«La sala Marton? Forse un bar o un ristorante»

Rocco (Numeria Srg) conferma i piani della società immobiliare. Insorge l’opposizione: «Regalo del Comune ai privati»
Federico Cipolla
zago treviso foto film treviso cantiere ex provincia via battisti
zago treviso foto film treviso cantiere ex provincia via battisti

Per il momento svetta in mezzo al cantiere sostenuto dai pali di acciaio. Ma il suo futuro è un altro. L’edificio che ospita la Sala Marton e la vecchia sede del consiglio provinciale diventerà «un ristorante, un bar oppure una sede direzionale di prestigio, di certo non residenza», conferma Gianluigi Rocco, amministratore delegato di Numeria Sgr. Sono questi i piani della società che sta costruendo il palazzo residenziale al posto dell’ex Provincia. Ma la decisione della giunta di rinunciare alla Sala Marton, oggetto invece dell’accordo siglato dall’amministrazione Manildo, che su quel bene aveva posto l’interesse pubblico, scatena polemiche tra le opposizioni, che vorrebbero salvarla. «Le svolte urbanistiche “agostane” fanno preoccupare, soprattutto quando esiste un voto in consiglio comunale che definiva l’interesse pubblico nell’intervento sull’ex provincia con, fra le altre cose, la valorizzazione della sala Marton. In città serve una sala conferenze pubblica», sbotta Stefano Pelloni, capogruppo del Partito Democratico. «Invece eccoci di fronte all’ennesimo regalo ai privati, a danno della collettività e grazie al cemento zero della giunta Conte. Se ci saranno modifiche a quanto era stato previsto, chiediamo che vengano discusse alla luce del sole in Consiglio Comunale». Sul punto insiste anche Gianmario Bozzo (Manildo sindaco), «quella decisione era stata votata ai 300, e immagino che una modifica dovrà di nuovo passare in consiglio. Ma mi chiedo quale sia oggi l’interesse pubblico di quell’intervento allora? Per me quell’edificio avrebbe potuto ospitare il consiglio comunale, liberando lo splendore che è Palazzo dei 300, e dandogli maggiore fruibilità pubblica». Dello stabile esagonale resterà probabilmente solo la forma. L’edificio infatti ha un vincolo morfologico, che non ne impedisce la demolizione, ma impone, eventualmente, una ricostruzione che ricordi il suo assetto originario. Pertanto Numeria deciderà in queste settimane se conservare quanto meno l’esterno, o se demolirlo interamente e ricostruirlo. «La decisione dell’amministrazione indigna ma, purtroppo, non stupisce», aggiunge Luigi Calesso (Coalizione Civica). «Toglie alla città il risultato che la giunta Manildo aveva ottenuto garantendo, appunto, la presenza di due luoghi pubblici nel centro cittadino destinabili a convegni, mostre, iniziative culturali, artistiche, sociali». «Questa è la visione dell'attuale amministrazione della nostra città, questo è il loro senso del Bene Comune. Quando li riusciremo a fermare sarà purtroppo troppo tardi. La smettano di prendere in giro i cittadini con la fandonia del cemento zero», sbotta l’ex assessore Alessandra Gazzola. In cambio della rinuncia alla Sala Marton, Ca’ Sugana ha ottenuto da Numeria un impegno maggiore sulla riqualificazione di viale Cesare Battisti, che richiede nuova pavimentazione, parapetti, una pulizia del Cantarane e la sostituzione degli alberi. I lavori intanto al cantiere di viale Cesare Battisti sono ricominciati con l’interramento del ponte medievale. Ci vorrà ancora tutto il mese di settembre, poi da ottobre dovrebbe iniziare a vedersi il primo piano fuori terra. —

Federico cipolla

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