Benetton Rugby, Menoncello e Marin: «La nostra crescita aiuta tutto il movimento»

I due Leoni protagonisti del Sei Nazioni, raccontano la loro pallaovale ospiti della Tribuna di Treviso. «La partita con l’Inghilterra? È stata una soddisfazione enorme, qualcosa di storico»

Pietro Nalesso e Niccolò Budoia
Da sinistra Tommaso Menoncello e Leonardo Marin in piazza dei Signori (Foto film)
Da sinistra Tommaso Menoncello e Leonardo Marin in piazza dei Signori (Foto film)

Giocheranno assieme da centri oggi a Monigo, hanno fatto le carte alla partita ospiti nella redazione della Tribuna. Sono Leonardo Marin e Tommaso Menoncello, rappresentano un Benetton che cerca un percorso a cinque stelle (ne bastano quattro, finale compresa) in Challenge Cup, a partire dagli ottavi contro Cardiff in programma sabato 4 aprile alle 18.30: «Ci stiamo preparando molto bene, siamo concentrati e carichi- esordisce Menoncello -è la partita più importante dell’anno finora e dovremo dare il 100% in campo. Conta solo vincere, ed è quello a cui puntiamo

La pausa dopo il Sei Nazioni aiuta a staccare mentalmente dalla nazionale e a rientrare concentrati sul club. Inoltre, essendo in tanti a partire per la nazionale, il gruppo si rafforza ancora di più e questo feeling si vede anche in campo quando torniamo a Treviso. La nazionale ti dà consapevolezza. Siamo una squadra diversa rispetto a qualche mese fa, più matura, come si è visto anche contro Glasgow. Ora, con tutto il gruppo e una partita importante in casa, vogliamo dimostrare ancora di più il nostro valore».

La Challenge 

Treviso ha vinto le ultime 16 in Challenge a Monigo con una media di 34 punti segnati a partita: «Sono tre anni che raggiungiamo gli obiettivi che ci poniamo, arriviamo sempre più preparati e consapevoli, Monigo sarà un fattore».

La vittoria degli azzurri contro l’Inghilterra è storica, l’epilogo in Galles decisamente meno: «Quella fu una settimana con tanta pressione mentale, sapevamo che era un obiettivo raggiungibile. A Roma l’abbiamo vinta più mentalmente che fisicamente: eravamo più pronti di loro, che forse avevano un po’ di timore. Abbiamo imposto il nostro gioco per 80 minuti e gestito bene soprattutto gli ultimi 20. È stata una soddisfazione enorme, qualcosa di storico. Sull’azione della meta, dopo il calcio preso da Monty, ho sentito che dovevamo cogliere l’occasione: ho preso la palla, ho fatto il buco e ho sentito Leo chiamare, quindi gliel’ho passata ed è arrivata la meta. Il Sei Nazioni è equilibrato, è il bello del torneo. La nostra crescita aiuta tutto il movimento. Spero che continui a essere equilibrato e che possiamo giocarci qualcosa di importante fino all’ultima giornata. Vogliamo giocarcela con tutte: Inghilterra, Irlanda, Francia. Per fare qualcosa di grande bisogna vincere queste partite. Contro l’Irlanda un episodio ha fatto la differenza: se segnavamo quella meta, la partita cambiava. Poi loro sono cresciuti e noi non siamo riusciti a reagire. Col Galles invece siamo stati dominati dall’inizio».

Oggi da primo centro vicino a Menoncello ci sarà Marin: «È sicuramente la settimana più importante dell’anno fino a questo momento. La Challenge Cup è sempre stata un obiettivo fin dall’inizio della stagione e ce la siamo guadagnata vincendo partite importanti, come quella contro i Lions e quella a Lione. Ora abbiamo il vantaggio di giocare in casa e speriamo siano più di una partita, dopo Cardiff vogliamo andare avanti. Ma tutto deve essere perfetto, con il nostro pubblico cercheremo di dare tutto per vincere, perché è l’unica cosa che conta. È una partita da “all-in”: non esistono mezze misure. Non so se siamo più squadra da partita secca o da campionato, ma quando ci poniamo un obiettivo abbiamo un grande gruppo e ottimi giocatori, quindi cerchiamo sempre di dare il massimo. Forse nella Challenge Cup ci crediamo un po’ di più perché la percepiamo come un obiettivo più vicino e raggiungibile rispetto all’URC, dove ci sono squadre come Leinster e le sudafricane che sono più avanti. Cardiff non ha nomi giganteschi, ma è solida».

