tribunale di Bassano, ma il centrodestra non è compatto. Forza Italia chiede di ridurre da 72 a 54 i Comuni di competenza, lasciando l’Alto Vicentino al tribunale di Vicenza

Cinque minuti appena, dalle 15. 25 alle 15. 30. Tanto ci è voluto alla Seconda Commissione Giustizia della Camera, dopo mesi interi di audizioni, ad adottare lo scorso 30 luglio il disegno di legge del ministro Carlo Nordio che ridisegna le circoscrizioni giudiziarie.
E che, per quanto riguarda il Veneto, riapre il tribunale di Bassano. Il testo adottato è quello base, scritto dal Governo senza alcun aggiornamento successivo. Ora però potrebbero intervenire delle variazioni per effetto degli emendamenti. E qui si apre uno strano caso visto che il termine per il deposito degli stessi ieri è stato spostato per la seconda volta. Fissato inizialmente al 16 settembre, è slittato alle 18 di ieri (come ancora in mattinata recitava la pagina della Commissione Giustizia); poi nel pomeriggio nuovo rinvio, alle 13 di lunedì 28 settembre.
Emendamenti
Lo slittamento potrebbe essere il segnale di una certa fibrillazione politica attorno al tema. E a una quadra che non si trova così facilmente visto che la maggioranza non sta marciando compatta.
L’emendamento emblematico sotto il profilo politico è quello del deputato vicentino Erik Pretto, di Forza Italia. Che assottiglia il nascendo tribunale di 18 Comuni rispetto ai 72 su cui avrebbe la competenza, con l’Alto Vicentino che continuerebbe a fare riferimento al Palazzo di Giustizia del capoluogo. Una richiesta che arriva direttamente dal territorio e dai suoi sindaci, precisa Pretto.
E il cui recepimento, fa intendere l’esponente di Forza Italia, si traduce nella conditio sine qua non per poter votare il disegno di legge. «È il minimo sindacale, una mediazione chirurgica», puntualizza rilevando l’esiguità di 18 Comuni su 72. L’obiettivo, oltre a dare voce al territorio, è di mettere d’accordo chi il tribunale lo vorrebbe aprire e chi non ne vuole sapere.
Mediazione chirurgica
Una mediazione, insomma, in quanto la maggioranza non appare graniticamente coesa nella battaglia bassanese. Il tribunale è sicuramente voluto da quella parte di Fratelli d’Italia che fa capo alla bassanese Elena Donazzan; più tiepido - forse - il compagno di partito Francesco Rucco, ex sindaco di Vicenza il cui tribunale verrà impoverito dall’apertura di quello nuovo.
Il senatore leghista Andrea Ostellari è uno dei massimi fautori della riapertura e con lui il sindaco di Bassano Nicola Finco. In Forza Italia il senatore azzurro, l’avvocato vicentino Pierantonio Zanettin, ha preso le distanze dal disegno di legge argomentando che «la specializzazione prevista oggi impone le grandi dimensioni». Insomma le posizioni e le contrarietà sono molteplici e sono autorevoli.
Pretto entra nel merito del concetto di mediazione: «È necessaria», precisa, «perché si parte da posizioni politiche diverse da parte di Forza Italia e mie personali. C’è stata una fortissima perplessità sulla reale necessità di dover riaprire Bassano in quanto riteniamo che la giustizia anziché essere considerata come un servizio di prossimità, debba essere ritenuta un servizio da garantire ai cittadini con efficacia ed efficienza, che è cosa ben diversa. Sembra esserci una volontà politica manifesta da parte di Lega e Fratelli d’Italia di portare avanti questo provvedimento nonostante le perplessità da parte di alcuni anche all’interno dello schieramento. Tuttavia dobbiamo prendere atto di quelle che sono le posizioni politiche formali.
Per cui riteniamo che per proseguire nella discussione di questo provvedimento come minimo sia necessario che ai territori venga data la possibilità di autodeterminarsi.
L’Alto vicentino ha chiesto di avere come punto di riferimento per l’amministrazione della giustizia Vicenza anziché Bassano e questo è stato determinato con delibere di giunta non certo con posizioni personali di alcuni sindaci. Riteniamo che il governo, di cui ovviamente facciamo parte, debba ascoltare la voce di questi territori».
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