La Scarpa cerca dei mecenati: riaprire costerà 700mila euro
La Diocesi punta al rilancio del museo ma servono circa 700 mila euro per completare il progetto. Appello a privati e imprese per sostenere il recupero del patrimonio

È tornata ad essere visitabile per alcune classi delle elementari della città ed è stato un successo. Domani e domenica tornerà accessibile grazie ad una serie di visite guidate ad una selezione di 80 dei suoi oltre 5000 pezzi.
Assaggi di quel che si potrebbe fare, raccontare, studiare con la Collezione Scarpa se tornasse ad essere pienamente fruibile.
Lo desidera la Diocesi, che si è impegnata in questo percorso, lo sognano gli insegnanti che nei giorni scorsi hanno potuto toccare con mano l’effetto che ha fatto sugli alunni vederne solo uno spicchio, lo auspica chi ha lavorato in passato con la Scarpa.
Il patrimonio c’è, il valore scientifico e storico artistico anche, gli spazi pure. Mancano i fondi. Quanti? Si tratta di circa 700.000 euro.
Mecenati cercasi
La Diocesi, nel corso degli anni, ha investito 1, 6 milioni di euro per il restauro della Sala del Capitolo e il consolidamento statico dell’immobile che ospitava un tempo anche la Scarpa, chiusa trent’anni fa. Era l’elemento fondamentale per «poter pensare a un riallestimento del Museo di Storia naturale» dice don Paolo Barbisan, responsabile dei Beni culturali della Diocesi che la settimana scorsa ha fatto anche da guida ad alcune classi delle elementari in visita all’allestimento temporaneo fatto nella Biblioteca settecentesca del Seminario.
«Per noi, per la Diocesi, è stato uno sforzo economico iniziato anni fa e di cui ora si vedono gli effetti. Ma se vogliamo arrivare davvero a tagliare il traguardo, dopo aver restaurato la Sala del Capitolo e consolidato gli spazi della Scarpa che erano al piano di sopra, servono gli ultimi cento metri».
Sono pochi, la linea di arrivo è lì, Ma non è poca la spesa. «Tra ultimi interventi architettonici e la realizzazione degli impianti necessari al percorso museale della Scarpa sì, il conto è di circa 700.000 euro, non ci nascondiamo dietro un dito, e non nascondiamo nemmeno la speranza che qualcuno si faccia avanti per aiutarci». Siano uno o più mecenati, «privati o imprese, tutto e tutti sappiano che non si tratta di regalare soldi, ma di fare un dono alla città, alla sua comunità, al suo panorama museale».
Nel raccontare il valore della Scarpa, il biologo e naturalista trevigiano Francesco Mezzavilla ha evidenziato come poi il tema sarebbe anche organizzativo, ovvero trovare forze per tenere aperto il museo, una volta riallestito, «ma su questo abbiamo vari progetti e soluzioni» sottolinea Barbisan, che guarda anche alla rete di volontariato che contribuisce attivamente con “Chiese aperte” e perché no, anche alla collaborazione da tessere con scuole o atenei.
Il polo museale
Lo Scarpa, riaperto, avrebbe per volontà della stessa Soprintendenza gli stessi luoghi che hanno ospitato la collazione per tutto il Novecento, «quelli che tantissimi trevigiani di oggi ricordano per averli attraversati da bambini, quando la Scarpa era tappa obbligata quasi del percorso formativo, e non perché semplice museo, ma perché patrimonio vero, riconosciuto, storicamente e scientificamente», sottolinea il responsabili delle Belle arti della Diocesi, «e farebbe sistema con altri tesori come la biblioteca (oltre 250.000 volumi conservati in Seminario, ndr) e le altre collezioni etnografiche e naturalistiche».
Il quadro è chiaro. «Non lo nascondiamo, se vogliamo davvero che la Scarpa torni aperta in tutta la sua grandezza e tutto il suo valore, servono contributi. Noi li stiamo cercando, ma facciamo anche appello alla città e alla provincia».
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