Colleziona 15 mila vinili e fumetti: «Ho trovato un disco che vale oltre mille euro»
Cesare Pizzaia, 77 anni, ha riscoperto la passione per la musica nel 2006, svuotando il granaio dopo la pensione. Oggi conserva dischi di De André, Mina e dei Beatles, rarità del beat e l’intera serie di Diabolik

Dal ritrovamento dei vecchi dischi in vinile nel granaio a diventare un collezionista compulsivo il passo è stato breve.
Cesare Pizzaia, 77 anni, di Montebelluna, postino in pensione e, per un periodo, anche autista di pulmino per la Montebelluna Nuoto, ha un passato da podista. Nella sua abitazione a Contea ha riservato un intero locale ai suoi amatissimi dischi in vinile. Ne possiede 15.000, tra Lp e 45 giri, tutti conservati in buste di cellophane, divisi per categoria e in ordine alfabetico. Gli scaffali ricoprono letteralmente le pareti. È il suo santuario, che cura meticolosamente in modo che i suoi amati dischi non si rovinino.
Un tesoro della musica beat racchiuso in una stanza. Quando ha iniziato questa collezione?
«Il giorno in cui mi sono messo a svuotare il granaio dopo essere andato in pensione, quindi venti anni fa. Dal repulisti sono saltati fuori i dischi in vinile dei miei anni giovanili. Da lì è iniziata la mia passione che continua domenica dopo domenica, andando nei mercati e nelle bottegucce per trovare quello che mi interessa».
Come mai erano finiti in granaio?
«Di ritorno dal servizio militare mi sono sposato: quei dischi e altro materiale erano d’ingombro, così li ho messi tutti nel granaio e lì sono rimasti per decenni».
Fino a quando?
«Dopo la pensione. Avevo smesso di correre, era tempo che mettessi a posto anche il granaio. Sono andato a svuotarlo e sono venuti fuori i miei vecchi dischi in vinile. Era il 2006. Da lì è iniziata la mia malattia di collezionista, sono venti anni che li raccolgo».
Vedo diversi Lp di Fabrizio De André, tutti con la stessa immagine. Sono dei doppioni?
«No, assolutamente no. Sembrano uguali ma non lo sono; o meglio le canzoni contenute in questi album sono sempre le stesse, ma le confezioni hanno delle piccole differenze. La prima pubblicazione è stata fatta dalla Bluebell, che poi è stata assorbita dalla Produttori Associati che a sua volta è stata assorbita successivamente dalla Ricordi: ogni società ha messo il suo logo e apportato delle piccole differenze. Quindi sono uguali ma diversi e io li ho tutti».
Ci sono anche tanti dischi di Mina, diverse band, pure quelli dei Beatles. E ancora dei 45 giri sotto la voce Sanremo. Alcuni 45 giri riportano la dicitura “Vietata la vendita”. Di cosa si tratta?
«Ho tutti i dischi in vinile del festival di Sanremo, dalla prima edizione, che è stata fatta nel 1951, fino all’ultima quando le canzoni venivano ancora pubblicate in vinile. I 45 giri di cui è vietata la vendita sono invece quelli che venivano messi nei juke box che adesso non si trovano da nessuna parte. E sono tutti perfetti. Non c’è uno striscio, non c’è una sbavatura».
Qualche chicca?
(Alla domanda Cesare Pizzaia infila le mani in uno scaffale e tira fuori due 45 giri delle Macchie d’Inchiostro, gruppo beat montebellunese).
«Questi due dischi sono una autentica chicca, solo io e un altro collezionista probabilmente li abbiamo. Non so se neppure Marco Mazzocato, componente della band assieme ai due fratelli Trippi e al batterista di Bassano di cui non ricordo il nome, ne abbia. Tra l’altro qualche esibizione con le Macchie d’Inchiostro l’ho fatta anche io».
Suonava tra gli anni Sessanta e Settanta?
«Certo, la chitarra elettrica. Ho suonato con diversi gruppi beat nella mia gioventù, la musica era una passione che contagiava tutti i giovani di allora. Io ho imparato a suonare la chitarra e mi sono esibito assieme a diversi gruppi di quel tempo. E naturalmente andavo sempre ai concerti dei gruppi beat. Nel granaio, quando l’ho svuotato, ho trovato anche questa foto dei Nomadi, con gli autografi di tutti i componenti del gruppo, compreso quello di Augusto Daolio».
Ecco spiegata quindi la passione per il vinile... ricordi di gioventù. C’è qualche disco di particolare valore?
«Quello che vale di più è un 45 giri della band I quattro del teschio, un gruppo nato a Caorle nel 1964. Ho un loro disco rarissimo che oggi vale più di 1.000 euro e che io ho comprato su eBay per 2/3 euro. Anche dischi di Fabrizio De André valgono oggi sui 300/400 euro, ovviamente devono essere in condizioni perfette come i miei».
Ma allora è una passione costosa.
«Non è detto. Io li cerco nei mercatini e nelle bottegucce, qualcosa acquisto sulle piattaforme. Ma non fumo, non vado a osterie, non ho capricci e se spendo 50 euro alla domenica per questa mia passione posso tranquillamente permettermelo».
Dal famoso granaio sono saltati fuori solo dischi in vinile del periodo giovanile o anche altro?
«I fumetti che leggevo da giovane. Lì è nata un’altra passione, una seconda malattia: ho cominciato a collezionarne, ma solo quelli che appartenevano alla mia gioventù».
(Il tour prosegue in un altro locale di casa Pizzaia, dove in bell’ordine sono collocati i fumetti).
Saltano agli occhi quelli di Diabolik, il personaggio creato nel 1962 da Angela e Luciana Giussani e protagonista dell’omonima testata pubblicata dalla casa editrice milanese Astorina.
«Ho tutta la serie di Diabolik, ben 800 fumetti. Ne avevo nel granaio. Quelli che mi mancavano ho provveduto a cercarli ed acquistarli nei mercatini, come ho tutte la serie di Tex Willer e di Zagor, poi una parte di Dylan Dog».
Dagli scaffali escono dei fumetti che ricordano solo gli over 70...
«Eccoli qui. Questi fumetti avevano un formato che poi non è stato più utilizzato, un rettangolo stretto in altezza e lungo in larghezza. Allora costavano 20 lire. Io ho quelli di Blek Macigno, quel trapper gigante dai capelli biondi che aveva sempre in testa un berretto di marmotta».
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