«Leva civile per seimila, riapriremo quattro caserme»

L’Ana, che a Conegliano festeggia i primi 90 anni della sezione cittadina, è alla ricerca di un futuro, in parte compromesso dall’interruzione della leva obbligatoria. In questi giorni il presidente nazionale Sebastiano Favero, di Possagno, sta aspettando una convocazione da parte del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, per definire la proposta di un servizio di leva per 6-8 mila giovani l’anno, da professionalizzare in vari settori, ma non all’uso delle armi. Perché gli alpini – sottolinea Favero – sono soldati di pace.
I 90 anni della sezione di Conegliano, festeggiati con l’Adunata del triveneto, che cosa rappresentano per tutto il corpo degli alpini? «Il raduno del Triveneto è, dopo l’Adunata nazionale, il secondo momento di maggiore partecipazione di tutta l’Ana. Da qui la sua importanza. Gli amici alpini di Conegliano se lo meritano a suggello di un importante momento di storia».
L’Ana di Conegliano è nata a ridosso della prima guerra mondiale. La memoria che voi fate di questa "inutile strage", come è stata definita da papa Benedetto V, non ha nulla di militare, tanto meno di nostalgico. «Noi siamo sicuramente un’associazione d’arma, ma gli alpini, sia in guerra sia in pace, hanno sempre dimostrato un grande cuore umano. Ed è ciò che ci caratterizza. Siamo andati in guerra per senso del dovere, ma il nostro atteggiamento è sempre stato di attenzione – così nella prima, come nella seconda guerra mondiale – soprattutto per i civili».

Vi siete guadagnati la stima come "soldati di pace". «Esatto. Ricordare i morti, aiutando i vivi: questo è sempre stato il nostro motto».
Aiutare i vivi, appunto. Solo l’anno scorso avete fatto solidarietà lavorando per 5 milioni di euro. «Precisiamo: abbiamo raccolto fra noi 5 milioni e 407 mila euro ed abbiamo lavorato gratuitamente per oltre 2 milioni e 209 mila ore».
Che fanno complessivamente 66 milioni e 220 mila euro. Qualcosa di semplicemente straordinario… «Sono numeri da far pensare. Ma forse noi alpini non siamo bravi a farci propaganda».
Un’azione solidale a 360°, senza guardare in faccia nessuno. «No, lo guardiamo in faccia per capire di che cosa ha bisogno. Ma senza distinzioni, al di là di ogni appartenenza politica o di parte».
Lo avete fatto con i drogati di don Gigi Vian quando, 30 anni fa, a Fontanellette quasi nessuno li voleva. «Appunto».
Lo fareste oggi anche con i profughi? «Noi non facciamo politica».
Per questo è da augurarsi che l’Ana non subisca la crisi associativa che deriva dall’interruzione della leva obbligatoria. Lei si è fatto promettere da Renzi che nella legge del Terzo Settore si troverà posto per la leva civile, se così possiamo chiamarla. «Sono in attesa di una convocazione dal ministero della difesa per approfondire la nostra proposta, già recapitata a Palazzo Chigi, che prevede l’utilizzo da 6 a 8 mila giovani all’anno per una preparazione in tre settori: il servizio civile, con particolare riguardo alle diverse forme di solidarietà; la protezione civile (quindi puntuale formazione alle diverse competenze); servizi di supporto ai militari di professione (dalla logistica alla sanità, e a tutte quelle attività che oggi sono date in appalto a realtà esterne)».
Alpini, dunque, senza il fucile. «Appunto».
Una ‘ferma’ di quanto tempo? «Due mesi di formazione, per dar modo poi ai giovani di scegliere il ramo preferito. Successivamente, da 4 ai 6 mesi di impegno nei vari settori, con il conseguimento, alla fine, di attestazioni che possano valere nelle scelte di vita, in particolare ai fini del lavoro».
483 euro di diaria, o decade, al mese, come sarebbe previsto per il servizio civile? «Non vogliamo compensi, il classico pagamento delle prestazioni. La solidarietà, e quindi anche il servizio civile, dev’essere gratuita. Parliamo, semmai, di piccoli, piccolissimi rimporsi spesa. Il volontariato è gratuità. O non è».
Saranno, dunque, riaperte le ex caserme degli alpini? «Due al Nord, un’altra in Abruzzo o nelle Marche».
L’ultima domanda è proprio quella a cui non vorrebbe rispondere. L’adunata nazionale del 2017 si farà a Treviso o a Firenze? «Treviso ha le carte in regola per chiederla. Spero che il Consiglio nazionale, che si terrà in settembre, ne tenga conto. Ci sono anche Modena e Firenze come candidate. Spero che il consiglio decida, come sempre, con la giusta attenzione».
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