La meta all’Inghilterra lo ha lanciato nell’Olimpo: «Mancavano ancora sei o sette minuti, quindi non era finita. Siamo contenti, ma se vogliamo fare qualcosa di importante dobbiamo vincere queste partite. Anche se non era la miglior Inghilterra della storia, resta sempre l’Inghilterra. Non è stata una partita perfetta, ma o restiamo sempre a metà classifica o iniziamo a vincere queste gare». Marin sarà il leader tecnico del Benetton futuro: «Posso giocare apertura, ma preferisco fare il 12. La differenza per un 10 la fanno gli avanti: se avanzano, tutto diventa più facile. Avremo tanti centri: Zanandrea, Medina, Drago, Flook, Odogwu. Essere eclettico va bene, ma non come soluzione fissa».

Tommaso Menoncello e Leonardo Marin nella redazione della Tribuna
Tommaso Menoncello e Leonardo Marin nella redazione della Tribuna

I vivai di Marca 

«Mentre crescevamo non capivamo quanto forte fosse la nostra generazione». È così che Tommaso Menoncello e Leonardo Marin raccontano il formarsi di una classe di rugbisti, quella del 2002, di cui fanno parte anche loro e che sta accendendo sempre di più le stelle della palla ovale trevigiana e nazionale. Un’annata speciale, cresciuta con umiltà: «Quando giocavamo nelle giovanili e nei Trofeo Topolino non capivamo quanto potesse essere forte la nostra generazione. Personalmente speravo solo di arrivare in Benetton, ma non ho mai pensato a quel punto di poter fare meglio di un giocatore come Luca Morisi», dice Tommaso Menoncello, negli ultimi tre anni inserito costantemente nella formazione ideale del Sei Nazioni e miglior giocatore del torneo nel 2024.

Gli ha fatto eco anche Leonardo Marin, che mai avrebbe potuto pensare dieci o quindici anni fa di mettere a terra l’ovale decisivo per la prima storica vittoria dell’Italia contro l’Inghilterra: «Sono d’accordo con Tommy, non ci pensavo tanto a queste cose. C’era il sogno, certo, ma lavoravo per raggiungerlo», dice. È sempre lui a raccontare quando questa consapevolezza ha iniziato a farsi strada in ognuno di loro, fino a diventare una consapevolezza concretissima: «Abbiamo capito che la nostra era una buona generazione rugbistica con le prime convocazioni nelle Nazionali», racconta. Loro due, Menoncello e Marin, sono i frutti di un sistema nazionale e trevigiano profondamente mutato negli ultimi tempi, un sistema che ha sfornato talenti a ripetizione. Menoncello si è formato fra i biancoverdi e Paese, Marin nel Mogliano: «Ma adesso occhio alle altre annate, su tutte quella del 2006», avverte Marin.

Fa i nomi di Edoardo Todaro, che ha iniziato fra Asd Milano e Cus Milano e gioca a Northampton dal 2021, di Malik Faissal delle Zebre, di Enoch Opoku-Gyamfi cresciuto a San Donà e ora al Bath, di Alessandro Drago del Mogliano. Una Nazionale, quella Under 20, che l’anno scorso ha chiuso settima il Mondiale Junior ottenendo il miglior risultato italiano della storia con quei giocatori in campo, e che davanti al pubblico azzurro ha dimostrato di poter garantire un futuro solido alla palla ovale nazionale. Un futuro che si costruisce soprattutto attorno alla nazionale.

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