Mille Trevisani nel mondo: il raduno che celebra l’emigrazione di ieri e di oggi

Il cardinale Baggio ha celebrato la messa a Fregona: «Creare comunità accoglienti». Presente anche il sindaco Conte: «Abbiamo la responsabilità di creare le condizioni per una comunità sempre più accogliente»

Francesco Dal Mas
Il raduno di Trevisani nel mondo in Cansiglio
Il raduno di Trevisani nel mondo in Cansiglio

«Viviamo in un contesto mondiale difficile. Oggi è molto importante creare comunità accoglienti per quelle persone che davvero stanno cercando un posto dove vivere una vita migliore. Quello che sentiamo nel profondo del cuore è che ognuno che fa la scelta di partire in fondo è alla ricerca della felicità. Gli immigrati in arrivo e i nostri, i giovani in particolare, che vanno all’estero».

Così il cardinale Fabio Baggio, pro-prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale che, sull’altopiano del Cansiglio, ha celebrato la messa per oltre 1000 Trevisani nel mondo in occasione del loro raduno annuale.

L’appuntamento

Una splendida mattinata di sole, presenti decine di sindaci, il presidente della Provincia Marco Donadel, l’assessore regionale Paolo Roma, il consigliere Claudio Borgia.

Franco Conte, presidente dell’Aitm, dando il benvenuto, ha ricordato l’emigrazione di tanti giovani. Enrico, 36 anni, è uno dei tanti ricercatori trevigiani approdati negli States. Si occupa del riscaldamento degli Oceani.

«Mi trovo benissimo, lo stipendio è alto, mi sono anche sposato. Però fra due o tre anni al più tardi intendo rientrare. La convivialità che qui resiste e sfida il tempo, oltre oceano te la sogni. È d’accordo anche lei...» aggiunge rivolto alla moglie. «Dobbiamo tutti impegnarci per trovare le opportunità» è l’invito del porporato, creato cardinale da Papa Francesco.

Le voci

Intanto ringraziamo i ragazzi che portano nel mondo la trevigianità e i suoi valori, afferma dal microfono Mario Conte, presidente regionale dei sindaci Anci Veneto (il raduno è anche del Veneti nel mondo), ma sia per loro che per i nuovi immigrati «abbiamo la responsabilità di creare le condizioni per una comunità sempre più accogliente: all’insegna della fratellanza, dell’aiuto reciproco, pensando a quello che i nostri migranti hanno vissuto e anche patito. Ma hanno saputo sempre rialzarsi in piedi, hanno saputo costruirsi una storia di cui andiamo orgogliosi».

Messaggio per i nuovi ospiti, per la cui integrazione si è anche pregato durante la celebrazione religiosa. I sacrifici? Il presidente Donadel ha esemplificato con quelli che sua nonna gli raccontava: «Per mantenere la famiglia siamo emigrati in Francia, dove anche noi donne ci spaccavamo la schiena nei campi per raccogliere le barbabietole. Eppure, da questi emigranti, compresi i tanti roncadesi, non ho mai sentito parole di disprezzo per i paesi che li hanno ospitati, come in Brasile ed in Argentina».

«Io, in effetti, sono tra questi» ci dice un anziano signore di Montebelluna; la nuora lo accompagna con un grande bandierone dell’Australia. «Porto questo strano cappello, con dei pendoli appesi, perché lo usavo in Australia per allontanare le zanzare mentre lavoravo. Se usavo le mani per scacciarle dal volto, non riuscivo ad operare, così invece era sufficiente che scuotessi la testa».

Dalla Regione

Per gli anziani l’assessore Roma annuncia, dal palco del raduno, due bandi che interessano anche emigranti di ritorno. Il primo per gli “assistenti di quartiere”, che la Regione metterà a disposizione per soddisfare le esigenze sociali di anziani e soggetti non totalmente autosufficienti.

Il progetto – come spiega Roma – è quello di garantire la formazione, prevedere un apposito albo, dare la possibilità di accesso a strumenti anche di monitoraggio da remoto restando in contatto con gli Ambiti territoriali sociali (Ats). Si useranno i fondi europei.

E poi la formazione di operatori socio sanitari ed infermieri, in arrivo dall’Italia o dall’estero, assicurando loro il posto di lavoro ed anche un tetto. L’assessore Roma ha concluso la mattinata, prima del pranzo, indicando l’eccellenza veneta dell’anno: l’ematologa Sonia Celot. «È un medico che sta portando avanti una ricerca legata alle cellule staminali in particolare per i bambini e soprattutto in queste attività di ricerca sta cercando di coinvolgere davvero molti ricercatori anche con il grande lavoro che le associazioni stanno cercando di portare avanti nel territorio».

La cerimonia

Se il tradizionale corteo di apertura della mattinata è stato accompagnato dalla storica banda di Cappella Maggiore, la messa ha visto esibirsi il Coro Ana di Vittorio Veneto. Intorno all’altare, costruito all’esterno della cappella di Sant’Osvaldo, si sono schierati i labari delle sezioni associative e le bandiere dei Paesi di provenienza, dal Canada alla Nuova Zelanda, dal Brasile alla Svizzera.

La giornata dei Trevisani e dei Veneti nel mondo si è conclusa con il pranzo all’hangar del Cansiglio; una struttura della Guerra fredda trasformata da Veneto Agricoltura in un auditorium. Ha ospitato anche una mostra itinerante sulle più grandi tragedie subite dall’emigrazione veneta, a cominciare da Marcinelle. E il presidente dell’Aitm Conte ha assicurato che fra breve la rassegna sarà integrata da documentazione relativa ai nostri caduti sul lavoro in terra australiana.

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