Aggredito dalla baby gang, la rabbia dell’imprenditore Galletti: «Loro intoccabili, io vivo nella paura»

La testimonianza di Giovanni Galletti dopo l’episodio di violenza che lo ha visto protagonista a Mignagola di Carbonera: «Una situazione vergognosa. Con quale serenità rientro al lavoro sapendo che possono tornare quando vogliono?»

Federico De Wolanski
Giovanni Galletti, vittima dell'aggressione
Giovanni Galletti, vittima dell'aggressione

La rabbia è tanta, ma più che per le botte (prese e date) per lo sfottò dei ragazzini, rimasti seduti con aria di sfida davanti al suo negozio mentre lui era al pronto soccorso, e tornati a colpire il giorno dopo averlo aggredito lanciando una chiave tra la gente per sfondare la vetrina di uno dei suoi distributori automatici davanti al market.

Il patron della Salus Veneto Galletti preso a morsi e pestato dalla baby gang
Nel tondo Giovanni Galletti, titolare della tabaccheria e del centro di medicina Salus. Nella foto grande l'area dove è avvenuta l'aggressione

«È una situazione che ha dell’assurdo» si sfoga Giovanni Galletti, «ma con quale serenità posso lavorare sapendo che quella banda di ragazzini può tornare quando vuole, come ha già fatto, e che è libera di muoversi e fare quel che gli pare dopo avermi aggredito e dopo averne combinate di tutti i colori in queste settimane»?

Non ha paura di metterci la faccia, quella che porta il segno della zuffa di lunedì fuori dal negozio. «Non potevo accettare che continuassero a inveire e urlare e sono andato fuori ad affrontarli» racconta, «dovevo lasciar correre? Con dei ragazzini? Mai mi sarei immaginato tanta violenza» continua, «ma soprattutto mai mi sarei immaginato che non avessero il minimo scrupolo. E invece è così. Sanno di poter fare quello che vogliono, tanto sono violenti e minorenni. Ma questo è inaccettabile».

Mercoledì ha parlato con il sindaco, con un assessore, ha incontrato decine di persone che gli hanno portato la loro solidarietà. «Faremo qualcosa, bisogna fare qualcosa» spiega, «perchè non è ammissibile che una intera comunità viva sotto scacco di tre teppistelli. Eppure ad oggi è così» continua, «ed io mi ritrovo ad avere timore per la mia famiglia e per dover tornare a lavoro sapendo che potrebbe succedere di tutto. E non perché ingigantisca, ma perché parliamo di ragazzini che, pur identificati dai carabinieri e denunciati, il giorno dopo avermi picchiato sono tornati...» ribadisce, «qui non si tratta di avere pelo sullo stomaco, ma totale menefreghismo per le regole e per la società civile».

C’è sconforto nelle sue parole, ma anche molta voglia di rivalsa. «Si deve riuscire a intervenire in qualche modo altrimenti questi episodi continueranno a ripetersi e magari andrà anche peggio» dice. Daspo da Carbonera? «Ma come, se vivono qui?». E amaro sottolinea: «Se anche gli vietassero di circolare in alcune zone, non penso gli interesserebbe».

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso