Spiaggia sequestrata a Bibione, sotto inchiesta ex assessore leghista e un imprenditore

BIBIONE. Ci sono anche due trevigiani coinvolti nell’inchiesta della procura della Repubblica di Pordenone sui presunti favori sui bandi di gestione che ha fatto scattare il sequestro di un’area di 25.800 metri quadrati di spiaggia a Bibione. Si tratta dell’imprenditore trevigiano Alberto Granzotto, 54 anni, socio di riferimento del Villaggio Turistico Internazionale (VTI) e titolare della concessione demaniale dell’area di spiaggia sequestrata dalla guardia di Finanza e di un impiegato del comune di San Michele al Tagliamento, Alberto Gherardi, 59 anni, molto conosciuto a Mogliano per essere stato assessore allo sport e alla sicurezza nella giunta Azzolini, oltre che, in passato, per due mandati segretario cittadino della Lega.
I reati ipotizzati dal sostituto procuratore Raffaele Tito nei confronti dei tre indagati sono quelli di occupazione abusiva di area demaniale marittima utilizzata per finalità turistico-ricreative per Granzotto e di abuso d’ufficio e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente per Gherardi e il collega Ivo Rinaldi, all’epoca dirigente del settore lavori pubblici del Comune.
L’inchiesta della procura della Repubblica di Pordenone è partita dai ricorsi al Tribunale amministrativo Regionale di una società che contestava i bandi di gara emessi dal Comune nel 2016 e nel 2018 per l’aggiudicazione della concessione di un tratto di arenile. Nel primo bando, firmato da Gherardi, era previsto l’obbligo per il vincitore di versare al concessionario uscente un indennizzo di 11 milioni di euro, corrispondente al valore dell’impresa titolare della concessione, stabilito sulla base di una perizia prodotta dalla stessa società uscente ossia la VTI.
In seguito all’annullamento da parte del Tar del bando, il Comune lo avrebbe formalmente adeguato, reintroducendo però la stessa clausola, permettendo comunque al concessionario di continuare a gestire la spiaggia fino all'estate del 2019 attraverso più provvedimenti di proroga provvisoria a firma di un funzionario comunale. Poiché anche il secondo bando di gara era stato impugnato dalla società concorrente, il funzionario responsabile del Comune avrebbe rilasciato, in accordo con il concessionario uscente, un provvedimento per estendere automaticamente la durata della concessione fino al 2033.
Gli investigatori sospettano che vi fosse un accordo tra Granzotto, interessato a mantenere la concessione, e il funzionario comunale, per scoraggiare la partecipazione di altri concorrenti alla gara. A supporto di questa ipotesi investigativa v’è un’intercettazione telefonica in cui un collaboratore di Granzotto definisce l’azione di Gherardi «una furbata» mentre l’imprenditore trevigiano risponde «lo avevamo concordato».
Nel frattempo l’imprenditore trevigiano Granzotto passa al contrattacco. «Siamo semmai noi - dice - parte lesa in tutta questa vicenda. Dobbiamo ancora leggere bene tutti gli atti e non possiamo esprimere giudizi. È ancora troppo presto». Nel frattempo, però, Granzotto ha dato mandato di seguire il caso agli avvocati Bruno Barel ed Emilio Cauci di San Vendemiano per la parte amministrativa, mentre del fronte penale si occuperà l’avvocato Marco Vassallo di Venezia. «Il nostro obiettivo - spiega l’imprenditore trevigiano - è il dissequestro dell’area demaniale, perché l’area sequestrata copre tutta la nostra concessione. Trasferirò gli atti agli studi legali e poi loro vedranno il da farsi. Siamo all’oscuro, questa storia ci è piombata addosso all’improvviso e non ci aspettavamo un provvedimento così severo».
Intanto le indagini della guardia di Finanza continuano. Resta ancora da analizzare una parte dei documenti posti sotto sequestro nel corso dell’indagine. —
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