Remigio, lo storico arrotino: «L’arte si insegna in bottega, a 81 anni lavoro fino a sera»
La coltelleria di Nascimben taglia il traguardo dei sessant’anni di attività. Lavora per 12 ore al giorno, e sempre fino a tardi, a forbici, tronchesine e rasoi: «Siamo rimasti in pochi, non posso smettere: arrivano ordini da tutta Italia»

Le forbici da affilare, dando un'occhiata agli ultimi ordini, arrivano pure da Trento, Siena e Macerata. Di recente una nota pizzeria del capoluogo gli ha chiesto di rimettere a nuovo in sei giorni qualcosa come 500 coltelli.
A osti e ristoratori in zona, non sfuggono le lunghe giornate nel laboratorio interno al negozio: “la regola” è riporre gli arnesi oltre le 22, dopo 12 ore di lavoro attento e meticoloso.
Tre aneddoti per raccontare bene chi sia Remigio Nascimben, 81 anni, il “manifesto” del mestiere di arrotino. Tre aneddoti per tracciare una vita dedicata a forbici, coltelli, tronchesine, rasoi da barba.
Il tutto in un anno speciale: nel 2026 la coltelleria “Remigio Nascimben” in via Inferiore taglia il traguardo dei 60 anni (il momento delle candeline, per la precisione, cadrà in agosto). E, in un'epoca che vede troppe attività storiche chiudere, il suo tempio a pochi passi da piazza dei Signori è un inno alla tradizione, ai mestieri da tutelare.
«Non sono tanti gli arrotini in Italia e pochissimi sanno affilare le forbici dei parrucchieri, attrezzi che possono costare centinaia di euro», sottolinea con orgoglio Remigio, 82 anni il prossimo settembre.
E se deve indicare un consiglio alle nuove generazioni, non ha dubbi: «Il cliente deve tornare a casa soddisfatto, la qualità nel lavoro paga sempre». Ascoltarlo è un viaggio nella memoria, nei ricordi della Treviso che fu, nell'arte di un mestiere antico che non tramonta.
Perché la tecnologia avanza, tutti parlano di intelligenza artificiale e le imprese nello spazio continuano ad alimentare sogni, ma ci vorrà sempre un artigiano sapiente che sappia affilare le lame. A lui si rivolgono cuochi, macellai, parrucchiere, barbieri. Dai coltelli da cucina alla toelettatura per cani.
Nascimben, a dispetto dell'età non ha alcuna intenzione di godersi la vita e lasciare il laboratorio: perché?
«Ho clienti di vecchia data e hanno bisogno di me. La mia bottega è arrivata a 60 anni, puntando su qualità, professionalità, serietà nel consigliare. Questa è la ricetta per allungare la vita di un negozio. Ricetta che ho seguito e mi permetterà in agosto di tagliare un grande traguardo».
Quando aprì in via Inferiore?
«La licenza è del 25 luglio 1966, ma l'attività iniziò a tutti gli effetti il mese successivo. In origine avevo solo un laboratorio. Gli spazi erano però gli stessi attuali, dove trovate anche macchinari vecchi di 50 anni e “mole” speciali più recenti di fabbricazione austriaca: costano 140 euro, ogni tanti bisogna cambiarle. Solo in un secondo momento, aggiunsi il negozio, assicurando pure l'assistenza: coltelli, rasoi, phone. Per tanti anni, dietro il bancone c'è stata mia moglie Rosetta, 80 anni. Ora trovano posto le figlie, Sabrina e Antonella. Ma al laboratorio ci penso sempre io».
E lei non ha mai lasciato: che orari fa?
«Continuo a lavorare in laboratorio 10-12 ore al giorno, quattro al mattino e sette il pomeriggio. Non ho mai guardato l'orologio in vita mia. Se devo completare un lavoro, lo completo. E molto spesso finisco ancora dopo le 22. Gli ordini vanno evasi, il cliente rispettato».
Perché lavorare a 81 anni, fino alle 22?
«La passione, l'amore per il mestiere. L'amore è sbocciato in giovanissima età: cominciai a 13 anni da Guglielmo Craighero, che aveva una coltelleria in Calmaggiore poco distante da qui. Lì rimasi sette anni a farmi le ossa, facevo andata e ritorno in bici da Conscio, mio paese d'origine. Con qualsiasi meteo e temperatura».
E la scuola?
«Presi la qualifica professionale al Besta, imparando a fare contabilità. Così, quando si è trattato di mettermi in proprio, sapevo già come muovermi. Lezioni preziose che mi sono servite per tutta la vita».
Lei è anche un maestro nel settore, avendo insegnato l'arte ad altri arrotini: un nome su tutti?
«Francesco Spessotto, titolare della bottega “Scintilla”, a due passi da San Francesco. È stato mio aiutante in via Inferiore, ha imparato tutto in questo laboratorio. L’arte si insegna in bottega, non ci sono altre strade».
Ma è interessante curiosare nell'attività quotidiana: ci può rivelare qualche aneddoto?
«Dai rasoi a mano libera, scovati da un cliente in un mercatino di antiquariato e tirati a lucido nelle settimane scorse, ai coltelli da cuoco che richiedono anche sei-sette passaggi. Di recente ho avuto un ordine da 500 coltelli da parte di una nota pizzeria: avevano chiuso qualche giorno per manutenzione e io mi sono dedicato alle affilature. E poi: tronchesine da estetista, arnesi per la toelettatura dei cani, coltelli per gli zoccoli dei cavalli. Coltelli speciali, arrivano richieste di ogni genere. Ci sono, ad esempio, le forbici giapponesi da parrucchieri che possono arrivare a costare 800 euro».
Le tipologie dei clienti?
«Dal cuoco alla casalinga. Al di là del cliente, servono sempre massima concentrazione e la giusta mano. E serve, soprattutto, tanta gavetta: l'arte si apprende in bottega, dopo anni di paziente apprendistato».
Quali consigli a chi vorrebbe avvicinarsi al mestiere?
«Bisogna sempre aggiornarsi e studiare. In Italia c'era per esempio la tradizione dei friulani, poi hanno preso terreno i tedeschi. Dal 2000 in poi, il riferimento in materia sono diventati i giapponesi. Ma noi italiani continuiamo a difenderci».
Con che frequenza occorre affilare coltelli e forbici?
«Di norma ogni due o tre anni, il cuoco lo richiede anche più spesso. Ha esigenze diverse».
Al di là delle mole e del lavoro sartoriale, c'è un aspetto che vuole evidenziare?
«Il cliente deve sempre tornare a casa soddisfatto, la qualità nel lavoro paga sempre. È per quello che ci sono clienti storici che continuano a cercarmi e si rivolgono a me da tanti anni».
Idee per la festa dei 60 anni?
«Devo pensarci. Per i 50, feci preparare addirittura 1.200 panini. Festa per tutta la via. I 60 meritano anche di più». Per agosto c’è ancora da attendere, di certo un traguardo così prestigioso vale un posto nella storia della città.
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