Il tempio Canoviano chiuso per crolli di intonaco: «Riaprire il prima possibile»
La presidente dell’Opera, Vania Cunial: «Stiamo valutando gli interventi con i tecnici e la Soprintendenza, la sicurezza viene prima di tutto»

È visitato ogni anno da 80mila persone, ma dallo scorso 24 febbraio l’accesso è chiuso al pubblico. Parliamo del Tempio Canoviano di Possagno, dove si è verificato un distacco di intonaco dall’alta cupola, fortunatamente non coinvolgendo persone o cose.
Al momento non è possibile ancora prevedere una riapertura. Ma Vania Cunial, presidente dell’Opera Dotazione del Tempio Canoviano, ente che si occupa della chiesa voluta, progettata e finanziata da Antonio Canova, si augura che questo possa avvenire quanto prima.

Presidente Cunial, a quasi un mese dalla chiusura, quale è la situazione per il Tempio?
«Come consiglio dell'Opera abbiamo nominato un tecnico che ha già iniziato il suo lavoro. Sono state già valutate tutta una serie di modalità per intervenire e consentire la riapertura del tempio. Modalità che richiedono il benestare della Sovrintendenza. Poi sarà necessario capire che lavori di restauro bisognerà eseguire e anche questi dovranno essere vagliati dalla Sovrintendenza. Potrebbe essere un intervento semplice, ma finché non approfondiamo la cosa non lo possiamo sapere».
Avete riscontrato quale è stato il problema di questo distacco?
«La valutazione delle cause è ancora in corso, a prima vista si tratta di un distacco superficiale in un punto ben determinato della cupola. Tuttavia dobbiamo aspettare le analisi in quota perché potrebbe emergere qualcosa di diverso. Si tratta di un intervento importante perché dobbiamo andare a ventisette metri d’altezza e ci vogliono attrezzature particolari. Il distacco è avvenuto infatti proprio sulla cuspide della cupola poco distante dalla vetrata sulla sommità, quindi in una zona difficile da raggiungere. Ovviamente come ente proprietario di questa opera d'arte che, utile ricordarlo è anche la chiesa parrocchiale di Possagno, c'è tutto l'interesse è quello di poter riaprire il prima possibile. Però si deve anche considerare che è una chiesa frequentata tutti i giorni veramente da tante persone, a volte mille in un solo giorno. Dunque bisogna adottare le massime misure di sicurezza è indispensabile. Chiudere è stata una decisione presa a malincuore ma necessaria».

Purtroppo ci sono tanti turisti che sono rimasti a bocca asciutta, cioè sono arrivati al tempio ed hanno trovato le porte chiuse...
«Ho visto, si è trattato anche di un gruppo numeroso, e ci dispiace tanto. Appena è stato segnalato il distacco e abbiamo deciso di chiudere, abbiamo subito usato ogni canale per avvertire che l’accesso era interdetto fino a nuovo ordine. Ovviamente chi aveva prenotato una visita è stato avvisato immediatamente. Come l’abbiamo comunicato sui social e sul nostro sito. E a chi telefonava per avere informazioni su visite e celebrazioni religiose. Purtroppo arrivare a tutti è impossibile».
Il Tempio è normalmente la tappa conclusiva di chi viene a visitare la Gypsoteca Canoviana. Ma per tanti è anche una meta che di solito non si programma, essendo ad accesso libero. Insomma spesso si coglie l’opportunità di passare per Possagno, magari diretti altrove, per fare una sosta ed ammirare questo capolavoro di Canova...
«Appunto, anche per questo abbiamo fatto tutto quanto potevamo per avvisare di questo disguido. E non appena i tecnici ci daranno un'indicazione dei tempi di riapertura, aggiorneremo subito il sito e verranno fatte le comunicazioni sui social, che sono quelli un po' più letti. Però in questo momento non me la sento di sbilanciarmi, perché non vorrei creare false speranze sulla data di riapertura. Vorrei precisare che noi del consiglio dell’Opera, che lavoriamo gratuitamente mettendo a disposizione il nostri tempo, stiamo dedicando tante energie per risolvere questo problema. Un problema che purtroppo non viene vissuto solo dai visitatori».
In che senso?
«Come ho detto, il tempio è anche chiesa parrocchiale, questa è la chiesa dei possagnesi, che oggi devono andare a messa da altre parti. Saperlo chiuso fa tristezza, sembra che manchi proprio qualcosa, qualcosa si è fermato». —
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