A Treviso i B&b sono più di 600, aumento record negli ultimi mesi
L’impennata è cominciata in primavera. Diversi i fattori che hanno contribuito ad aumentare l’attrattività di Treviso: la città è vivibile, collegata facilmente ad altri centri e il capoluogo è piccolo ma ha diversi affacci storici

A metà marzo le strutture ricettive extra alberghiere della città erano 570. Oggi sono 604. In quattro mesi (scarsi) il censimento comunale del B&b e degli affitti turistici cittadini ha visto una autentica impennata che mediamente racconta di poco meno di una decina di nuovi posti letto aggiunti ogni mese.
Un ritmo da meta turistica, che porta con sé gli elementi di un dibattito sul tema casa che dal turismo spazia alla residenzialità ed alla difficoltà di reperire alloggi in affitto per famiglie e lavoratori, ma apre anche l’orizzonte sugli interessi di una economia che fa della conversione turistica degli immobili un nuovo grande business che dà lavoro.
La rampa di lancio
Luci e ombre di una Treviso diventata meta turistica nell’arco degli ultimi dieci anni, spinta prima dalla vicinanza con Venezia, poi dal flusso dei voli Ryanair e negli ultimi anni dalla nascita di un indiscutibile posizionamento indipendente del capoluogo di Marca (e di parte della sua provincia) come meta autonoma.
Hanno contribuito la “facilità” di una città vivibile senza stress ma collegata facilmente ad altri centri, un capoluogo di piccole dimensioni ma molteplici affacci storici, affascinante per i suoi corsi d’acqua e i tanti locali, una caratterizzazione da piccolo borgo che vale il week end, ed alle volte più di quello per chi vuole muoversi e cerca un baricentro.
Hanno spinto il passaparola, il rugby internazionale, le recensioni estere post Covid che hanno privilegiato il piccolo all’affollato, gli eventi cittadini e anche – indubbiamente – quelli di richiamo nazionale come la DeeJay Ten che da sola è valsa una eco sia per il centro che per la Greenway del Sile.
I numeri e i loro effetti
Nel 2007 a Treviso le grandi mostre erano già un ricordo e il capoluogo contava 42 B&b (la provincia 247). Nel 2018 i numeri erano quadruplicati (174 alloggi turistici nel capoluogo e 417 in provincia) poi è arrivata la mazzata della pandemia che ha gelato il settore, ripartito però col turbo a distanza di due anni dal Covid. Oggi i numeri cittadini sono più del triplo di quelli che precedettero la crisi sanitaria ed economica mondiale tra 2019 e 2021.
Ricettività è diventato il nuovo mantra, con la trasformazione in B&b di appartamenti nuovi e vecchi, la destinazione turistica o affitti brevi di intere palazzine realizzate ex novo o acquistate e ristrutturate ad hoc, perfino la trasformazione in B&b di negozi sfitti ubicati al pianterreno e trasformati in appartamenti in vetrina sfruttando la difficoltà di trovare spazi in vendita a prezzi bassi, la grande disponibilità di botteghe sfitte, la normativa che non impedisce i cambi di destinazione d’uso.
Il tutto mentre anche l’alberghiero, dopo una profonda crisi, ha rialzato la testa con il rilancio di strutture chiuse come lo Scala, il restyling di storici hotel cittadini come il Carlton, l’acquisizione di alberghi simbolo come il Fogher da parte dei grandi gruppi del turismo formato hotel-B&b.
La nuova normativa
Nel novero di quel che è successo va introdotta anche la normativa sugli alloggi turistici e i B&b, varata proprio per dominare un fenomeno dilagante e spesso oggetti di pesanti accuse di evasione. L’obbligo di vivere nella struttura in cui è attivo il B&b o in caso contrario di dichiararlo se superiore a tre unità ha avuto l’effetto di far aumentare a dismisura i numeri delle dichiarazioni, complice anche il fatto che gli investimenti immobiliari fatti dal privato con l’intenzione di aprire un B&b sono stati sempre più spesso affidati a società di gestione, quindi obbligatoriamente dichiarati.
Il turismo ha rosicchiato ampie parti di residenzialità, ma ha anche creato nuove opportunità di lavoro. Il primo fenomeno però, oggi, è quello che ha avuto i maggiori effetti a livello sociale mettendo a rischio Treviso e altri contesti vicini: belli ma impossibili da abitare per il combinato disposto di mancanza di affitti (dati al turismo o tolti dal mercato) e caro prezzi. Realtà che sta allargando sempre più la sua sfera di influenza costringendo il ceto medio soprattutto ad allontanarsi dai centri.
La formula foresteria
E questa crisi ha alimentato un’ulteriore differenziazione nell’ambito delle conversioni turistiche: quella che ha portato alcuni proprietari o società ad aprire ad affitti brevi uso foresteria. Succede soprattutto nei pressi dell’ospedale con una struttura già attiva in via Fornaci, un’altra in realizzazione in via Venier, una terza costruita ex novo in via Sant’Antonino dove i mini appartamenti turistici permettono anche formula di affitti mensili ai lavoratori.
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