Invasi dalle mosche: «Contarina paghi o pignoriamo»
Il caso a Signoressa, la famiglia Santagata-Favero che vive vicino all’impianto di compostaggio ha ottenuto dal giudice un risarcimento da 270 mila euro. Ma l’azienda non paga

«O pagano entro 10 giorni o il mio avvocato, Emilio Marcon, avvierà l’atto di pignoramento presso la banca dove Contarina ha il conto corrente»: parola di Cecilia Santagata, la pasionaria della lotta contro le mosche e gli odori che invadevano la sua abitazione di via Sant’Elena, la più vicina della zona all’impianto di compostaggio di Signoressa.
E non si tratta di pochi soldi: la sentenza del tribunale di Treviso ha infatti quantificato in oltre 270 mila euro, in pratica 55 mila e rotti per ciascuno dei cinque componenti la famiglia Santagata-Favero, il risarcimento per danno non patrimoniale, a cui aggiungere un 3% annuo dal 2019, quando era partita la battaglia contro mosche e odori. Sempre che nel frattempo non arrivi il ricorso contro la sentenza di metà febbraio.
«È un loro diritto fare ricorso» dice Cecilia Santagata, «facciano pure se è questa la loro intenzione, ma sarebbe un accanimento nei nostri confronti. A casa mia sono venuti vigili del fuoco, carabinieri, Ulss 2, entomologo, geologo, tutti hanno fatto i loro rilievi e hanno verbalizzato. Non vedo cosa possa cambiare».
In sede dibattimentale i legali di Contarina avevano cercato di smontare la perizia del Ctu e di farne dichiarare la nullità, ma la giudice, pur non riconoscendo il danno patrimoniale, ha riconosciuto quello non patrimoniale.
Nella sentenza sono state poi determinate delle prescrizioni che Contarina deve mettere in pratica entro tre mesi per evitare che ricompaiano mosche e possano diffondersi ancora odori, pena una sanzione di 100 euro per ogni giorno di inadempienza. «Gli odori se sentono ancora saltuariamente» afferma Cecilia Santagata. «Ogni volta che sento degli odori o scatta l’allarme invio subito un messaggio di segnalazione al sindaco, che peraltro non mi ha mai risposto e mai è venuto a a rendersi conto della situazione. L’ultimo glielo ho inviato il 10 marzo. Per quanto riguarda le mosche la situazione è decisamente migliorata rispetto a quando eravamo letteralmente invasi. Non ho fatto questa battaglia tanto per farla, ma perché il disagio che pativamo era reale. Non sono contro l’impianto di compostaggio, è un impianto di pubblica utilità, ma deve funzionare bene per la salute mia, della mia famiglia, di tutti i residenti della zona».
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