Da Napoli a Treviso per gestire i centri profughi

La società Xenia di Mauro Andreini e Marco Merciai si è creata spazio in provincia di Livorno e alla caserma Serena
i profughi ala ex caserma Serena di Treviso
i profughi ala ex caserma Serena di Treviso

TREVISO. Ancor prima di Livorno: Napoli. È lì che nasce il business che oggi ha portato Xenia a gestire direttamente la stragrande maggioranza dei migranti indirizzati alla provincia di Treviso e oggi alloggiati nella ex caserma Serena. All’ombra del Vesuvio la società guidata da Mauro Andreini ha gestito decine di altri migranti saltando a piedi pari nell’emergenza che in Campania ha seminato caos e colonizzato di profughi un’intero comune, quello di Giugliano in Campania, arrivato a un livello di saturazione tale da indurre la prefettura partenopea ad escluderlo da ogni nuova assegnazione di stranieri.

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Homo Diogene. Così si chiama l’associazione alla quale la prefettura di Napoli quest’estate ha affidato (pare senza bando) la gestione di uno dei tantissimi spazi destinati all’accoglienza dei profughi a Giugliano (nella frazione di Iuliano). Chi è il presidente? Mauro Andreini dalla provincia di Grosseto, la stessa persona che a luglio decide di “scindere” l’Homo Diogene (di cui resta oggi ancora presidente) facendo nascere Xenia Ospitalità e allargando il suo campo di azione alla Toscana. Andreini nella provincia partenopea si fa le ossa e forse si ricava uno spazio nella folla delle associazioni e società che si lanciano nel business dei migranti scendendo a Napoli anche da Roma. E capisce soprattutto che il mercato c’è.

L'affidamento della prefettura di Napoli
L'affidamento della prefettura di Napoli

Affari e politica. Andreini non è di primo pelo. Ancor prima di imprenditore dei migranti e presenza nelle missioni umanitarie (ambito che moltiplica i contatti anche in alto loco) Andreini tra gli anni Ottanta e Novanta è stato per due mandati sindaco di Gavorrano (in provincia di Grosseto) nonchè assessore alla mobilità della provincia di Grosseto. E sempre tra le fila della sinistra. È proprio nella sua Gavorrano che stabilisce la sede di “Homo Diogene”, che oggi risulta in uno stabile dall’aspetto un po’ trasandato. Ma è qualche chilometro più su, nel livornese, che costruisce i nuovi affari.

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Marco Merciai

Livorno, Merciai, Xenia. Con “Homo Diogene” Andreini incassa dalla prefettura di Livorno la gestione di una cinquantina di profughi a Campiga Marittima (20 km da Gavorrano) e a un tiro di schioppo, a Suvereto (Livorno). Grazie alla famiglia Merciai che è proprietaria di un agriturismo, ottiene con Xenia la gestione di altri 43 profughi «in spazi che prima potevano essere abitati da 26 persone al massimo», sostiene il sindaco Giuliano Parodi, «hanno ottenuto di prendere gli appartamenti e trasformarli solo in dormitori eliminando le cucine». L’affidamento? Anche in questo caso «diretto», niente bandi. Il sindaco del comune livornese si impunta, chiede chiarezza, assicurazioni, trasparenza. «Che esperienza hanno? Con chi lavorano?». Ma è un muro di gomma. E il sodalizio Merciai-Andreini arriva a Treviso grazie al figlio di Cesare Merciai, Marco, che avendo lavorato in Nova Marghera individua l’affare dell’ospitalità a Quinto da cui poi si arriva al trasloco alla Serena  e i dubbi del sindaco di Quinto Dal Zilio.

Il prefetto Laura Lega
Il prefetto Laura Lega

Tante domande, e silenzi. Cosa è scritto nella convenzione che regola i rapporti tra Xenia e Livorno? E quelli con Treviso? Abbiamo chiesto risposte alla prefettura di Treviso: silenzio. Xenia, per occupare gli stabili di Quinto avrebbe pagato un affitto e avuto un costo. Alla ex Serena paga o risparmia e basta? Difficile avere risposte. Inutile poi chiedere quanti siano oggi i profughi gestiti da Xenia a Treviso. «Chiedetelo alla prefettura» dice Merciai. E in Piazza dei Signori è silenzio.

Tutti contenti (o quasi). Homo Diogene e Xenia fanno affari in Italia risolvendo un problema ai sindaci che non vogliono sentir parlare di migranti e alle prefetture che non saprebbero dove metterli e a chi affidarli. Tutto lecito, sono affari. Chi resta col cerino è il cittadino che vorrebbe vederci più chiaro.

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