Baggio, il grande restauratore: «L’anima pura del cinema rivive nei vecchi proiettori»

Bancario di professione, ha la passione di ridare vita ai macchinari storici: «Come i vinili per la musica, è una riscoperta che conquista il pubblico». Oggi collabora anche con il Centro sperimentale di cinematografia di Rom

Elena Grassi
Francesco Baggio con uno dei proiettori storici che ama restaurare
Francesco Baggio con uno dei proiettori storici che ama restaurare

Francesco Baggio è nato in mezzo a pellicole e proiettori. Da bambino, mentre gli altri giocavano con macchinine e soldatini (erano i primi anni Ottanta), lui smontava e rimontava pezzi di quella macchina magica che il padre teneva in casa per fare veder sul muro i filmini delle vacanze, prima girati in super 8 e poi in 16 millimetri.

Il destino professionale lo ha portato a lavorare in banca, ma di notte si rifugia in un laboratorio ricavato nella sua dimora a Treviso, che ha chiamato “l’antro del mago”, per restaurare proiettori d’epoca, recuperati da cinema dismessi.

I trevigiani lo vedono da anni ogni estate dietro alla sua Victoria 6 del 1959, che con la lanterna originale a carboni, la sua fiamma celeste verso il cielo e quel leggero aroma di zolfo, incanta il pubblico delle rassegne di cinema storico organizzate dall’associazione Teatro che pazzia. Da “Signore e Signori” a “Il sorpasso”, da “I soliti ignoti” a “Roma città aperta”, ma anche film muti di Chaplin e “Nuovo cinema Paradiso”, tutta la storia del cinema è passata nelle piazze trevigiane attraverso il proiettore di Baggio con le pellicole originali inviate dalla Cineteca nazionale di Roma o dalla Cineteca di Bologna.

Baggio, da dove è cominciata quest’avventura?

«Da sempre colleziono vecchi proiettori che rimetto in funzione, ma dal 2001 ho cominciato l’attività di proiezionista al cinema Aurora di Treviso, durata fino al 2019, anno in cui abbiamo sperimentato con “Teatro che pazzia” la proiezione estiva all’esterno nell’oratorio della chiesa votiva con la Victoria 6 a carboni: fu un tale successo che non ci siamo più fermati e adesso abbiamo almeno una ventina di serate in tutto il Veneto dedicate al cinema d’epoca. Arrivano appassionati da Torino, Perugia, Reggio Emilia, Piacenza e persino da Napoli, perché siamo gli unici in Italia a offrire questo spettacolo che ci porta indietro nel tempo a vedere i film come li vedevano gli spettatori del periodo d’oro del cinema italiano, tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta».

Però c’è il suo zampino anche nel proiettore a 70 millimetri del Cinergia di Conegliano, tra le cinque sale in Italia che stanno mostrando “Odissea” in pellicola, come concepito da Christopher Nolan, qual è stato il suo contributo?

«Il Cinergia ha avuto la lungimiranza di non eliminare il suo proiettore Victoria 8 dei primi anni Settanta, una macchina che proiettava il formato standard dei 35 millimetri, ma che poteva essere convertita anche per la proiezione a 70 millimetri. Nel 2022 sono stato messo al corrente del progetto del multisala coneglianese per questa conversione e dato che ci volevano dei pezzi particolari e rari, mi sono messo a cercarli in giro per il mondo. Grazie alla rete di contatti internazionali che ho creato in questi anni, sono riuscito a reperirli e abbiamo fatto il miracolo, con grande soddisfazione della proprietà della sala e del pubblico. Nolan ha risvegliato l’interesse per l’analogico e adesso si stanno ristampando pellicole a 35 millimetri, un po’ come è successo con il ritorno dei vinili in ambito musicale».

Quanti proiettori ha restaurato?

«Dagli anni Novanta ad oggi ho restaurato una trentina di proiettori, il più antico è l’Enerman V 1929 del cinema Italia di Montebelluna, dove ho riattivato la cellula sonora del 1934, che ne fece la prima sala sonora della provincia. L’emozione più grande però l’ho provata sistemando una Fedi 10X, quando ho trovato al suo interno la firma di chi l’ha costruita e la data 26/10/1949, in un posto che solo un tecnico esperto avrebbe scoperto: una sorta di messaggio nella bottiglia per chi l’avrebbe restaurata. L’impresa più ardua è stata invece ricostruire pezzo per pezzo la Victoria 8 del 1969, un proiettore monumentale, quello voluto da Tarantino per “The Hateful Eight”, che ho reperito smontato in un magazzino nel Veneziano e ci ho messo un anno a riassemblare. L’abbiamo usato per proiettare “Top Gun” al drive in della chiesa votiva nel 2022».

Qual è stata un’esperienza indimenticabile?

«L’amicizia con il maestro Renato Casaro, il grande cartellonista del cinema mancato nel settembre scorso. Abbiamo proiettato a Treviso, in omaggio ai suoi manifesti, “Balla coi lupi” nel 2022, e poi a seguire “Il buono, il brutto e il cattivo”, “Per un pugno di dollari” e “C’era una volta il west”. Lui è stato sempre presente e ci seguiva con autentico interesse, perché in fondo condividevamo la stessa missione, far rivivere l’emozione del cinema di una volta».

E come sarà il futuro di questa missione?

«Direi promettente perché ho instaurato due prestigiose collaborazioni. La prima, assieme a Teatro che pazzia, con il Centro sperimentale di cinematografia di Roma per gestire la proiezione del loro patrimonio filmico, custodito alla Cineteca nazionale, con le pellicole originali dei capolavori italiani, e poi sono stato coinvolto dall’Istituto Luce nella realizzazione del documentario di Angelo Musciagna “Dietro al muro magico” con la narrazione di Giuseppe Tornatore, che racconta la storia della cabina di proiezione e dovrebbe uscire a breve. Musciagna mi ha intervistato e introdotto nel magico mondo di Cinecittà, dove posso entrare e uscire regolarmente per creare nuovi contatti»

Altri ingaggi di rilievo?

«Dal 2024 collaboro per il restauro dei proiettori e per le rassegne realizzate dalla famiglia Tomelleri di Torino, un’istituzione nell’ambito cinematografico con le loro famose sale d’essai a Candelo e Valperga, mentre per la prima volta andrò all’estero in ottobre al Festival del Cinema Sloveno a Pirano con la mia Victoria 8 del 1970, una macchina leggera, adeguata alla trasferta, parte della mia collezione personale che annovera una ventina di proiettori storici».

Un sogno nel cassetto?

«Sono partito dalle piazze, proprio come si faceva una volta con il cinema ambulante, ma vorrei arrivare nelle scuole per poter coinvolgere le nuove generazioni e sensibilizzarle a una conservazione di questo patrimonio, che testimonia quanto la virtualità racchiusa nel loro cellulare abbia antenati nella fisicità dei proiettori e delle pellicole».

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