Luca Buosi, il veterinario-influencer: «Così vi aiuto a comprendere i vostri amici a quattro zampe»

Dal 2019 Buosi, alias Dottor Quattro Zampe, pubblica su Instagram un video al giorno su cani e gatti. Ha una community di quasi 250.000 follower: i suoi contenuti sono informativi e ironici

Costanza Valdina
Luca Buosi, Dottor Quattro Zampe
Luca Buosi, Dottor Quattro Zampe

Come sollevare il cane in modo corretto? Quali sono le razze più aggressive? Esistono rimedi per il mal d’auto? Il cioccolato è davvero così nocivo? Come somministrare un farmaco? Perché i gatti riportano animaletti morti? Come intervenire in una baruffa tra cani? Quanto spesso va fatto il bagno? Domande, dubbi, falsi miti, curiosità che accompagnano ogni giorno milioni di proprietari di animali domestici.

Il medico veterinario trevigiano Luca Buosi, o meglio il Dottor Quattro Zampe, non si tira indietro di fronte a nessuna richiesta. Da sette anni, sul suo profilo Instagram @dr.quattrozampe, dispensa pillole informative a una community di oltre 241.000 follower per affrontare con maggiore consapevolezza la quotidianità condivisa con cani e gatti.

Almeno un video al giorno, registrato e montato nei rari ritagli di tempo tra visite in ambulatorio, interventi a domicilio ed emergenze dell’ultimo minuto. Invece, chi preferisce allontanarsi dallo schermo e avere una guida pratica a portata di mano può contare su “Come vivere con cane e gatto” e “Gatti per amore”, due libri in cui Buosi ha raccolto e approfondito le domande sorte più di frequente tra i suoi pazienti.

Quando ha realizzato che la medicina veterinaria sarebbe stata la sua strada?

«Sono medico veterinario da sette anni e mezzo. Gli animali mi piacciono da quando ne ho memoria, è stato un percorso naturale. Ho deciso di specializzarmi nella cura di cane e gatto perché ne sono stato circondato fin da piccolo. La risposta è sempre stata lì, sotto i miei occhi».

Un caso complesso che si è travato ad affrontare?

«La medicina veterinaria è complessa in sé per sé per l’assenza di dialogo con i pazienti. Cane e gatto non possono descrivere sintomi, si procede per intuizioni e tentativi. A complicare ulteriormente le cose, a volte, sono le informazioni omesse dai proprietari: anche un dettaglio apparentemente insignificante può rivelarsi decisivo per una diagnosi. Non sempre ci si rende conto che il comportamento dell’animale è strettamente legato all’ambiente in cui vive e che alcuni problemi possono essere anche riflesso di dinamiche domestiche».

Molti immaginano che la medicina veterinaria sia la professione più bella al mondo per il contatto quotidiano con gli animali. Ma quali sono le difficoltà che comporta e che vengono sottovalutate?

«È effettivamente il lavoro più bello del mondo, almeno per me. Ma è anche quello con il più alto tasso di depressione e suicidi. Purtroppo abbiamo anche questo triste primato. I lati negativi della professione non mancano: il confronto quotidiano con la sofferenza e con la morte, la scarsa riconoscenza del nostro ruolo — in Italia, spesso, fatichiamo ad essere riconosciuti come medici —, i compensi bassi, specialmente nelle grandi strutture. E la totale mancanza di orari definiti. Emergenze di notte, nei fine settimana, durante le festività. I turni possono essere massacranti».

Com’è nato il progetto social Dr. Quattro Zampe?

«L’idea è nata durante gli anni dell’università, all’ateneo di Padova. Negli Stati Uniti la divulgazione veterinaria sui social era già molto diffusa e mi ero ripromesso che, una volta laureato, ci avrei provato anch’io. E così ho fatto. Dal 2019 pubblico ogni giorno contenuti informativi, arricchiti con un pizzico d’ironia, a portata di chi ne ha bisogno».

Quali sono i falsi miti su cani e gatti che si trova più frequentemente a dover smentire?

«Uno dei più radicati riguarda il naso secco. Molti sono convinti che sia automaticamente indice di malessere, ma non è affatto così. Spesso, invece, capita che i proprietari si meraviglino del fatto che gli animali possano soffrire di patologie legate agli organi. Al cuore o al fegato, ad esempio. È come se fossero convinti che solo gli esseri umani possano avere problemi di salute. Purtroppo, la scelta di adottare un animale viene presa con eccessiva leggerezza, senza prendere in considerazione tutte le responsabilità che comporta».

Si parla sempre più spesso di umanizzazione degli animali, un fenomeno amplificato anche dai social. È un cambiamento positivo o rischia di allontanarci dai loro reali bisogni?

«Il rischio è quello di spingersi troppo oltre. Un’eccessiva umanizzazione finisce non solo per ridicolizzare gli animali, ma soprattutto per non rispettarne la natura e i bisogni etologici. Cani e gatti hanno esigenze che vanno comprese e tutelate. Non bisogna proiettare su di loro modelli e comportamenti tipicamente umani. Invece è sicuramente opportuno ripensare le città a misura di cane e gatto. E in questa direzione sono stati fatti passi avanti: basti pensare che fino a una decina di anni fa le spiagge pet friendly erano praticamente inesistenti, mentre oggi le opportunità sono decisamente aumentate».

Da qualche anno il puppy yoga è un’attività piuttosto richiesta e diffusa, specialmente all’estero. Dal punto di vista del benessere animale le considera un’iniziativa positiva?

«Mi sfugge come si possa praticare la meditazione nel bel mezzo di un branco di cuccioli pieni di stimoli ed energia. Suona quasi come un controsenso. Piuttosto, si potrebbero organizzare incontri formativi per imparare a conoscere gli animali, il loro linguaggio, i loro bisogni. Sembrerà scontato, ma le conoscenze di base sono ancora piuttosto limitate, persino tra i proprietari. E, invece, possono fare la differenza».

A Treviso si osservano mode nella scelta delle razze di cani?

«La Marca non è certo immune alle mode. Ho notato che negli ultimi dieci anni il Bulldog francese è la razza canina più diffusa. Ma ci sono anche moltissimi Golden retriever e Barboncini».

 

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