Legge sul fine vita, Zaia: «Basta ipocrisie, a settembre si vota»
Slittata la discussione in consiglio regionale del progetto di legge. Ma il presidente dell’assemblea garantisce che la questione sarà presto all’ordine del giorno dei lavori. Intanto in Veneto 15 richieste di suicidio assistito. Silvestri (Associazione Coscioni): «È un testo a prova di impugnazione»

«C’è bisogno soprattutto che questo Paese esca dall’ipocrisia e dalle falsità». L’auspicio, pronunciato con il tono di chi la pazienza l’ha quasi esaurita, è di Luca Zaia.
Il presidente del consiglio regionale, ex governatore, parla del fine vita, la cui discussione del progetto di legge regionale, pur calendarizzata, è slittata a settembre.
E se Zaia ammette che effettivamente il posticipo è giustificato da alcune urgenze legate alla legge di Bilancio dopo la parificazione della Corte dei Conti, d’altra parte dice che «si vuol far credere che in Italia il fine vita non esiste mentre esiste dal 2019. Nel frattempo in Veneto ci sono state 15 richieste, 3 delle quali autorizzate. Il fatto è che oggi gestiamo il fine vita con una sentenza della Corte Costituzionale e non con una vera legge».
Questione politica
Se ne discuterà a settembre dunque. E, sia la discussione sia il voto, saranno la cartina di tornasole della politica oltre ogni parola o polemica. E, in questo caso, l’opposizione sembra più compatta della maggioranza.
Il presidente della Regione Alberto Stefani, per esempio, ha sempre affermato che una legge sul fine vita sia di competenza nazionale e che, di conseguenza, più leggi regionali non consentono garanzie e gestioni uniformi. «Che la competenza sia statale è fuori discussione» dice Zaia, «ma è altrettanto vero che cominciano ad esserci leggi regionali, penso all’Emilia Romagna, alla Toscana e alla Sardegna. Ed è vero anche che i malati terminali chiedono alle loro Usl di potere vedere riconosciuta la gestione del loro fine vita in virtù di una sentenza della Corte. Ecco perché una legge è necessaria».
Zaia, d’altra parte ricorda che la norma non impone obblighi. «Sulla scorta della sentenza costituzionale» dice «il fine vita si basa sull’essere malato terminale, su una diagnosi infausta, una grave sofferenza fisica e psichica, e la capacità di intendere e volere». Su possibili spaccature nella maggioranza, soprattutto in casa Lega, Zaia attinge al substrato culturale democristiano del Veneto. Dice: «Questo non è un tema che deve avere colorazioni politiche. Devono essere rispettate le opinioni di chi è a favore, di chi è contrario, di chi ha molte perplessità».
In attesa
Ma cosa pensano le associazioni che da anni si battono per una legge sulla gestione del fine vita? «Se questo rinvio servirà ai consiglieri regionali per conoscere meglio il tema, ben venga» osserva Diego Silvestri, dell’associazione Coscioni Vicenza-Padova. «Sono comunque fiducioso» continua Silvestri, «il testo che sarà discusso e votato è a prova di impugnazione da parte del governo davanti la Corte Costituzionale, sulla scorta di quanto abbiamo imparato dalle precedenze esperienze». In ogni caso «siamo contenti che il provvedimento andrà in aula, cosa che premia la nostra “strategia” di lavorare con le regioni». Un testo a prova di impugnazione dunque che «rispetta l’obiezione di coscienza e i tempi, non calcolati in termini numerici ma che guardano all’urgenza del caso preso in esame».
«Il testo, inoltre, specificherà che il paziente dovrà essere informato dell’esistenza delle cure palliative e che, a richiesta del paziente, il medico di base potrà essere inserito nella commissione che esaminerà il caso» afferma Silvestri.
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