Operaio folgorato nel cantiere edile, tre a processo

ll processo per l’incidente sul lavoro costato la vita a Valentino Zanutto, 43 anni di Soligo. Il dramma nel 2021 a Vidor. Davanti al giudice l’impresario, un collega e la proprietaria dell’autopompa che gettava calcestruzzo

Marco Filippi
Il cantiere dove si consumò la tragedia a Vidor
Il cantiere dove si consumò la tragedia a Vidor

S’è formalmente aperto giovedì mattina, 12 febbraio, davanti al giudice Alice Dal Molin, il processo per la tragedia sul lavoro che costò la vita a un muratore di Soligo, Valentino Zanutto, 43 anni, folgorato da una scarica elettrica, il 5 novembre 2021, in un cantiere edile di via Alnè a Vidor.

Tre gli imputati: Luciano Mariotto, 72 anni di Sernaglia (difeso dall’avvocato Piero Barolo), l’impresario della “Mariotto Costruzioni srl” di cui Zanutto era dipendente; Sebastiano Bin, 27 anni di Montebelluna (avvocato Alberto Mascotto), il giovane operaio che manovrava il braccio snodabile dell’autopompa, dal quale passò la scarica elettrica letale, e Alessandra Balbinot (avvocato Renzo Fogliata), 62 anni di Asolo, proprietaria dell’autopompa che serviva per il getto terminale di calcestruzzo dell’entrata carraia in cui era impegnata al lavorare la vittima al momento della tragedia.

Nei loro confronti l’accusa è quella di omicidio colposo. Inizialmente gli imputati erano cinque: ma uno è stato prosciolto perché incapace di partecipare coscientemente al processo mentre un altro, Paolo Vettoretti (difeso dagli avvocati Simone Guglielmin ed Eva Baggio), committente dei lavori e titolare dell’azienda agricola La Todera, proprietaria dell’area dove sorgeva il cantiere, è stato prosciolto con sentenza di non luogo a procedere sulla scorta di una precedente sentenza favorevole all’imputato al quale si contestava l’accusa di violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, per lo stesso episodio.

La tragedia avvenne nel novembre di cinque anni fa. La vittima stava manovrando con il tubo terminale della pompa di calcestruzzo nel cantiere per il rifacimento della casa di uno dei proprietari della cantina “La Todera”. Teneva in mano il bocchettone per indirizzarlo all’interno del muretto in costruzione, quando rimase folgorato da una scarica proveniente dai fili dell’alta tensione causata dall’urto con il braccio meccanico della betoniera, radiocomandato da Bin.

Possibile che nessuno si fosse accorto dei fili dell’alta tensione che passavano sopra il cantiere? È proprio su questo punto che il pubblico ministero Massimo De Bortoli aveva indirizzato l’inchiesta, individuando, in base agli esiti, presunte responsabilità.

Nei confronti di Sebastiano Bin la procura contesta la negligenza «per aver manovrato il braccio snodabile dell’autopompa senza prestare la dovuta attenzione all’elettrodotto, la cui presenza era ben visibile, che veniva toccato dal braccio snodabile».

Mentre a Luciano Mariotto si contesta la mancata stesura di un piano operativo di sicurezza (il P.O.S.) che contemplasse i rischi e le misure preventive che riguardavano la presenza di un elettrodotto sopra il cantiere. Alla Balbinot le contestazioni ruotano attorno al macchinario, attraverso il quale passò la scossa elettrica.

L’udienza di giovedì è stata prettamente tecnica ed ha visto le parti, pubblica accusa e difesa, depositare le rispettive liste dei testimoni. Si torna in aula a maggio quando il processo entrerà nel vivo delle testimonianze. 

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