Ana, a 90 anni senza fucili «Accanto alla nostra gente»

CONEGLIANO. La ‘guerra totale’. Eccola: cent’anni fa, come oggi, in vari scenari del mondo. La guerra che nessuno risparmia, neppure le donne, nemmeno i bambini. La guerra che gli alpini non vogliono dimenticare. Una ragazza di 18 anni di Soligo, un’amica e una giovane mamma, stanno ritornando con 20 chili di granoturco da Torre di Mosto, a piedi. Tra Collalto e Susegana incappano in una pattuglia di austroungarici. "Dalla sera le trattennero fino al mattino appresso – annota Giovanni Dorigo nel suo diario dell’anno più lungo, il ’17-’18 – in una casa rurale abbandonata dai proprietari, sfogando su di loro la rabbia accumulata per il cattivo andamento della guerra". Al mattino, "la mano assassina d’uno scellerato le volle ferire. Morirono dopo due giorni”.
E’ di tanti, troppi episodi come questo che vogliono far memoria i 6 mila alpini di Conegliano, col raduno di questi giorni, insieme ai commilitoni delle sezioni di Treviso, Vittorio Veneto e Valdobbiadene. Ne dà conto anche il museo dell’Ana sezionale, diretto da Luciano Barzotto. La guerra delle retrovie, la più cruenta. Basti dire che soltanto Conegliano pianse, allora, 400 vittime. E Moriago, all’epoca paese di poche centinaia di abitanti, ben 250. Giorgio Visentin è la penna storica che Giuseppe Benedetti, presidente di Conegliano, ispira per raccontare la storia dei primi 90 anni della sezione. «Due cifre per spiegare il primo conflitto mondiale: 700 mila morti, un milione di feriti ed invalidi. Nell’area occupata, tra il Veneto ed il Friuli, vi sono state circa 25 mila vittime tra i civili, nella sinistra Piave almeno 7 mila. Possiamo calcolare la tragica media di un centinaio di morti ogni Comune».

Altro che ‘inutile strage’, come è stato autorevolmente definito quel conflitto. Molto di più, anzi di peggio. E poi gli sfollati, in decine di migliaia, tra cui a Firenze (da qui la candidatura della città dell’Arno per l’adunata nazionale del 2017, in competizione con Treviso e Modena). Quindi, è evidente, nessuna commemorazione celebrativa. Nessuna voglia di raccontare le imprese militari, neppure la vittoria di Vittorio Veneto. Ma, ricordando i morti, tanto impegno – come sottolinea Nino Geronazzo, l’uomo macchina dell’adunata triveneta – ad aiutare i vivi. E questo, alla fin fine, è stato l’obiettivo dei primi 30 soci dell’Ana ed è oggi quello dei 6 mila. «Era l’inizio dell’anno 1923 - a soli quattro anni dalla nascita della nostra già consolidata associazione (luglio 1919) - quando un nucleo di vecchie penne nere di Conegliano e dei dintorni, si incontrano per la prima volta, con il proposito di costituirsi in Sezione nell’ambito dell’ANA» racconta il presidente Benedetti. «Che cosa li animava? Lo scopo - che sentiamo oggi anche noi – era quello di ricordare la Patria, coltivarne il culto e l’amore senza esaltazioni retoriche e senza stupido rispetto umano; perché la Patria siamo noi tutti, intesi come comunità inscindibile. Sentimenti questi dei quali gli Alpini di ogni epoca si sono resi fedeli interpreti, e a proprie sanguinose spese, nella convinzione di recare un . contributo essenziale alla dignità nazionale non intesa come vuoto astratto, ma come risultato di dignità individuali che vanno espresse sia in guerra che in pace».
Il Natale dell’Ana coneglianese matura comunque nel 1925, primo presidente il generale Bartolo Gambi. La prima assemblea è dell’anno successivo. I primi gruppi sono quelli di Ogliano, Collalbrigo, S. Pietro di Feletto. «Arriva come un uragano la seconda guerra mondiale. Moltissimi – ricorda Visentin - sono i coneglianesi richiamati o chiamati per la prima volta alle armi tra le truppe alpine. Come non ricordare la campagna di Russia? La costruzione dell’asilo di Rossosch, alla quale hanno partecipato anche numerose penne nere coneglianese, è una testimonianza di vicinanza a quelle popolazioni e di memoria dei nostri caduti». Il primo raduno organizzato dalla sezione in collaborazione con la consorella di Belluno porta la data del 24 ottobre 1948, subito dopo la prima Adunata Nazionale di Bassano del Grappa. Nel 1950 l’inaugurazione della gradinata degli alpini. Oggi la sezione ha 30 gruppi e annovera ben quattro medaglie d’oro: Sante Dorigo, Giovanni Bortolotto, Pietro Maset, Luigi Spellanzon. "Fiamme verdi" è la testata diretta da Antonio Menegon. Ricchissimo di approfondimenti il sito. «Il 90° sarà l’occasione per iniziare ad individuare cosa vogliamo tramandare alle nuove generazioni. Chi siamo e da dove veniamo lo sappiamo. Dove vogliamo andare e il sentiero da intraprendere lo dobbiamo decidere e indicare noi» è la conclusione, carica di fiducia, del presidente Benedetti.
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