Un arcobaleno doppio e i cori dei tifosi per Sara «Capitano per sempre»

PONTE DI PIAVE
Le fredde gocce della pioggia autunnale si sono mescolate alle lacrime calde per l'ultimo saluto a Sara Anzanello a Ponte di Piave. Un abbraccio collettivo, fuori dalla chiesa, voluto dalla famiglia perché tutti i partecipanti alla cerimonia funebre potessero salutarla da vicino, con la bara sopra quelli che sono stati i colori della sua vita, il bianco e il blu, con i cori dei suoi tifosi. L’ultima notte la salma di Sara è rimasta nella sua casa di Quinto, dove viveva con il fidanzato Walter da tre anni. Moltissime le presenze anche delle sezioni comunali dell’Aido, associazione a cui Sara si era avvicinata negli ultimi anni. Attorno a lei nei banchi della chiesa parrocchiale c'era praticamente tutta la “sua” nazionale quella dell'oro mondiale del 2002.
La bara è stata accompagnata all'interno da Luca Porzio, direttore generale dell’Imoco Conegliano, vecchio amico di famiglia, da Marco Da Lozzo, preparatore atletico delle pantere, dal papà Valter e dal fidanzato Walter, che alla fine ha riletto pubblicamente, vincendo a fatica l’emozione, il testamento che Sara aveva lasciato su Facebook la sera stessa della sua morte. Il parroco di Ponte di Piave don Gian Paolo Bano ha sottolineato le parole di San Paolo indirizzate agli abitanti di Corinto («tutti corrono, ma uno solo conquista il premio. Io corro, ma non come chi è senza meta»): «l’apostolo conosceva bene le soddisfazioni e i sacrifici di un atleta. Anche tu, Sara, praticando la pallavolo hai acquisito uno stile di vita, nel rispetto delle regole, nella lealtà, investendo energie e affrontando fatiche. Avevi atteggiamenti improntati ad onestà, solidarietà, schiettezza e spirito di squadra, a sincerità e altruismo».
Il sacerdote ha poi evidenziato il confronto silenzioso e ostinato di Sara con la malattia, in cui è uscita la sua voglia di vivere e di non avere grandi pretese. «Ti sei affidata a persone buone, che danno forza, affetto, aiuto e possono anche pregare per te. Ti promettiamo di far tesoro dei tuoi esempi». Quasi fosse un’azione di gioco corale, la parola è andata a don Roberto Stradiotto, parroco di Quinto, parrocchia di residenza di Sara e Walter. «Incontrando Sara ho tratto anch’io alcuni insegnamenti: era una donna dotata dalla natura di tanti doni. Se non avesse fatto la sportiva, sarebbe potuta essere musicista o pittrice. Parlando con lei si capiva che amava la vita, ma era capace di risvegliare la vita in coloro che la incontravano: chi è stato con lei mi ha testimoniato che Sara infondeva vitalità a chi era triste. Il terzo aspetto è che non si lamentava ma viveva il bello della vita; anche guardando la finale dei Mondiali ha evidenziato non la sconfitta dell’Italia, ma il fatto che avesse vinto l’argento. La sua partita è conclusa, ma tocca a noi continuarla».
E quasi come un segno dal cielo, mentre la bara veniva trasportata verso la cremazione, un arcobaleno doppio ha salutato tutti i presenti, mentre la pioggia cessava e dalle nuvole nere spuntava di nuovo il sole. Forse l'ultimo messaggio di Anza a chi le ha voluto bene. —
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