I giovani trevigiani sognano l’imprenditoria: sei su dieci vogliono lavorare in proprio

I dati di una ricerca condotta da Ascom Confcommercio. Commercio e turismo i settori più attraenti

La presentazione della ricerca
La presentazione della ricerca

Voglia di indipendenza, stimoli personali e il desiderio di realizzare qualcosa di proprio: 6 trevigiani under 35 su 10 sognano di mettersi in proprio. Tra il desiderio e l’apertura della partita Iva, però, si staglia un muro fatto di carenza di capitali e difficoltà di accesso al credito. È quanto emerge dalla ricerca “Imprese di Marca: ricerca sull’imprenditorialità giovanile nella Grande Treviso”, presentata stamattina – giovedì 19 febbraio - da Ascom Confcommercio. L'indagine, parte del progetto "Bollicine", ha analizzato un campione di oltre 220 giovani (che in maggioranza hanno già un lavoro, in netta prevalenza subordinato) per mappare aspirazioni e ostacoli del fare impresa oggi.

Il dato sulla propensione imprenditoriale mostra che il 54% degli intervistati dichiara l’intenzione di avviare un’attività, mentre il 7% ha già fatto il grande passo. La motivazione media si attesta su un 3,07 su 5, con metà del campione che mostra un entusiasmo molto alto (fasce 4 e 5). Ma dove vogliono investire i giovani della Marca? Per il 40,1% nel commercio, un settore che ha barriere all'entrata più basse e rapidità di avvio. E per il 12,1% vorrebbe mettersi in gioco nel turismo, un settore che attrae soprattutto i giovanissimi (18-24 anni). Seguono, con percentuali minori, il digitale (5%) e la cultura (2,7%). La voglia non manca. Quindi, che cosa frena i giovani? Per chi guarda al commercio e al turismo, la mancanza di risorse economico-finanziarie è la preoccupazione principale (con punte di 4,1 su 5).

«Le banche chiedono garanzie che un giovane all'inizio spesso non può offrire - spiega Andrea Colbertaldo, presidente del gruppo giovani Confcommercio Treviso -. Sarebbe utile pensare a strumenti di microcredito o al crowdfunding locale per coinvolgere il risparmio privato negli investimenti sul territorio». Oltre ai soldi, pesano la burocrazia e la difficoltà di accesso ai bandi. Nel settore digitale, invece, emerge un timore diverso: l'esperienza insufficiente (valutata 4 su 5 come ostacolo principale).

Secondo i ricercatori di Bucce Studio che hanno condotto l’indagine, Valentina Fin e Augusto Dalle Aste, la sfida non è solo contare quanti giovani vogliano intraprendere, ma creare un "sistema generativo". L'obiettivo è “trasformare Treviso in un terreno fertile dove le energie dei ragazzi non restino chiuse nel cassetto, ma diventino progetti sostenibili e capaci di creare valore per l'intera comunità”.

Il presidente di Ascom Confcommercio Treviso, Federico Capraro, spiega come il ricambio generazionale sia strategico: «Dobbiamo aiutare i giovani a coniugare tradizione e innovazione, lasciandoli liberi di disegnare il proprio progetto". Per trasformare le idee in realtà, l’Ascom ha potenziato i servizi attraverso l'Hub "Imprese di Marca», che offre mentoring personalizzato e business plan, supporto nella gestione di pratiche amministrative e bandi, formazione specifica su marketing digitale e networking. Anche il Comune di Treviso, per voce dell'assessore Gloria Sernagiotto, conferma il ruolo dell'amministrazione come “facilitatore per connettere scuole, imprese e associazioni, semplificando il linguaggio e i canali di informazione”.

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