Cori, swing e rock melodico

I cantastorie Dalla e De Gregori incantano la Zoppas Arena
CONEGLIANO Dall’alto Lucio Dalla e Francesco De Gregori sabato alla Zoppas Arena A destra palco e musicisti «illuminati» dalla grafica del fondale
CONEGLIANO Dall’alto Lucio Dalla e Francesco De Gregori sabato alla Zoppas Arena A destra palco e musicisti «illuminati» dalla grafica del fondale
 Work in progress, ovvero Lucio Dalla e Francesco De Gregori come sono ora... trent'anni dopo quel 1979 di Banana Republic e l'apertura dei cantautori italiani alle grandi platee. Sabato sera, la Zoppas Arena di Conegliano si è trasformata, per oltre due ore, in un club dove jazz, folk, swing, rock si sono mescolati insieme.  E chi era presente ha condiviso i propri ricordi legati ad una colonna sonora intensa, composta da più di trenta pezzi, eseguiti senza sosta. De Gregori, completo scuro e scarpe bianchissime, è più riflessivo. Non tiene la distanza con il pubblico, lo cerca anzi, a modo suo, con la voce, con versi di poche parole che sono segnali collettivi, come l'inizio di «La storia siamo noi», con il pubblico che applaude e qualcuno che tira fuori il tricolore.  Lucio Dalla - giacca e scarpe bianche pantaloni grigi - mimica jazz, si rivolge al pubblico, incanta con sassofono e clarinetto. E per il coro finale di «Piazza Grande» si trasforma in direttore d'orchestra, indica al pubblico i gorgheggi da ripetere e dice: «Con l'impegno richiesto dall'essere in questo bel teatro del '500. Ci vuole passione nella lirica». Il repertorio dei due cantautori è percorso eseguendo quasi tutti i loro classici, alcuni completamente cambiati nell'arrangiamento: «Agnello di Dio», fortemente rock, esalta il testo, rendendolo molto attuale; «Anna e Marco», lentissima, quasi malinconica, con il ritmo che sale sul mano nella mano finale dei due ragazzi.  Altre soluzioni sorprendono il pubblico, forse non piacciono molto a chi è affezionato alla versione del vecchio vinile, come «Buonanotte fiorellino», la cui delicatezza è sostenuta da sax e armonica a bocca in un rock melodico, inedito.  I due cantautori sono sempre insieme sul palco, tranne che per «La donna cannone» e «Caruso», eseguite nella versione originale, senza contaminazioni. Divertente il duetto di «Just a Gigolò», tutto jazz e swing. «A metà tra Bill Cosby e il metal Van Hallen» scherzano i due. Finale dedicato a «Rimmel» - in versione rock melodico, che svela la sua voglia di rimanere contemporanea, perché la storia che racconta si ripete ogni giorno - e «Balla Ballerino», con l'Arena che si alza a danzare. Un album di foto da ascoltare, dove ci sono tutti gli ultimi trent'anni italiani, con le canzoni che hanno accompagnato la vita, unito distanze e differenze, attraversato le generazioni. De Gregori e Dalla sono cantastorie raffinati, ma diretti, che continuano a suonare anche oltre i concerti e i dischi. In fondo «hanno lasciato soltanto un momento la loro valigia di là».

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