WhatsApp e abusi, l’altolà del liceo Canova di Treviso

Il vademecum della preside Ventura sull’uso delle chat di messaggistica privata tra genitori e studenti: attenzione ai possibili reati, dalla diffamazione aggravata al trattamento illecito dei dati personali

Franco Allegranzi
Il liceo Canova di Treviso
Il liceo Canova di Treviso

Con la ripartenza della scuola sono ripartite anche le chat di messaggistica privata tra genitori e studenti. Con il rischio di abusi. Tanto che la dirigente scolastica del liceo Canova di Treviso Mariarita Ventura, in una circolare rivolta a genitori e allievi dell’11 settembre, ha ritenuto di avvisarli su tutti i possibili reati che si possono commettere con un uso troppo spregiudicato del mezzo telematico.

“A titolo meramente esemplificativo e non esaustivo, si precisa quanto segue: a norma dell’art. 167 del Codice della Privacy, si configura il trattamento illecito di dati personali; a norma dell’art. 595 del Codice Penale, la condivisione con più soggetti di contenuti offensivi della reputazione di una persona può configurare il reato di diffamazione, aggravata dalla modalità telematica e perseguibile a querela della persona offesa; a norma dell’art. 616 C.P. c’è il reato di violazione del segreto di corrispondenza se si diffonde il contenuto con dolo e senza un interesse legittimo; a norma dell’art. 660 c.p. la molestia, ovvero l’invio di messaggi che disturbano la quiete della vittima, integra il reato, anche senza reiterazione, punendo l'invasività del mezzo. Vanno poi considerati i potenziali rischi derivanti da condivisione di dati personali e di contatto (che possono comportare cyberbullismo, stalking, furto di identità, ecc.), nonché immagini, soprattutto se di minori, in considerazione del crescente fenomeno del deep fake/deep nude, ovvero la creazione di fotografie false partendo da immagini vere”.

Un vero e proprio vademecum per studenti e famiglie “al fine di prevenire comportamenti scorretti, potenzialmente lesivi del decoro e dell’immagine dell’Istituto e della dignità e dei diritti delle persone”.

La dirigente scolastica chiude poi con una precisazione sulle conseguenze dei comportamenti scorretti: “I comportamenti sopra richiamati possono inoltre comportare sanzioni di tipo patrimoniale; le condotte lesive possono infatti sempre essere oggetto di richieste di risarcimento danni in sede civile, per danno all’onore e all’immagine. Corre infine obbligo di ricordare che, a norma dell’art. 2048 del codice civile, i genitori sono chiamati a rispondere degli eventuali danni causati dai figli minori, anche nei casi in cui non abbiano adeguatamente vigilato sul corretto utilizzo degli strumenti in parola. Vi invitiamo pertanto a prendere in attenta considerazione questa tematica, adottando, ove necessario, le opportune verifiche, al fine di prevenire ogni comportamento scorretto o lesivo che sarà da considerarsi in esclusiva responsabilità, civile e penale, dell’autore della violazione”.

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