Rsa e liste d’attesa, l’assessora Roma: «Bisogna rafforzare gli accordi con le strutture private per nuovi posti letto»
L’assessora al Sociale Paola Roma spiega: «Il tema dell’invecchiamento della popolazione è segnalato dai demografi da decenni, ma finora è stato fatto poco per affrontarlo»

Assessore Paola Roma, su quali strumenti sta puntando la Regione in tema di politiche per la famiglia nell’ambito dell’assistenza di familiari anziani non autosufficienti?
«Il tema dell’invecchiamento della popolazione è segnalato dai demografi da decenni, ma finora è stato fatto poco per affrontarlo. La famiglia, che fino a vent’anni fa rappresentava uno dei pilastri dell’assistenza ai non autosufficienti, non è più in grado di reggere da sola questo carico e si rivolge sempre più spesso al cosiddetto sistema di assistenza “informale”. Il Veneto ha già attivato uno sportello badanti, a cui dobbiamo dare nuovo impulso, e si appresta a varare la legge sui caregiver: sarà un caposaldo delle nostre future politiche sociali. I caregiver, va detto, esistono da sempre ma la nostra legge ne riconosce e valorizza il ruolo e, soprattutto, non li lascia soli nell’assolvere questo compito. L’Osservatorio regionale delle politiche sociali dedicherà un’attenzione specifica a questa preziosa forma di aiuto gratuito alle persone più fragili».
D’altra parte ci sono le liste d’attesa per entrare in strutture per anziani. È possibile pensare un aumento dei certificati di residenzialità?
«Il tema delle liste d’attesa per l’inserimento in Casa di riposo è molto importante, e vale la pena affrontarlo con alcuni numeri. Ogni anno prendiamo in carico 42 mila persone nei 32 mila posti disponibili nei nostri servizi residenziali: il 16% dei non autosufficienti. Percentuali più alte delle nostre le registrano solo le Province autonome di Trento e Bolzano. La media italiana degli anziani inseriti in Rsa è invece di 8 ogni 100 non autosufficienti. Questo dato ci dice una cosa importante: la Casa di riposo è solo una delle risposte possibili alla non autosufficienza. La lista d’attesa, per quanto significativa, non racconta la maggioranza silenziosa delle famiglie che si prendono cura in casa dei propri anziani non autosufficienti, grazie alla badante o al caregiver. Di fronte a un numero così elevato di richieste di ingresso, credo che dobbiamo porci anche una domanda diversa: abbiamo fatto abbastanza per aiutare le persone a vivere a casa propria la condizione di non autosufficienza?».
Possiamo ipotizzare che in futuro ci possano essere accordi con i privati o con i privati accreditati?
«La non autosufficienza rappresenta oggi un costo, e spesso un fattore di impoverimento per molte famiglie. Il nostro obiettivo è mettere in campo tutte le strategie per evitare che le famiglie si impoveriscano. Quindi sì, credo che gli accordi con i soggetti privati e privati accreditati siano destinati a rafforzarsi, non in sostituzione del sistema pubblico ma a complemento, soprattutto laddove la domanda supera l’offerta attuale di posti convenzionati. Non si tratta di aprire a una logica di mercato scollegata dalla programmazione regionale, ma di ampliare, dentro un quadro di regole e standard di qualità certi, la rete di risposte disponibili».
È pensabile ad aiuti per le famiglie con persone e se sì in che forme?
«L’indennità di accompagnamento è la principale misura nazionale, alla quale in Veneto abbiamo aggiunto l’Impegnativa di cura domiciliare che aiuta economicamente le famiglie nelle non autosufficienza. Dobbiamo fare attenzione, perché il contributo non sempre aiuta ad affrontare la solitudine ad affrontare la non autosufficienza. Dobbiamo iniziare a privilegiare forme di risposta concrete, lavorando sull’innovazione per costruire setting assistenziali efficienti e a minor costo per le persone fragili: una badante condivisa tra più famiglie, supportata da servizi di telesorveglianza e domotica, per esempio».
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








