Tecnica mininvasiva d’avanguardia a Treviso per le cisti sinoviali vertebrali
Oltre cento pazienti già trattati con ottimi risultati dall’Unità di Neuroradiologia Intervenistica Spinale usando una tecnica applicata solo in pochi altri centri internazionali. Il primario Stafa: «Risultati incoraggianti»

Sono già 103 i pazienti trattati con successo all'ospedale di Treviso con una tecnica mini-invasiva innovativa per le cisti sinoviali vertebrali, patologia responsabile del 5-6% dei casi di lombosciatalgia. Un risultato significativo per l'Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Neuroradiologia Interventistica Spinale dell'Usl 2, attiva da maggio 2025 e diretta dal dottor Altin Stafa.
L'Unità rappresenta un unicum nel panorama del sistema sanitario nazionale e nasce da una scelta aziendale lungimirante: investire con decisione sulle tecniche mini-invasive applicate alle patologie della colonna vertebrale.
La Uosd si occupa del trattamento di numerose patologie spinali ad alta incidenza, come ernie discali, fratture vertebrali e metastasi della colonna, ma si distingue in particolare per l'approccio a condizioni meno note, spesso considerate di nicchia come, appunto, le cisti sinoviali vertebrali che, pur causando una percentuale relativamente contenuta dei casi di lombosciatalgia, hanno un impatto che può essere rilevante sulla qualità di vita dei pazienti.
«Mentre nella maggior parte degli ospedali italiani ed europei questa condizione viene ancora trattata con intervento chirurgico tradizionale o con tecniche mini-invasive guidate dalla tac», spiega Stafa, «A Treviso è stata scelta e affinata una procedura innovativa, applicata solo in pochi centri internazionali. La tecnica usa una guida fluoroscopica angiografica, che consente di esporre il paziente a una dose di radiazioni nettamente inferiore rispetto alla tac, conservando precisione e sicurezza».
«La tecnica prevede l'inserimento di due aghi convergenti: uno direttamente all'interno della cisti e un secondo in un'articolazione adiacente»; continua il primario, «Questo consente di sfruttare le naturali vie di comunicazione anatomiche tra la cisti e le strutture circostanti, aumentando in modo significativo le probabilità di successo del trattamento. I risultati sono particolarmente incoraggianti: riduzione marcata o completa della cisti e, soprattutto, risoluzione di forme di sciatica altrimenti difficili da trattare».
«L'attività della Uosd», sottolinea il dg dell'Usl 2 Francesco Benazzi, «rappresenta uno degli esempi più concreti dell'impegno dell'Azienda nello sviluppo delle cure mini-invasive: trattamenti con un rapporto rischio-beneficio particolarmente favorevole, in grado di ridurre i tempi di degenza, accelerare il recupero e migliorare in modo tangibile l'esperienza e gli esiti di cura per i pazienti».
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








