Veneto Banca: la rabbia dei soci

MONTEBELLUNA. Delusi e arrabbiati. Decisi a far valere i propri diritti. Consapevoli tuttavia che, tanto, continueranno a comandare coloro i quali hanno prodotto la perdita record da quasi un miliardo di euro nelle casse dell’istituto. «I dati di bilancio ci lasciano esterrefatti e molto preoccupati», osserva l’Associazione degli azionisti, che denuncia un clima di «continuo disorientamento e un senso di insicurezza e di sfiducia» nei confronti della banca.
All’indomani della maxi svalutazione del titolo (crollato da 39,50 a 30,5 euro, meno 22,8% ) e a sette giorni dall’assemblea degli azionisti di Veneto Banca molti soci ieri si sono recati agli sportelli per fare i conti: tra questi la vedova che ha perso i soldi della liquidazione del marito, l’artigiano costretto a sottoscrivere azioni di Veneto Banca per ottenere un finanziamento per la propria attività, pensionati che avevano riposto fiducia nell’istituto di Montebelluna. Chi più, chi meno, tutti ci hanno rimesso migliaia di euro.
La banca si difende come può: cercando di muovere sedicenti associazioni, comitati soci e qualche big dell’industria per cercare di arginare quella che – sabato 18 aprile – sarà un’assemblea dai toni incandescenti.
Anche tra gli amministratori ed ex amministratori si registrano perdite cruente: l’industriale Gianfranco Zoppas, ad esempio, titolare di oltre duecentomila azioni, ci rimetterà 2,2 milioni di euro; l’ex presidente di Unioncamere Federico Tessari, attuale membro del Cda, sta bruciando 240 mila euro; Alberto Trinca, figlio dell’ex presidente, fatti i conti si ritroverà con 400 mila euro in meno. E così il direttore generale, Vincenzo Consoli, che da questa operazione ci rimette circa centomila euro.
Perdite limitate, invece, per il presidente Francesco Favotto, che detiene appena 300 azioni pari, al valore attuale, a poco meno di diecimila euro.
Nella giornata di ieri, l’Associazione azionisti Veneto Banca – che riunisce 350 azionisti – ha incontrato proprio il presidente per coordinare la propria attività. «Un incontro cordiale – spiega il presidente Giovanni Schiavon, che ha vistoFavotto insieme a Leonardo Ancona –: noi abbiamo chiesto semplicemente chiarezza, perché negli ultimi tempi sono state diffuse informazioni e indicazioni contraddittorie che hanno disorientato gli azionisti. Il mio parere è che la banca sia stata oggetto di un accanimento di Bankitalia assolutamente immotivato e che l’obiettivo fosse il direttore generale Vincenzo Consoli che, avrà molte colpe, ma ha comunque il merito dell’ascesa da Banca Popolare di Asolo e Montebelluna a uno dei primi istituti italiani. All’assemblea faremo un intervento e spiegheremo che cosa intendiamo fare: vogliamo maggiori informazioni. Non ci interessano posti né potere: vogliamo semplicemente capire di più, anche rispetto alle strategie industriali del prossimo futuro. La fusione con Vicenza, ad esempio, la riteniamo sbagliata».
Chi invece sta affilando le armi è l’Adiconsum, l’associazione dei consumatori della Cisl regionale. «Saremo presenti dentro e fuori l’assemblea – spiega il presidente regionale Valter Rigobon – e ci divertiremo a svelare le grandi capacità manageriali di questi banchieri capaci di pontificare su tutto e protagonisti di questa disastrosa esperienza. Che danneggia soprattutto le persone più deboli: pensionati, operai, lavoratori, piccoli e piccolissimi risparmiatori cui è stata fatta trasparire una situazione molto diversa dalla realtà. Adesso, con la svalutazione del valore delle azioni, questi amministratori hanno certificato il danno che hanno creato ai risparmiatori: e dovranno risponderne».
Veneto Banca ha registrato nel 2014 una perdita netta di 968 milioni di euro; nel 2013 la perdita era stata di 96 milioni e nel 2012 di quasi 40 milioni. L’istituto attribuisce i risultati negativi alle fortissime svalutazioni richieste dalla Banca d’Italia prima e dalla Banca Europea dopo. Nel 2014 l’intero consiglio di amministrazione ha dovuto dimettersi in toto a seguito dei pesanti rilievi di un’ispezione di Bankitalia che ha dato luogo a una clamorosa inchiesta per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza che vede indagato l’attuale direttore generale Vincenzo Consoli e l’ex presidente Flavio Trinca. Insomma, una situazione incandescente all’interno della quale si inserisce, ora, la svalutazione del 22,8% del valore delle azioni. Sabato prossimo l’assemblea, mentre da Vicenza risuonano le sirene di Gianni Zonin, sempre più determinato a lanciare un ponte verso Montebelluna. Ma il matrimonio tra le due banche venete appare ancora lontano.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso










