Negli appunti dei banditi le indicazioni sulle gioiellerie più facili da colpire: quattro indagati

Il blitz dei carabinieri a San Donà, Fossò e Santa Lucia di Piave, tra il materiale sequestrato anche contanti e maschere di Carnevale, oltre al manoscritto con il vademecum su dove colpire. Secondo gli investigatori la banda avrebbe avuto in programma una rapina al caveau di un’azienda portavalori in provincia di Padova

Parte del materiale sequestrato dai carabinieri
Parte del materiale sequestrato dai carabinieri

All’alba di giovedì 24 settembre, nelle province di Venezia e Treviso, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Venezia, insieme al personale delle Compagnie di Chioggia, San Donà di Piave e Conegliano e con il supporto delle unità cinofile dei Carabinieri di Torreglia e Aviano, hanno eseguito un decreto di perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia.

Il provvedimento ha riguardato quattro persone: tre italiani di 53, 56 e 59 anni e un cittadino straniero di 61 anni, ritenuti, a vario titolo e secondo l’ipotesi accusatoria, responsabili dei reati di tentata rapina aggravata, detenzione abusiva di armi e munizioni e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

L’operazione ha visto impegnati oltre 40 militari che, sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria veneziana, hanno eseguito numerose perquisizioni nei comuni di Fossò, San Donà di Piave e Santa Lucia di Piave.

Nel corso delle attività sono stati sequestrati complessivamente:

  • 28.550 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio;
  • 3 passamontagna e 6 maschere in lattice e semi-integrali;
  • un disturbatore di frequenze, tipo jammer;
  • 2 rilevatori di microspie;
  • 24 munizioni calibro 12;
  • 16 smartphone, che saranno analizzati dalla Sezione Cyber Investigation del Nucleo Investigativo;
  • 5 radio trasmittenti;
  • 2 sistemi GPS per il controllo a distanza;
  • strumentazione per la clonazione di chiavi e per l’accensione forzata di autovetture;
  • appunti manoscritti con indicazioni sull’ubicazione e sulla vulnerabilità di gioiellerie e laboratori orafi situati in diverse regioni del Nord Italia;
  • monili in oro, orologi di pregio e pietre preziose, la cui provenienza è ancora oggetto di approfondimenti investigativi.

L’attività investigativa, avviata nel dicembre 2025, avrebbe permesso di ricostruire una rete di spaccio di cocaina attiva tra le province di Venezia e Treviso. Gli accertamenti avrebbero inoltre consentito di impedire una rapina ai danni del caveau di un’azienda portavalori situata in provincia di Padova, che, secondo l’ipotesi investigativa, le persone oggi indagate avrebbero pianificato di compiere verosimilmente nel mese di ottobre.

Al termine delle formalità di rito, una delle persone coinvolte, già sottoposta alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stata arrestata in flagranza per la violazione della misura.

Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, è stata quindi sottoposta agli arresti domiciliari in attesa del rito direttissimo. Le altre tre persone sono state invece denunciate a piede libero.

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