Bacchiglione, l’allarme di Legambiente: «È il grande malato dei fiumi veneti»
I monitoraggi effettuati tra Vicentino e Padovano rilevano livelli di Escherichia Coli fino a 100 volte oltre la soglia di riferimento. Preoccupano anche nichel e pesticidi: «Servono interventi urgenti, i risultati si vedranno solo tra dieci anni»

Bacchiglione, il grande malato tra i fiumi del Veneto. Meglio, “il malato cronico”. L’espressione appartiene a Giulia Bacchiega, responsabile dell’Operazione Fiumi di Legambiente Veneto.
I risultati del monitoraggio
Oggi, mercoledì 10 giugno, l’associazione ambientalista ha presentato a Vicenza i risultati dei prelievi effettuati (con supporto tecnico dell’Arpav) sulle acque superficiali in più punti del Bacchiglione, sia nel Padovano sia nel Vicentino.
«I livelli di contaminazione fecale causati dal batterio Escherichia Coli sono da 10 a 100 volte superiori alla sogli di riferimento», spiega Bacchiega, «Il Bacchiglione necessita di una decisa accelerazione degli interventi idonei a con contenere la contaminazione delle sue acque da tutte le fonti: urbana, industriale e agricola».
Sei anni di indagini
L’Operazione Fiumi di Legambiente con il 2026 è giunta al sesto anno. «E nonostante nei risultati incidano molte variabili, dalla condizione atmosferica al periodo dell’anno fino ad agenti esterni, i valori dell’Escherichia Coli si mantengo alti così da denunciare una stato di cronicità».
Tra le cause della contaminazione dell’Escherichia Coli il problema legato agli allacciamenti della rete fognaria, a possibili sversamenti nell’acqua. A questo, stando a quanto dichiarato da Legambiente Veneto, ci aggiungono elementi inquinanti chimici, legati prevalentemente all’uso di prodotti nell’agricoltura.
Dice Bacchiega: «Sono stati infatti registrati due superamenti della concentrazione media annua di nichel disciolto nonché il superamento dei limiti relativi al pesticida Dichlorvos». Pesticida, per dire, messo al bando e quindi inutilizzabile dal 1998.
«Anche se gli investimenti strutturali per mitigare la contaminazione dovessero iniziare a breve», osserva Bacchiega, «probabilmente dovremmo attendere ancora una decina d’anni prima di vedere depurati gli scarichi urbani recapitanti nel Bacchiglione. Tra le altre cose resta aperto sempre il tema della bonifica delle aree industriali abbandonate».
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