Monti abolisce 36 Province in Veneto ne restano cinque

PADOVA. Cala la scure di Monti sulle Province e in Veneto è pronta una rivoluzione geografica: Padova accorpata con Rovigo, Treviso con Belluno che spera in una deroga come Sondrio per la sua specificità montana; Venezia diventerà Città metropolitana mentre Verona e Vicenza salveranno la loro autonomia.
Il decreto legge di riordino che il governo intende approvare a novembre non prevede l’abolizione delle Province per non finire imbrigliati nei ricorsi di incostituzionalità: la strada scelta dal ministro Patroni Griffi è quella dell’accorpamento. Trentasei enti con meno di 350mila abitanti e sotto i 2.500 chilometri quadrati verranno unificati e si passerà così da 86 Province a 44 (Città metropolitane incluse), mentre dalle Regioni a Statuto speciale ne dovrebbero sparire altre dieci. Valga per tutti la Sardegna, che ha già deciso con un referendum di passare da 8 a 4: Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano.
La vera rivoluzione si chiama «commissario»: da giugno del 2013 tutti i presidenti verranno sostituiti dai commissari, mentre i dipendenti potranno essere trasferiti. È il primo vero colpo alla «Casta»: quasi mille amministratori dovranno dire addio alle segretarie, alle auto blu, ai telefonini e alle relative indennità di funzione. Gli 86 presidenti e gli oltre 800 assessori provinciali si dovranno «riciclare» se vorranno restare in politica, perché le Province dal 2014 diventeranno enti di secondo grado: i consigli non verranno più eletti dai cittadini, ma nominati dai sindaci dei loro territori con un criterio di rappresentanza ponderale legato alla popolazione. E per quanto riguarda le funzioni, le nuove Province avranno tre sfere d’azione: il coordinamento e la pianificazione territoriale, la viabilità e la manutenzione della rete scolastica. L’unico presidente in carica che ha salutato con soddisfazione la scelta di Filippo Patroni Griffi è Nicola Zingaretti, che guida Roma: «Bene ha fatto il governo Monti a riorganizzare le Province, che sono enti inutili perché non gestiscono servizi diretti ai cittadini». Sul piede di guerra la Lega Nord, che con i parlamentari Bitonci e Vallardi annuncia battaglia in aula, mente Muraro, da Treviso, parla di «provvedimento antidemocratico».
Immediata la replica del ministro Patroni Griffi: «È in corso un grande processo di riordino dello Stato sul territorio, di cui le Province sono il primo tassello. Il mio augurio è che conservatorismi e particolarismi non ostacolino questo processo e che ognuno guardi all'orizzonte più ampio che è il ridisegno del Paese, chiesto a gran voce dai cittadini». La seconda tappa prevede l’accorpamento dei Comuni con meno di mille abitanti, ma sarà il nuovo governo a procedere.
Chi non condivide per nulla la riforma è il presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione: «Da più di una settimana abbiamo richiesto un incontro ai ministri Cancellieri e Patroni Griffi per risolvere questioni estremamente complesse legate alla conclusione del processo di riordino delle Province. Riteniamo che sia un errore trattare temi così delicati, come lo scioglimento di organi eletti democraticamente dei cittadini, a colpi di annunci. Il rischio è di gettare nuovo caos intorno a un percorso di estrema delicatezza», afferma Castiglione, che sul tema del commissariamento dei presidenti fa sapere: «Noi siamo contrari a scioglimenti anticipati, perché il processo di accorpamento è troppo delicato per potere essere gestito da un commissario». Un fatto è certo: tra dieci giorni Monti passerà dalle parole ai fatti.
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