Morto annegato nel Piave a 19 anni, l’appello dei genitori: «Cercate con noi lo smartphone di Mahey»

Papà e mamma del ragazzo che ha perso la vita a Cimadolmo: «Vogliamo vedere gli ultimi messaggi e foto»

Alessia Celotto
Mahey Verinder Kumar
Mahey Verinder Kumar

 

Si attende il nulla osta per i funerali di Mahey Verinder Kumar, il diciannovenne che lunedì primo giugno ha perso la vita a Cimadolmo, annegato nel Piave. Il corpo sarà cremato e successivamente verrà trasportato in India, Paese d’origine del giovane. Verinder era arrivato in Italia solo nove mesi fa assieme al padre, per costruirsi una vita migliore e raggiungere parte della sua famiglia che vive in Italia già da alcuni anni.

Una vita distrutta da un fiume tanto bello quanto insidioso. Intanto la famiglia, ancora scossa per l’accaduto, non sa darsi pace. E soprattutto non sa spiegarsi come il dramma sia potuto accadere. «Non è stato ritrovato neppure il suo cellulare» è l’appello dei genitori, «aiutateci a ritrovarlo. Così sapremo se era da solo o con qualcuno, a chi ha telefonato nelle ultime ore, non andava mai a fare il bagno da solo».

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Il cellulare potrebbe essere finito nel fiume con lui «oppure», sostengono i genitori, «qualcuno potrebbe averlo trovato e portato via». Chiedono insomma di poter avere gli ultimi ricordi del loro figlio sul cellulare.

I pericoli del Piave

Il diciannovenne non è l’unico ad aver perso la vita tra la acque del Piave, proprio per questo motivo un anno fa la Provincia aveva promosso alcune iniziative tra cui le sentinelle, il kit di comunicazione salvavita. Ma i vecchi cartelli sono arrugginiti, quelli nuovi sono pochi o comunque solo in italiano, e la campagna diffusa nei social non ha avuto effetto. I sindaci dei Comuni come Spresiano, Breda, Nervesa, Vidor, Santa Lucia e San Biagio hanno denunciato questa situazione.

L’attacco dei sindaci

«È mancato chi aveva promesso di coordinarci», ha spiegato Marco Della Pietra, sindaco di Spresiano, che la scorsa estate aveva chiamato la Prefettura per convocare un tavolo.«Se avessimo agito in totale autonomia, oggi avremmo qualche cartello in più e un maggiore controllo del territorio. Mi sembra che l'intera operazione sia stata solo una mossa di marketing. Si era parlato di andare al ministero e di iniziative che non sono mai avvenute».

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Una foto di Mahey Verinder Kumar, arrivato in Italia solo da pochi mesi

Cristiano Mosole, sindaco di Breda, aveva espresso perplessità sull’efficacia di ulteriori incontri istituzionali privi di risultati concreti: «Se dovessero riproporsi tavoli come quelli della scorsa estate, non parteciperò. Diverso il discorso se verranno avanzate proposte operative e interventi concreti: in quel caso il comune di Breda sarà presente».

La risposta della Provincia

Un ruolo di coordinamento se lo era dato anche la Provincia di Treviso, all’epoca guidata da Stefano Marcon. «Di fronte a eventi così dolorosi, il nostro pensiero va anzitutto alla vittima e ai suoi familiari», ha detto il presidente Marco Donadel.

«La Provincia di Treviso sarà sempre al fianco dei comuni del territorio per promuovere la sicurezza e la prevenzione lungo il Piave, pur non trattandosi di una competenza diretta dell’ente. Già l’anno scorso avevamo realizzato e messo a disposizione di tutte le amministrazioni comunali un kit di comunicazione dedicato, contenente dei materiali informativi sia in italiano sia in inglese, con indicazioni pratiche e avvertenze sui rischi connessi all'ingresso nelle acque del fiume. Ricordo che il divieto di balneazione è stato istituito perché esistono rischi che le aree fluviali presentano a causa della loro conformazione naturale».

Tra i principali pericoli evidenziati emergono: correnti improvvise ed effetti di risucchio, fondali dalla profondità incerta, presenza di sifoni e ostacoli sommersi, basse temperature dell’acqua con conseguente rischio di ipotermia, massi instabili e scivolosi, rifiuti sul fondo, repentini cambiamenti delle condizioni meteorologiche, sabbie mobili e problematiche legate alla qualità delle acque. «Proprio questi rischi sono elencati nel kit informativo: si tratta di contenuti che mantengono ancora oggi la piena validità e possono essere utilizzati attraverso tutti i canali istituzionali a disposizione dei Comuni, dai siti web ai social network. Rivolgiamo nuovamente ai Comuni l'invito a condividere i materiali con la cittadinanza.

 

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