Droga, è allarme dipendenze nella Marca. I primi contatti già a 10 anni
I dati del Ceis: nei primi cinque mesi del 2026 accolte 124 persone. Focus su cocaina e crack. Il 64 per cento degli utenti ha usato con una sostanza entro i 14 anni. Nel 14 per cento dei casi l’esordio avviene entro i 12

Quattordici anni: l’età delle medie, delle prime uscite da soli, dei pomeriggi che sembrano lunghissimi. Per il 64% delle persone accolte dal Ceis è anche l’età entro cui è avvenuto il primo contatto con una sostanza. E per qualcuno tutto è cominciato ancora prima, già a 10 o 11 anni, quando la consapevolezza dei rischi è più fragile e la capacità di chiedere aiuto molto ridotta.
In occasione della Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga, la cooperativa sociale Ceis di viale Felissent fotografa i primi cinque mesi del 2026. Da gennaio a maggio sono state 124 le persone accolte nelle strutture di pronta accoglienza, sostegno terapeutico e riabilitazione per tossicodipendenze e alcoldipendenze gestite in provincia.
Da oltre quarant’anni il Ceis opera nel campo delle dipendenze e della salute mentale e gestisce alcune delle principali strutture di accoglienza e riabilitazione del Trevigiano. Ai percorsi terapeutici affianca consulenza e sostegno alle persone e alle famiglie, cercando di ricostruire attorno a chi è in difficoltà una rete sociale che la dipendenza, spesso, ha progressivamente assottigliato. La cooperativa fa parte del Gruppo Ri-C.Er.Ka insieme all’associazione CeDis e alle cooperative Eega e Kapogiro.
I numeri raccontano un ingresso molto precoce nel consumo. Il 14% degli utenti ha provato una sostanza entro i 12 anni, il 50% tra i 13 e i 14, il 30% tra i 15 e i 17. Solo il 6% riferisce un esordio successivo alla maggiore età. La prima esperienza avviene soprattutto con i cannabinoidi, indicati nel 59% dei casi, seguiti dall’alcol con il 29%. Sostanze spesso percepite come più accessibili o meno pericolose, ma che in molti percorsi rappresentano il primo passaggio verso consumi più frequenti e complessi.
Con il tempo, il quadro cambia. Tra le persone oggi in cura si conferma una forte abitudine alla poliassunzione, cioè al consumo associato di sostanze diverse. Non si tratta quindi soltanto di una singola dipendenza, ma di comportamenti che si sovrappongono e rendono più difficile il recupero, con conseguenze sulla salute, sull’equilibrio psicologico e sulla vita familiare.
Quanto alla sostanza primaria per cui gli utenti seguiti dal Ceis, nel 39,7% dei casi si tratta di cocaina e crack. Seguono eroina, oppiacei, metadone e morfina con il 27,94%, quindi l’alcol con il 20,59%. Percentuali più basse riguardano cannabinoidi, allucinogeni, anfetamine, ecstasy e altre sostanze illegali.
Ma il dato forse più eloquente non riguarda una sostanza. Riguarda il lavoro: l’84% degli utenti accolti è disoccupato. È il segnale di una fragilità che non resta confinata alla salute, ma entra nelle relazioni, nell’autonomia economica e nella possibilità di costruire una quotidianità stabile. Senza un impiego e una routine, il percorso di uscita dalla dipendenza può diventare più difficile.
«Spesso le persone che arrivano nelle nostre comunità hanno perso, oltre alla salute, anche relazioni, fiducia in se stesse e opportunità lavorative», osserva Luca Sartorato, presidente di Ceis Treviso. Per questo ai percorsi terapeutici vengono affiancati borse lavoro, tirocini e progetti di inserimento professionale, strumenti pensati per restituire autonomia, responsabilità e fiducia.
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