Rugby: c’è una coppa da ritrovare

TREVISO. Sabato 9 aprile alle 12, alla loggia dei Trecento, il rugby festeggia i 60 anni del primo scudetto, targato allora Faema.
Il primo della saga di Treviso (fino al 2010, quando poi la squadra optò per l’Europa , che premiò una squadra che già in precedenza ci era andata vicinissimo, perdendo due anni prima in un incredibile leggendario spareggio a oltranza contro Rovigo.
Una grande “bicchierata”, con i protagonisti di quello scudetto (sono 14 i superstiti di quella Faema), passando dai giocatori dell’allora Ignis a quelli dell’era Metalcrom (secondo scudetto nel 1978) e poi della saga Benetton, nata dopo quel trionfo. Come non pensare a Livio Zava, fondatore di tutto nel lontanissimo 1932?
Un grandissimo, intenso abbraccio fra oltre 100 rugbisti, di almeno tre generazioni, testimoniato anche sabato a Monigo, quando i «leoni» hanno portato in campo Pierantonio Pin, in carrozzina.
Il più vecchio di tutti è Lucrezio «Catin» Carnio, che va per gli 89. Il più giovane, Marco Lazzaroni, neanche 21 anni. Come si vede, un pezzo di storia della città. E di Treviso il rugby è parte rilevante dell’anima più profonda, legata alla piazza.
Le foto documenteranno i match di quegli anni, poi una carrellata fino ai giorni nostri. E intanto Giorgio Fantin, la coscienza storica del rugby trevigiano, apre un giallo: dov’è finito il trofeo del primo storico scudetto?
Fu consegnato, al Tenni, al capitano Arturo Zucchello, all’inizio della stagione 1956/57, alla presenza di Luigi Tonon, presidente della Faema Vittorio Gentili, consigliere comunale poi vicepresidente della Metalcrom e sullo sfondo Antonio Radicini, il coach dopo Milani?
La foto che documenta il trofeo è nelle mani di Fantin: «Non c’ero, io, quel giorno, ero stato bocciato agli esami di Stato, il campionato straordinario mi aveva preso più degli studi. E non avevo ancora 18 anni», racconta “Ciccio”, «Così papà mi aveva proibito di giocare quel rugby ancora non bene accettato da tutta la città» . Fantin lascia un appello: «sarebbe meraviglioso averlo sotto la Loggia sabato, se qualcuno ce l’ha o sa dove si trovi, che ci faccia almeno rivedere e toccare quel trofeo che tanto significato ha per la storia del rugby trevigiano, così sia», dice, «Zucchello ha una piccola bella scultura in ceramica, che forse è quello della coppa Cicogna, il primo scudetto giovanile del 1951, o della vittoria in B che ci portò in serie A».
Il mistero rimane. Ci sarà il miracolo della riapparizione?
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