Travolto e ucciso dal pioppo, l’esperto: «Gli alberi vanno censiti e valutati di continuo»

L’opinione di Roberto Rasera, dottore forestale: «Le segnalazioni sono importanti, noi tecnici siamo come i medici»

Costanza Valdina
I residenti osservano quel che rimane del pioppo schiantato
I residenti osservano quel che rimane del pioppo schiantato

«Censimenti, monitoraggi e interventi mirati». Sono questi i passaggi irrinunciabili per la cura e la salvaguardia del patrimonio arboreo cittadino. Parola del dottore forestale Roberto Rasera.

Come si riconosce un albero pericoloso?

«È necessaria una doppia valutazione: quella del pericolo e quella del rischio. Il pericolo riguarda la possibilità intrinseca che una pianta cada, totalmente o in parte, mentre il rischio è legato ai possibili danni che quella caduta può provocare. Una pianta può essere anche molto pericolosa, ma se si trova in una posizione isolata è difficile che provochi danni in assenza di bersagli da colpire. Se invece si trova lungo una strada trafficata, il rischio è molto più elevato».

Il dottor Roberto Rasera
Il dottor Roberto Rasera

Come si procede nella valutazione?

«Ci sono diverse metodologie. Una delle più utilizzate è quella basata sull’analisi visiva, che valuta la presenza di sintomi esterni come cavità, anomalie strutturali e altri segnali. Questa valutazione può essere affiancata da indagini strumentali che consentono di approfondire la diagnosi. In sostanza, noi tecnici lavoriamo come i medici: gli strumenti forniscono dati, ma poi sta a noi interpretarli e formulare una diagnosi».

E una volta fatta la diagnosi, come si interviene?

«Si può decidere di non intervenire, oppure si può procedere con potature, consolidamenti con funi, limitazioni dell’accesso all’area, fino ad arrivare, nei casi estremi, all’abbattimento. Anche con tutte le valutazioni e gli interventi fatti correttamente, può comunque verificarsi un cedimento. Può dipendere da eventi estremi, come fenomeni climatici molto intensi, oppure da fattori che non siamo ancora in grado di prevedere completamente. Le piante sono esseri viventi e rispondono in modo diverso. Nella valutazione di interventi sulle alberature urbane, ed in particolare nella scelta o meno di abbattere un pianta, vanno considerati ovviamente anche tutti i molteplici benefici che questa comporta agli ambiti antropizzati».

Spesso si parla spesso di alberi marci. È corretto?

«Sarebbe opportuno parlare di degradazione del legno, spesso causata da funghi. Le cosiddette carie del legno possono portare anche alla formazione di cavità, ma non è automatico che una pianta con cavità sia pericolosa. Ci sono alberi anche molto degradati all’interno che restano in piedi da decenni».

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E le piante inclinate?

«Una pianta inclinata non è necessariamente pericolosa: spesso ha trovato un suo equilibrio. Va valutata, ma non esiste un automatismo che porti a dire che debba essere abbattuta».

Quali sono i passaggi fondamentali per la salvaguardia del patrimonio arboreo?

«Il punto di partenza è il censimento del verde. Poi servono piani di gestione che prevedano manutenzioni e controlli periodici curati da esperti del settore dottori agronomi e forestali».

Si pensa che potare molto renda gli alberi più sicuri.

«Le potature devono essere limitate e fatte correttamente, rispettando la fisiologia della pianta. Interventi drastici, come le capitozzature, aumentano il rischio invece di ridurlo».

Sono utili le segnalazioni da parte dei cittadini?

«Lo sono, ma le decisioni devono basarsi su valutazioni tecniche nel rispetto del ciclo vitale di ciascuna pianta». 

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