Il Prosecco Doc si allarga: verso quota 30 mila ettari tra Veneto e Friuli

La denominazione si appresta così a raggiungere i 30.500 ettari tra due regioni e 9 province. Bonaldi, Confagricoltura: «Il consorzio rimane prudente ma è pronto a attingere»

Lorenza Raffaello
Vigneti collina Prosecco Doc
Vigneti collina Prosecco Doc

La Doc Prosecco, dopo aver approvato un allargamento di 2.000 ettari in via straordinaria venerdì 3 luglio durante l’assemblea del Consorzio di tutela, mette a disposizione ulteriori mille ettari.

Un altro possibile allargamento della denominazione, quindi, da tenere pronto come quota da utilizzare in caso di eventi atmosferici avversi o richieste extra del mercato.

La denominazione si appresta così a raggiungere i 30.500 ettari tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Peccato che solo poche settimane fa, dopo l’ampliamento di 3.000 ettari deliberato a inizio giugno, il Consorzio avesse annunciato che si sarebbe fermato definitivamente a 27.500.

Come sempre è doveroso sottolineare che non si tratta di nuovi vigneti piantati dal nulla, ma dello sblocco di diritti e superfici già esistenti, di vigneti piantati prima del 2018, attraverso il sistema pubblico di autorizzazione degli impianti, rimodulato d’intesa con il Consorzio in base alle necessità del mercato.

Ora la denominazione Doc si estende tra due regioni e in 9 province.

Le attese del mercato

La decisione del Consorzio di tutela del Prosecco Doc nasce per esigenze di mercato. Quella a cui si è deciso di attingere è la superficie necessaria per soddisfare un mercato in continua crescita, anche se meno veloce rispetto all’anno scorso, quando le vendite si erano impennate per via dello spauracchio dei dazi.

Sorge, però, una domanda: avendo a disposizione altri 3.000 ettari oltre a quelli annunciati a giugno, perché attingere solo a 2.000 e tenersi altri 1.000 da parte in caso di necessità?

Perché non usufruirne subito senza lasciar passare tempo, dato che è quasi sicuro che quei vigneti verranno con un’altissima possibilità utilizzati entro la vendemmia?

Gli esperti del settore utilizzano una parola: prudenza.

Il mercato, nei primi cinque mesi dell’anno, è in flessione rispetto allo stesso periodo del 2025 di circa il 1,5-1,8%.

In questi mesi si sta pagando il boom di ordini del primo trimestre 2025 dovuti al timore dei dazi negli Stati Uniti, mentre la proiezione del 2027 è buona, perché si stima che il mercato riuscirà a tenere le quote di vendita attuali, restando dunque in pareggio, anche se la speranza sia che arrivi un’ulteriore accelerata.

Queste però rimangono proiezioni. La certezza si avrà solo strada facendo. Più semplicemente se la situazione rimane inalterata con la superficie aggiuntiva ci sarà solo da guadagnarci, altrimenti la produzione diventerà superiore rispetto alla richiesta.

E sono anni che una cosa del genere non accade. I soci hanno quindi preferito rimanere più bassi rispetto alla disponibilità: «Non sappiamo bene come andrà il mercato, anche se riteniamo che a fine anno potrebbero tornare i numeri del 2025 e quindi non essere negativo, ma preferiamo essere prudenti», si sarebbe detto durante l’assemblea.

Le ragioni

«Il Consorzio sta agendo con prudenza e con molta attenzione nei confronti delle esigenze di tutta la filiera, ma con una visione anche di lungo termine», commenta Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Confargricoltura Veneto, «credo che questo atteggiamento di prudenza nei confronti di un mercato in mutamento soprattutto quello internazionale sia l’atteggiamento corretto e credo che rappresenti il compito del Consorzio: promuovere e valorizzare il prodotto».

Quello che i soci hanno stabilito è che non si aggiungerà ulteriore superficie oltre ai 30.500 ettari decisi venerdì, questo per non andare a snaturare il mercato e a modificare le logiche, finora virtuose, di domanda e offerta.

Peccato che avessero detto la stessa cosa raggiunta quota 27.500 ettari. «Siamo fiduciosi che i numeri tengano, anzi stanno tenendo», aveva detto il presidente del Consorzio di tutela del Prosecco Doc, Giancarlo Guidolin qualche settimana fa.

E così sembra. L’imbottigliamento di maggio è stato superiore del 2,3% rispetto alla media degli ultimi 3 anni.

E nel primo trimestre le vendite allo scaffale hanno registrato significativi incrementi: addirittura +5,6% in Italia, +5,1% negli Usa, + 3,6% in Inghilterra, +4% in Germania con una media di 20 mila ettolitri imbottigliati al giorno.

La leva prezzo

L’aumento della superficie potrebbe andare ad inficiare il prezzo di vendita delle bottiglie allo scaffale? «No, i 30.000 ettari servono proprio per mantenere il prezzo attuale», spiega Gallarati Scotti Bonaldi, «rispondono, cioè, a un equilibrio tra domanda e offerta. Quindi tendenzialmente sul prezzo non ci dovrebbero emergere differenze, anzi, se non si dovessero aggiungere anche gli ulteriori mille ettari a disposizione, potrebbe esserci addirittura un effetto di lievissimo rialzo del prezzo».

Una possibilità remota, visto che quei mille ettari in più di vigneti “marchiati” Prosecco Doc non sono mai stati così vicini.

 

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