Scarpa, la parola al naturalista: «Patrimonio che va rilanciato»
Francesco Mezzavilla biologo e studioso di fauna e ambiente ricorda il suo impegno per la collezione

Quanti estimatori e quanta Treviso ci sono nel museo zoologico e naturalistico Giuseppe Scarpa di Treviso. Ora che su questa collezione unica nel suo genere si torna a fare divulgazione, aprendo i battenti alle scolaresche (la scorsa settimana i primi appuntamenti) e al pubblico questo fine settimana – prenotazioni per sabato e domenica sul sito diocesitv.it – è ora di parlare di ricerca: con Francesco Mezzavilla biologo e naturalista trevigiano da sempre in prima linea nell’indagine scientifica in campo faunistico e ambientale.
«Quella del museo Scarpa è una storia che comincia nel secolo scorso» spiega Mezzavilla «le prime raccolte risalgono agli anni attorno ai Venti del secolo scorso, con alti e bassi.
I finanziamenti
Il problema di base» aggiunge «è che il Seminario non sempre ha avuto la possibilità di gestire nella maniera migliore la collezione per un problema di fondi. Negli ultimi anni hanno avuto dei finanziamenti grazie ai quali hanno sostituito le vecchie bacheche con nuove strutture più costose.
La collezione ha un notevole valore con pezzi unici che difficilmente si trovano in altri musei». Ma il problema delle gestione è soprattutto economico. «Purtroppo tutti i musei di storia naturale sono in grosse difficoltà: quella più grande dello Scarpa è che non hanno personale per tenere aperto il museo. C’è una persona, un medico (Giannantonio Zanata Santi, ndr), che si dà da fare».
Ma il problema resta. «I musei fanno fatica a sopravvivere, soprattutto quelli di storia naturale: perché si identifica il museo solo con le collezioni» aggiunge. I compiti fondamentali dei musei cono tre: la conservazione «e ci siamo» commenta Mezzavilla, la divulgazione e la ricerca.
Lo studio
«Il museo per tanti anni non ha potuto fare divulgazione perché non c’è personale, questo senza colpa per la Curia. E manca la ricerca: pure qui nessuna colpa, anche per fare ricerca ci vuole personale. Dieci anni fa avevo fondato un gruppo di ricercatori, naturalisti, con sede in Seminario.
A quel tempo c’era la possibilità di operare all’interno anche per persone esterne al seminario. Avevo amalgamato dei ricercatori attorno a questa associazione, ma senza finanziamenti la ricerca si fa ma poi non ha un seguito. Io stesso facevo l’insegnante per pagarmi anche l’attività di ricercatore: ho all’attivo 150 pubblicazioni e 20 libri». Il team finì quindi per dissolversi, confermando che in Italia si sente la mancanza di investimenti nella ricerca, soprattutto in campo naturale, «all’estero è ben diverso» chiosa Mezzavilla.
Le rarità
Resta la colossale collezione, seppure ancora esposta alla vecchia maniera, «secondo i crismi del secolo scorso» dice «se vado al Muse di Trento è tutta un’altra cosa. Non c’è granchè, ma fa un grande effetto». Eppure le rarità conservate a Treviso sono tante.
«Abbiamo avuto ricercatori che hanno depositato i propri reperti all’interno del museo Scarpa, Per esempio don Zanandrea, prete e naturalista: aveva scoperto una nuova specie di Lampetra che oggi porta il suo nome: Lampetra Zanandreai, era nel Sile e sta scomparendo. Poi ci sono i reperti dei conti Ninni che avevano la villa in Prato di Fiera: hanno fatto cose strepitose, sono andati nel Mar Rosso a studiare i pesci che hanno riportato qui. Ora che il museo riapre speriamo che i cittadini possano sfruttare questa opportunità e speriamo che ci sia seguito, magari con dei giovani che possano fare ricerca».
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