Treviso, lunedì notte per due ore in balia del violentatore

La ricostruzione degli abusi avvenuti tra le 23 e l’una nei pressi dei giardinetti Gli esami confermano l’accusa. Sequestrati i vestiti. Le indagini erano già in corso
La ragazza è stata poi soccorsa da una volante del 113
La ragazza è stata poi soccorsa da una volante del 113

TREVISO. È stata due ore in mano al suo violentatore. Picchiata e abusata senza poter dire nulla. Gli esami hanno confermato il drammatico racconto fatto dalle 28enne che nella notte tra lunedì e martedì, poco dopo l’una e mezza, è stata rintracciata in stato di choc poco fuori Treviso. Camminava in stato confusionale, forse nel tentativo di tornare a casa dopo un incubo iniziato in centro storico.

Chiarissimi i segni sul corpo della ragazza. Sono già quelli a raccontare quanto accaduto, ma a fianco ad essi ci sono i campioni prelevati dopo il ricovero al Ca’Foncello di Treviso che adesso verranno messi a confronto con i dati del giovane fermato ieri. L’indagine è in mano alla squadra mobile della Questura che aveva sequestrato i vestiti indossati dalla ragazza la notte del ricovero.

I referti medici hanno confermato la violenza sessuale. Si tratta ora di circoscrivere ancor più chiaramente tutto l’accaduto fino a quelle 23 di lunedì sera quando la ragazza ha iniziato a subire violenza senza possibilità di reagire nè chiedere aiuto. Non è chiaro se sia stata minacciata con un arma o se sia stata tenuta in silenzio a furia di botte fino ad essere privata di qualunque forza per reagire. Di certo tutto è avvenuto nel buio di un lunedì sera come tanti, con la città deserta e nessuno nelle vicinanze capace di sentire o vedere. La violenza sarebbe avvenuta nei pressi dei giardinetti del centro, tra via Roma e Porta Altinia dove la ragazza è stata anche derubata della borsa che conteneva documenti, soldi e cellulare. Da chiarire se proprio il tentativo di appropriarsi della sua borsa da parte dello straniero, e la reazione della ragazza, sia stato l’elemento scatenante della violenza carnale o se invece la ricostruzione di quanto avvenuto lunedì notte sia diversa.

L’autore della violenza è scappato lasciandola a terra, sei incosciente. La ragazza ha impiegato un po’ prima di rialzarsi e rimasta senza cellulare ha iniziato a camminare nel buio forse ancora incapace di realizzare cosa dovesse fare. A segnalare la sua presenza a bordo strada pare sia stato un automobilista. Raggiunta nei pressi di viale Brigata Treviso la ragazza è stata avvicinata dagli agenti della polizia a cui ha raccontato l’accaduto facendo scattare la chiamata al 118 ed anche le ricerche del possibile responsabile che ormai era introvabile.

In ospedale, sottoposta agli esami di rito che poi hanno dato conferma della violenza, la ragazza ha raccontato con maggior precisione l’accaduto. Nonostante la cattura dell’indiziato che lei stessa ha riconosciuto, la 28enne potrebbe essere ascoltata ancora dagli investigatori nei prossimi giorni, magari anche con l’assistenza del personale specializzato in violenze sulle donne presente da tempo al’interno della Questura di Treviso.

La ragazza è stata dimessa dall’ospedale dopo circa ventiquattr’ore, dopo tutte le analisi, una radiografia al petto e con una prognosi di alcuni giorni. Ma la ferita più grande da guarire sarà quella dell’animo e del ricordo. Al suo fianco i familiari, che sono stati avvertiti dell’accaduto nel pomeriggio di martedì quando una pattuglia di carabinieri ha suonato all’abitazione dove vivono i genitori pregandoli di seguirli in ospedale.

Nessuno si aspettava che fosse la giovane stessa a prender e il coraggio a due mani, ieri, e tornare sul luogo del delitto alla caccia del suo violentatore con il chiaro intento di denunciarlo alla polizia. È stato un gesto coraggioso e inaspettato dalle stesse forze dell’ordine che ieri sono state avvertire dalla ragazza solo quando si è trovata davanti il suo aguzzino. Adesso andranno verificate le due ricostruzioni dei fatti e le due diverse posizioni sull’accaduto.

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