Nella Casa delle Fate di Parise resiste l’anima dello scrittore

A 40 anni dalla morte un luogo di socialità e di cultura rende omaggio allo scrittore. E’ la casa in mattoni rosa con un grande prato di rose e gelsi a Gonfo, piccolo borgo a Salgareda

Marina Grasso
Goffredo Parise
Goffredo Parise

Gonfo è un piccolo borgo sotto l’argine, a Salgareda. Da qui una strada sterrata scende nella golena del Piave e conduce a una casa di mattoni rosa, con un grande prato contornato di rose e gelsi.

È la Casa delle Fate di Goffredo Parise e, quarant’anni dopo la sua morte, il 31 agosto 1986, è ancora lì, quasi intatta nonostante le insidie del Piave che la lambisce, come la lasciò lo scrittore che, dopo avervi vissuto per 12 anni, si trasferì in una più confortevole nel centro di Ponte di Piave.

Quando la scelse, nel 1970, Parise aveva poco più di quarant’anni, era già un romanziere affermato, autore di Il prete bello e Il padrone, con cui vinse il Premio Viareggio nel 1965, e inviato del Corriere della Sera in Cina, Thailandia, Laos, Vietnam e Biafra. Ma qui aveva trovato il suo «angolo di paradiso», come lo chiamava, dove visse fino al 1982 e scrisse gran parte di quello straordinario lessico dei sentimenti che sono i Sillabari.

E oggi, qui, la sua impronta non si ferma alla memoria. A raccoglierla furono due amici, Moreno Vidotto e Enzo Lorenzon, che acquistarono la casetta nel 2006. Vidotto, da sempre appassionato lettore, assunse subito la gestione delle attività culturali e la cura materiale della casa, dove nessuno dei due abitò mai.

Poi Enzo, scomparso improvvisamente alla fine del 2020, gli donò la sua quota e Moreno, che risiede a una trentina di chilometri dalla casetta, continua a occuparsi personalmente della manutenzione.

Ma soprattutto a farla vivere. «Per me è uno spazio al di fuori della normalità, un luogo che accoglie, dove le persone si incontrano. Dal 2010 gli incontri, dapprima sporadici, sono diventati una rassegna, “Poesia sotto i gelsi”, che dalla primavera all’autunno porta nel giardino poesia, letteratura, musica, teatro e cinema. Credo sia un luogo unico nella golena del Piave, anche per la gratuità con cui tutto succede».

Tanto che ammette: «Da anni ho ottenuto che qui si possano celebrare matrimoni civili e magari potrei ricavare qualcosa da quelle occasioni. Ma è talmente lontana da me l’idea di ricavarci del denaro che mi dimentico perfino di comunicarlo».

Vidotto non è un ricco filantropo ma un pensionato che sostiene di tasca propria la casa e gli incontri, dalle sedie all’impianto di amplificazione, con l’aiuto degli amici Nadia e Guido. Perché? La risposta è un balsamo: «Mi piace pensare, soprattutto in momenti così bui come quelli che stiamo vivendo, che far incontrare qui persone e idee sia rispondere a un bisogno urgente e primario, oltre che un buon modo per onorare la cultura, la curiosità e l’esperienza di Parise». Ma qui non tutto dipende da lui: spesso è il Piave a farla da padrone. Nell’ottobre 2018, dopo Vaia, acqua e fango arrivarono fino al primo piano e devastarono il giardino, ma un vero movimento popolare riuscì in breve tempo a ripristinare casa e giardino.

«Qui è la natura a comandare. La casa è fragile, come gli equilibri della golena. Ma intanto “tiene”, e “tengo” anch’io, che continuo a mantenere il giardino sempre pronto ad accogliere gli ospiti». Che arrivano sempre: artisti che propongono iniziative, pubblico che cresce soprattutto con il passaparola. E si rinnovano anche le amicizie di Parise, come quella con il fotografo Lorenzo Cappellini, che ha recentemente donato alla “casetta delle fate” le immagini del celebre reportage Veneto barbaro di muschi e nebbie: da ieri fino al 3 ottobre parte di quelle immagini è in mostra a Villa Rebecca, a Salgareda.

Ma le foto dedicate a Cortina d’Ampezzo sono rimaste nella casetta dove, dalla finestrella accanto al suo letto, Parise amava guardare le Dolomiti. «Cappellini ha donato quelle magnifiche foto alla casa delle fate, non a me. Quindi resteranno qui anche se un giorno la casa non dovesse più essere mia», precisa Vidotto, che però sembra ben lontano dall’idea di allontanarsene.

Perché oltre che nelle sue opere, la memoria di Parise resta anche nel suo “angolo di paradiso”, dove gli incontri proseguono fino a ottobre e il 16 settembre sarà presentato Cianfrusaglie, cortometraggio girato nella casa delle fate per la residenza creativa “Casa d’artista – Il rifugio di Goffredo Parise” della Scuola di Cinema Carlo Mazzacurati.

Intanto domani, come ogni 31 agosto, Parise sarà ricordato anche alla Casa di Cultura di Ponte di Piave che porta il suo nome, dove visse negli ultimi anni e che lasciò al Comune perché diventasse luogo di studio della sua opera. Alle 18.30, dopo la cerimonia nel giardino dove riposano le sue ceneri, lettori volontari daranno voce alle sue pagine. E, naturalmente, Moreno Vidotto non mancherà.

 

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