«Ho visto mamma e papà massacrati»

VITTORIO VENETO. «È successo tutto all'ora di pranzo di giovedì. Ne sono sicuro». Giovanni Salvador, 43 anni, racconta tra le lacrime i retroscena dell'omicidio-suicidio dei suoi genitori, Giacomina Zanchetta e Raffaello Salvador. «Sono stato tra i primi a entrare in casa dei miei genitori», prosegue Giovanni, «c'era la pasta carbonizzata sul fuoco. I miei mangiavano il primo solo a pranzo. Per questo penso che non sia successo a cena». Giovanni Salvador vive a Vittorio Veneto con la moglie Manuela nella stesse parrocchia dei genitori, i Santi Pietro e Paolo. Ogni mattina passava a salutarli prima di andare a lavorare a Belluno. Anche giovedì mattina era stato da loro.
Come li ha trovati?
«Tranquilli. Mio papà stava facendo colazione. Era intorno alle 7.30. Mi sono fermato a prendere il caffè con loro. Di solito mio padre a quell’ora era ancora a letto. Giovedì era già alzato».
E poi?
«Alla sera mia moglie mi ha detto: sono tre giorni che non vedo i tuoi. Andiamo a trovarli? E così abbiamo fatto una passeggiata a piedi. Siamo arrivati in via di Lavoro ma non c’erano. Erano circa le 20.45. Abbiamo pensato che fossero da amici o a mangiare una pizza e siamo tornati a casa».
E non avete più chiamato?
«La sera no. Al mattino ho chiamato a casa e nessuno ha risposto. Allora ho detto a mia moglie di andare a vedere perché era una cosa strana. Quando nessuno ha aperto alla porta si è preoccupata ed è corsa dai miei zii».
Capisco che è difficile, ma cosa ha visto nella casa?
«Ho voluto entrare in cucina e assistere a tutto, mia madre era faccia a terra. Accanto c'era una pozza di sangue. Mio padre era appoggiato al muro con il viso irriconoscibile. Ho visto due colpi sul corpo di mio padre e una ferita all'addome su mia madre. La tavola era perfettamente apparecchiata. Il gas era ancora acceso e la pasta carbonizzata. È stato mio zio Claudio a spegnerlo. La carne da scongelare era accanto al frigo, pronta per la sera. Le tapparelle erano su e lo stendibiancheria era fuori. Per questo penso sia successo a pranzo e non a cena».
C'erano tracce di lotta?
«Assolutamente no. Anzi, penso che non abbiano neppure litigato».
E allora cosa è successo?
«Non so spiegarmelo. Di certo mia madre non ha sparato. Non sapeva neppure imbracciare un fucile. Non credo neppure che abbia agonizzato. Non si è spostata di un millimetro, una persona che agonizza prova a muoversi nel disperato tentativo di salvarsi».
Si è domandato perché è successo?
«Non avrei mai pensato si potesse arrivare a questo. È vero che mio padre era geloso, che le piantava un sacco di storie, però mia madre non mi ha mai detto di aver paura di essere uccisa. Tra loro c'erano normali battibecchi, come capitano in tutte le famiglie. Non ci ha mai fatto intendere che potesse esserci di più».
Suo padre era depresso?
«Si preoccupava un po' per la salute, ma come tutti. Aveva avuto l'intervento di cataratta ed era contento di farlo anche sull'altro occhio. Così ci vedrò bene, aveva scherzato».
Ma è vero che controllava sua madre?
«Si spazientiva per un ritardo o per una telefonata un po' lunga. Mia madre era molto presente. Era stata da mia sorella a Faenza tre volte in tutto, al massimo per due giorni. Mio padre era rimasto a casa. Lei gli lasciava sempre tutto pronto».
E il fatto che non la lasciasse uscire?
«Mia madre mi diceva: tuo padre non mi lascia far niente, mi controlla. Lui l’ avrebbe voluta sempre in casa. Io le avevo detto di avvertire se passava il limite. Non mi ha mai detto niente, altrimenti mi sarei mosso. Tra l'altro facevano sempre tutto insieme. Si volevano bene. La gelosia c'era. Anche se non era mai stato violento con mia madre».
Che ricordo ha di su padre?
«Non era un cattivo papà. Ho avuto una bella famiglia. Sono contento di come ci ha cresciuti, sono stati buoni genitori. Era rigido nell'educazione, pretendeva il rispetto delle regole e degli orari. Era un militare tutto d'un pezzo».
Aveva passatempi?
«Era tutto casa e lavoro. Non gli piaceva uscire con gli amici. Amava il bricolage ed era appassionato di elettronica. Aggiustava persino il ferro da stiro della vicina. Qualche volta alzava la voce, ma come tutti i papà di quella generazione».
E sua mamma?
«Aveva una parola per tutti,se qualcuno aveva bisogno si metteva a correre».
È più tornato nella casa?
«Sì, sabato, insieme ai carabinieri. Sono andato a prendere dei vestiti. Mi hanno accompagnato perché la casa è sotto sequestro».
Scusi se insisto, ma perché quella gelosia?
«Escludo in modo categorico che ci fosse qualsiasi altra persona, né uomo, né donna».
Ma sua madre temeva per la sua vita?
«Mia madre non ci ha mai detto che aveva i giorni contati. Ho letto e sentito cose assurde. E non era certo una che spendeva. Tutte falsità».
Perdonerà suo padre per quello che ha fatto?
«In questo momento sto provando un grandissimo dolore per aver perso i miei genitori».
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