Mille profughi nella Marca: ecco i costi e la mappa

I migranti sono oggi un migliaio, il bando della prefettura ne copre un terzo, gli atri sono gestiti con affidamento diretto, a 30 euro al giorno
Migranti arrivati a Treviso
Migranti arrivati a Treviso

TREVISO. Siamo alla soglia dei mille profughi nella Marca. La metà è gestita con il bando varato a suo tempo dalla prefettura (prezzo base 35 euro, si va al ribasso). Il resto? Subentra il regime dell’affidamento diretto (30 euro più Iva al giorno per migrante), procedura motivata con la situazione di emergenza, come ribadisce una determina dell’ex prefetto Maria Augusta Marrosu.

Il caso più eclatante riguarda la coop Xenia, che gestisce l’hub alle ex Serena La prima (parziale) mappa arriva dritta dritta dal sito della prefettura, dove sono pubblicate le convenzioni stipulate con associazioni, coop, privati, e gli atti di urgenza. I numeri dei profughi - e le cifre erogate a coop e privati (il costo per lo Stato) - sono però molto provvisorie e parziali. Trasparenza da aggiornare: stando alle convenzioni i profughi nella Marca sarebbero 287, poco più di un quarto di quelli accolti. Ma le convenzioni sono state ampliate e prorogate con atti urgenti successivi.

Profughi, la mappa e i costi
Profughi, la mappa e i costi

Qual è il quadro odierno? Chi monitora la situazione (ora sull’arrivo dei migranti la prefettura ha eretto un muro di massimo riserbo) parla di 150 profughi in carico alla Caritas Tarvisina, 130 alla coop Integra-Ceis, 120 alla coop Servire, meno di 50 in carico ad Hilal, 40 alla Casa Rosa alle Stiore, 20 alla coop Codess, 10 alla coop Casa per l’Uomo, 15 all’Alternativa, altri 30 fra Caritas Vittorio Veneto e un’altra dozzina di privati. Siamo a poco meno di 600. Cui vanno aggiunti i circa 400 ospitati alle ex Serena.

La mappa contiene anche referenti, indirizzi, estremi, riferimenti di chi ospita i migranti nella nostra provincia. Si va dal solidarismo cristiano – Caritas, in primis la Tarvisina e quella della Diocesi vittoriese - poi le coop come la Servire o l’Alternativa, la bellunese Integra (al Ceis di Vittorio), ma anche i privati (Casa Rosa, l’affittacamere alle Stiore). E ancora un riferimento dell’immigrazione come Abdallah Kerzaji, leader della comunità marocchina e la sua società Hilal, e poi l’Associazione Senegalesi in Italia. Si va da ex ville come quella di via Verdi a Treviso, al grattacielo di via Pisa, alle strutture recettive, al Ceis vittoriese.

«Profughi, c'è un'Italia che si sta rimboccando le maniche»
il professor Calò

Fuori da questo contesto, sia per modalità che per prezzi, sia per pubblicità e trasparenza sul sito - il centro hub all’ex caserma Serena, dove sono accolti circa 400 migranti, con le gestione affidata alla coop Xenia. Affidata a termine proprio, perché la società toscana con sede a Grosseto ha ottenuto la gestione dell’ex complesso militare- con la formula dell’affidamento diretto, la procedura con cui la prefettura di Treviso si è riservata di agire in situazioni di emergenza. Tutto nacque a Paese e Quinto, a luglio, oltre un mese fa. E da 32 giorni la coop Xenia si è insediata all’ex caserma, dove fornisce tutti i servizi, per un controvalore facilmente calcolabile (a spanne): 30 euro al giorno, per migrante più Iva, dunque siamo oltre i 10 mila euro al giorno, sopra i 300 mila euro al mese, e a fine dicembre 2015, se non scenderà il numero dei migranti, a una cifra vicina a 1,2 milioni. di euro. Dimensioni che hanno fatto scomparire quelle della prima fase, quando le realtà del nostro territorio facevano i conti su decine di migranti, e non su centinaia e centinaia. Attenzione: da giorni si parla di un futuro che vedrà la Marca accogliere almeno 1.300 profughi (e c’è chi dice anche di più). Un’escalation che aveva già messo in allarme il partito traversale (Lega, Sel, parte del Pd) che teme il rischio business nascosto dietro i maxiappalti.

Va detto subito che i protocolli e le determine di affidamenti sono molto chiari: ai migranti vanno fornite non solo prima necessità, vitto, alloggio, ma anche servizi culturali, scolastici, di mediazione per facilitarne l’inserimento. Una cosa è sotto gli occhi di tutti: mentre per alcune voci si spesa all’aumento dei profughi corrisponde un aumento proporzionale dei costi, per altre non è così. Chi è nel settore assicura che per il vitto si spendano 13-15 euro al giorno pro capite. Metà del budget assicurato dallo Stato: poi ci sono pulizie, lavanderie, i costi del personale, altri servizi.

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