Raccolta firme per salvare le duemila opere di Gianni Ambrogio

Gli amici dell’artista organizzano la petizione da consegnare in Comune a Villorba per non disperdere il corpus di dipinti, disegni, incisioni e sculture dell’autore molto legato al suo territorio nonostante il respiro internazionale

Vera Manolli
Gianni Ambrogio fu pittore, incisore, scultore e fumettista
Gianni Ambrogio fu pittore, incisore, scultore e fumettista

Ci sono patrimoni che appartengono a una famiglia e patrimoni che, pur nascendo in una casa, diventano memoria collettiva. Le circa duemila opere di Gianni Ambrogio appartengono senza dubbio a questa seconda categoria. È partita in questi giorni la raccolta firme da presentare al sindaco di Villorba Francesco Soligo e alla giunta con l’obiettivo di chiedere l’acquisizione e la tutela di questo straordinario corpus di dipinti, disegni, incisioni e sculture, evitando il rischio di dispersione.

L’iniziativa nasce dall’impegno di tre amici dell’artista — Mario Remeggio, Imelda Teschin e Roberto Vantaggiato — sostenuti da una ventina di volontari. I punti di raccolta sono attivi tra piazza Aldo Moro a Carità e nei pressi del Monumento ai Caduti di Fontane, luoghi simbolici della vita quotidiana villorbese. Il fondo, oggi eredità della pittrice Luisa Cogo, vedova dell’artista, e del figlio della donna, Marco Romano, racconta oltre mezzo secolo di ricerca e lavoro. «Non si tratta soltanto di una raccolta numericamente imponente — spiega Remeggio — ma di un percorso artistico coerente, riconoscibile, attraversato da evoluzioni, sperimentazioni e ritorni ».

Nato a Treviso nel 1928 e scomparso a Villorba nel 2016, Ambrogio è stato molto più di un pittore. Incisore raffinato, scultore, fumettista e promotore culturale instancabile, ha intrecciato la propria attività creativa con un costante impegno nella diffusione dell’arte. Il suo esordio ufficiale nel 1947 fu presentato dallo scrittore Giovanni Comisso. Appena due anni dopo esponeva al Premio Taranto accanto a maestri come Giorgio de Chirico, Carlo Carrà e Mario Sironi. Era il più giovane tra nomi già consacrati, ma la sua voce era autonoma e riconoscibile.

La sua carriera lo portò a vivere a Parigi e in Bretagna, ad aprire uno studio a Milano negli anni più intensi della sperimentazione culturale, a esporre in Europa, in Canada e negli Stati Uniti. Nel 1992 Roma gli dedicò un’importante antologica a Palazzo Braschi. Nel 2009 Treviso lo celebrò al Museo di Santa Caterina. Nel 2011 fu invitato alla 54ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, su invito del critico Vittorio Sgarbi.

Eppure, nonostante il respiro internazionale, Ambrogio non ha mai reciso il legame con Villorba. Il suo atelier è stato per decenni un laboratorio aperto, un luogo di confronto e crescita culturale, punto di riferimento per artisti e appassionati. Non solo uno spazio fisico, ma un ambiente vivo, capace di generare dialogo e nuove visioni.

«La raccolta firme non è soltanto un gesto simbolico - chiudono gli amici dell'artista - è un appello concreto alle istituzioni affinché questo patrimonio diventi parte integrante dell’identità culturale del territorio, significa preservare una memoria viva, trasformare un’eredità privata in un bene condiviso e offrire alle nuove generazioni la possibilità di conoscere da vicino uno dei protagonisti più autorevoli del Novecento legati a Villorba». Perché salvare un’opera è conservare un ricordo; salvare un intero percorso è dare futuro alla memoria.

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