A fuoco la collina Unesco dei vigneti: individuato l’autore, rischia la denuncia
L’incendio è scoppiato a pochi passi dalla chiesa di San Vigilio, a Col Martino. fiamme provocateìì dalle ramaglie bruciate dal viticoltore

A fuoco ieri pomeriggio le colline patrimonio Unesco, in uno dei paesaggi più suggestivi e simbolici del territorio: sopra la chiesa di San Vigilio, a Col San Martino. Sono andati in fiamme circa duemila metri di terreni boschivi, con i vigneti di Prosecco Docg lambiti dal rogo. Una sessantina di piante di glera sarebbero rimaste carbonizzate. Determinante il vento di Föhn: da un lato ha alimentato le fiamme, dall’altro ha reso più complesse le operazioni dei vigili del fuoco su un pendio già difficilmente accessibile.
Le cause
L’innesco sarebbe riconducibile alla bruciatura di sterpaglie e residui vegetali delle viti, sfuggita al controllo. L’agricoltore che ha causato il rogo, seppur involontariamente, rischia una denuncia. In un primo momento si era temuto un atto doloso ai danni di qualche viticoltore o l’azione di un piromane. Nel territorio di Farra di Soligo, come in altre zone della Marca, nella giornata di ieri soffiava un vento sostenuto, alimentando i timori iniziali di un gesto volontario.
«Dal paese si vedeva la colonna di fumo con le fiamme alte», spiega il sindaco Mattia Perencin. «Alle 15 quando stavo andando in municipio – racconta il primo cittadino di Farra di Soligo –, io stesso ho visto quando stava accadendo. Ho chiamato la polizia locale per andare sul posto e ho allertato i vigili del fuoco».
Intervento in forze
In località Minchet sono intervenute diverse squadre dei pompieri, provenienti da Conegliano, Montebelluna e Vittorio Veneto, con il supporto dei volontari dell’associazione Avab di Valdobbiadene. «Con il vento, il pericolo era che prendesse fuoco l’intera collina, in un’area difficile da raggiungere – spiega il sindaco Perencin –. Abbiamo indicato ai vigili del fuoco di lasciare i mezzi più grandi nella chiesa di San Vigilio e salire con quelli più piccoli».
Il rogo è stato innescato dalla combustione di materiale vegetale eseguita dallo stesso proprietario del terreno. «Stava bruciando delle ramaglie e a causa del vento le fiamme sono partite e andate fuori controllo», conferma il primo cittadino, che ringrazia tutti gli operatori intervenuti per aver evitato il propagarsi dell’incendio.
Sul posto, per gli accertamenti, sono intervenuti i carabinieri forestali della stazione di Valdobbiadene, oltre a personale della Regione Veneto. Sarà ora valutata la posizione dell’agricoltore: il codice penale prevede il reato di incendio colposo quando il fatto è causato da comportamenti negligenti, imprudenti o dalla violazione di norme precauzionali.
Cosa rischia
Per l’accensione di fuochi controllati destinati alla bruciatura di residui vegetali a meno di 100 metri da aree boschive è necessaria una formale richiesta alla Forestale, come previsto dalla normativa regionale. Il Comune di Farra, come molti altri enti, emette ogni anno un’ordinanza per il contenimento dell’inquinamento, valida da ottobre a maggio, che disciplina anche le combustioni.
«Il proprietario del fondo o il conduttore deve assicurare la presenza ininterrotta, durante lo svolgimento di tutte le operazioni di bruciatura, di un adeguato numero di persone maggiorenni fino al completo spegnimento dei fuochi, onde evitare ogni pericolo – si legge nell’ordinanza comunale –. Le operazioni di accensione e bruciatura sono consentite solo in assenza di vento al fine di evitare che le faville provenienti dalla combustione possano innescare ulteriori focolai». Le sanzioni amministrative vanno da 80 a 480 euro, oltre agli eventuali risvolti penali.
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