Castelfranco, chiude il punto nascite: scontro tra i candidati sindaci

Da anni il numero dei parti era in costante diminuzione. Pozzobon: «Norma voluta da Renzi». Ghimenton: «Ospedale svuotato»

Davide Nordio
Castelfranco. L'ospedale San Giacomo di Castelfranco sarà sede staccata dell'Istitut o oncologico veneto
Castelfranco. L'ospedale San Giacomo di Castelfranco sarà sede staccata dell'Istitut o oncologico veneto

 

Game over per il punto nascite all’ospedale San Giacomo: la Regione si prepara a chiudere il reparto, assieme a quelli degli ospedali di Adria, Portogruaro e Valdagno, tutti con meno di 500 parti all’anno, la fatidica soglia sotto la quale la legge prevede la dismissione. In qualche modo una morte annunciata, quella dell’Ostetricia castellana, visto che da anni il numero dei parti era in costante diminuzione: 297 nascite l’ultimo dato preso in considerazione. Finora il rischio di chiusura era stato evitato con apposite deroghe. C’è qualche speranza per Adria e Portogruaro per motivi geografici, ovvero la distanza da altri punti nascita, ma stavolta niente da fare per gli altri due.

Deroga difficile

Castelfranco infatti si trova a poca distanza da tre punti nascita, ovvero Montebelluna, Camposampiero e Cittadella, come anche a quello di Treviso. Alla diminuzione dei parti pare aver influito per il San Giacomo anche l’assenza di un servizio per il parto indolore, presente invece nelle altre strutture vicine che le hanno fatte preferire anche alle donne residenti in città. Il ragionamento a livello ministeriale è che un punto nascita sotto i 500 parti non soddisfa i parametri di appropriatezza clinica e tenuta economica. Ma già sotto i mille parti l'esistenza di un punto nascita viene messa in discussione. Il primo segnale che stavolta il punto nascita castellano era davvero a rischio, era arrivato con la chiusura di Pediatria, perché l’affiancamento è ritenuto fondamentale per la sopravvivenza delle sale parto. La notizia è divampata nella campagna elettorale.

«Colpa del governo Renzi»

Per il candidato del centrodestra Luca Pozzobon questa chiusura «è una conseguenza delle politiche volute dal Governo Renzi, in continuità con Monti, e dall’allora ministro Beatrice Lorenzin. La Regione del Veneto peraltro non può che prendere atto dell’applicazione delle disposizioni sul numero minimo di nati presso gli ospedali.

Mentre sta applicando rapidamente il nuovo paradigma dettato dal Governo Meloni che porterà nella nostra città la più grande casa di comunità della provincia. Nello scorso decennio il Governo Monti e quelli targati PD consideravano gli ospedali di periferia come dei “rami secchi” e hanno dato applicazione a misure volte a concentrare i servizi presso gli ospedali principali.

Chi oggi accusa dovrebbe essere onesto e riconoscere che è proprio l’attuale governo di centrodestra ad avere invertito la rotta, tracciando la strada per avere più cure di prossimità. Spero che la perdita del punto nascite sia l’ultimo servizio che siamo costretti a perdere per la visione distorta di chi ha governato nel passato».

«Proviamo a salvarlo»

Parere diametralmente opposto da parte della candidata di centrosinistra Maria Ghimenton: «Una notizia gravissima, che rappresenta l'ennesimo colpo inferto al nostro ospedale e ai servizi sanitari del territorio. Dopo la perdita della pediatria, dell'ortopedia, oggi assistiamo a un ulteriore depauperamento di un presidio che serve non solo Castelfranco, ma un intero comprensorio: è il risultato di un percorso iniziato da anni. Quando un reparto viene progressivamente impoverito di risorse e prospettive, le conseguenze sono queste. Noi abbiamo la volontà politica e morale di difendere la parte generalista del nostro ospedale».

«Se sarò eletta sindaca», conclude Ghimenon, «la mia prima iniziativa sarà chiedere un incontro urgente con il direttore generale dell'Ulss e un'audizione in Regione per verificare se esistano ancora margini per salvare il punto nascite, dal momento che gli indicatori di qualità e risultati restano ancora tra i migliori del Veneto, e per pretendere chiarezza sul futuro dell'ospedale di Castelfranco».

 

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