Caduto, dato per finito e poi rinato: la lunga risalita del Treviso calcio

Dalla caduta alla rinascita, come un moderno Icaro. Dopo tredici anni tra fallimenti, umiliazioni e dilettanti, il Treviso torna tra i professionisti: una risalita lunga e sofferta che riaccende il calcio nella Marca

Massimo Guerretta
I tifosi del Treviso calcio: dopo 13 anni la squadra è tornata tra i professionisti
I tifosi del Treviso calcio: dopo 13 anni la squadra è tornata tra i professionisti

L’avevano dato per disperso. Finito in mare, inghiottito dagli abissi più profondi. Invece, miracolo, si era salvato. Lo conoscete tutti il mito di Icaro? Sì, il figlio di Dedalo, che era fuggito dal labirinto di Minosse, a Creta, volando con ali di piume e cera. Sognava in grande, precipitò per essersi avvicinato troppo al sole.

Accadde 20 anni fa, per una caduta che sette anni dopo tutti consideravano letale. Sarà scomparso, annegato. Invece il nostro Icaro ha dato segni di vita. L’hanno avvistato in un isolotto chiamato Serie C. Sì, si è salvato. È vivo e vegeto. Un po’ ammaccato, per carità, con i polmoni pieni d’acqua. E non sarà ancora quello dei tempi d’oro, ma è in piedi. A testa alta. A guardare il sole.

Non c’è il rischio di annoiare con questa similitudine: il Treviso, il vero Icaro del calcio italiano, è tornato.

Tredici anni di sofferenze indicibili, per quanti amano il gioco del pallone. Tutte, o in parte, derivanti da quell’unica annata in Serie A, a sfiorare il sole. Nel mentre, una pletora di faccendieri, improvvisati, o solo incompetenti lo vedeva finire giù.

Capita di sbagliare, ci mancherebbe. Ma venir cacciati dalla propria casa, il proprio stadio... Dover scavare - sì, con la pala - perché la traversa della porta è troppo bassa... Non avere un numero sufficiente di giocatori da mettere in distinta... È accaduto eh, nessuna invenzione. Passa la voglia. È così che tutto finisce.

Perché qualcuno c’è stato, qualcuno che non meritava di poter vestire o guidare i colori biancocelesti. Qualcuno che prendeva il binocolo per vedere quanto a fondo poteva andare il nostro Icaro.

Ma nella Marca Gioiosa et Sportiva, perdonate, il calcio non può mancare. Mentre il rugby arrivava a vincere un torneo intercontinentale (la Rainbow Cup), Treviso Basket ritrovava la Serie A e nasceva il travolgente fenomeno Imoco, il calcio a Treviso era andato. Finito. Fino al Consorzio Treviso Siamo Noi, fino al ritorno di chi il Treviso l’aveva non solo amato, ma l’aveva mescolato al sangue e ai pensieri.

Ci vorrà ancora del tempo. Ma almeno adesso si respira. Il ritorno tra i professionisti celebra un club ultracentenario che, per rango e capacità imprenditoriale, può anche decidere di non fermarsi qui, e dopo aver ritrovato terra magari ritrova dentro di sé il brivido di spingersi oltre.

La retorica spiccia dei bambini che sognano di diventare campioni la lasciamo ai piani alti, a Treviso c’è solo tanta, tantissima voglia di tornare a emozionarsi per il calcio.

Senza bruciarsi, come accadde in passato, senza sovrastimare i propri limiti. Ora la Serie C può sembrare tantissimo, tra poco non lo sarà più.

La sfida più importante sarà aver imparato da quella caduta. E, la prossima volta, niente cera sulle ali.

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