Smog, Treviso capitale veneta «Chiudete il centro alle auto»

Primati di cui andare tutt’altro che fieri. L’ultimissimo, in ordine di tempo, coincide con il primo scorcio del 2020: Treviso figura fra i cinque capoluoghi italiani - con Frosinone, Milano, Padova e Torino - che da inizio anno hanno già superato per 18 giorni i limiti delle Pm10, le micidiali polveri sottili. Un dato assai preoccupante che l’assenza di pioggia potrebbe presto peggiorare, sul solco di un 2019 da incubo: 102 i giorni in cui Treviso ha sforato i parametri consentiti di polveri sottili e ozono, 19esima piazza in una classifica desolante capeggiata da Torino con 147 sforamenti.
aria pessima
Senza contare l’altra pessima graduatoria del decennio: fra i 19 capoluoghi “fuorilegge”, che fra 2010 e 2019 hanno sfondato ogni anno la soglia di legge dei 35 sforamenti annui, spiccano i sei veneti fra cui, immancabile, Treviso. Conteggio che “assicura” alla nostra regione la poco onorevole leadership nazionale. E numeri che balzano all’occhio nell’annuale report di Legambiente “Mal’aria”, originando inevitabili dibattiti sulle misure da adottare per prendere di petto quello che ormai si sta trasformando in dramma. Quello smog che, come intende rimarcare Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto, trova la sua causa numero uno nel traffico automobilistico.
l’atto d’accusa
Analisi che diventa un atto d’accusa, con destinataria Ca’ Sugana: «L’amministrazione di Treviso, come le altre in genere, continua a rimarcare come la principale fonte inquinante siano le caldaie. Certo, hanno il loro impatto, ma il peso maggiore ce l’ha sempre il traffico veicolare. Di cui si dimenticano spesso le emissioni secondarie: dal pulviscolo generato dalle gomme ogni volta che l’auto frena, alle cosiddette “polveri” di rialzo, legate al contatto del battistrada con l’asfalto. Gli amministratori devono smetterla di sostenere il contrario». Guardando al solo Veneto, l’aria respirata nel 2019 è risultata infestata quasi un giorno su tre da limiti folli di Pm10 e ozono. Vicenza è stata la peggiore con 116 sforamenti, ma Treviso è dietro solo per questione di due settimane e si fa precedere da Milano per appena sette giorni. Dietro il capoluogo piemontese, completano il non invidiabile podio Lodi, con valori fuorilegge per 135 giorni, e Pavia, che arriva a 130. Rovigo è la seconda veneta con 115, seguono Verona (114), Venezia (109) e Padova (105). Una compagnia da cui sarebbe meglio smarcarsi.
scelte radicali
Ma occorrerebbero scelte radicali: «Bisogna investire nelle infrastrutture ferroviarie e tramviarie, favorendo una mobilità alternativa e sostenibile», incalza Lazzaro, «Si deve incentivare il trasporto pubblico, chiudendo i centri urbani alle auto e collocando le aree per i parcheggi all’esterno. Perché ad Amsterdam hanno intenzione di togliere 1.500 posti auto nei prossimi 10 anni, mentre noi abbiamo l’altissima media nazionale di 65 auto ogni 100 abitanti, ossia 30 vetture in più rispetto ai Paesi Bassi?». Il micidiale dato d’inizio 2020 dovrebbe rappresentare già un input: 19 giorni di sforamento a Treviso, 18 a Venezia e Padova, 17 a Vicenza, 15 a Rovigo e Verona. Secondo l’Agenzia ambientale europea (Eaa), l’inquinamento ha un impatto devastante sulla salute, essendo causa di morte prematura molto più del fumo di sigaretta e degli incidenti. Ogni anno si contano in Italia 60 mila decessi riconducibili allo smog. In ballo polveri sottili (la soglia consentita è 50 microgrammi per metro cubo), biossido di azoto e ozono troposferico. —
Mattia Toffoletto
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